L'Ospedale degli Innocenti, fondato nel Quattrocento e affidato all'Arte della Seta, apre come istituzione d'accoglienza dei bambini trovatelli; la sua loggia è un'opera pionieristica di Filippo Brunelleschi. Verso il 1487 Andrea della Robbia viene incaricato di ornare i medaglioni della facciata, rimasti vuoti nel progetto iniziale Esegue la serie di neonati in terracotta invetriata. I tondi oggi visibili in facciata sono in parte copie, poiché diversi originali sono conservati nel museo dell'istituzione (Museo degli Innocenti).
Elementi notevoli
Sulla facciata, tra gli archi della loggia di Brunelleschi, una serie di medaglioni circolari: in ciascuno un neonato in fasce, le braccia aperte, si staglia in bianco latteo su un fondo di azzurro profondo. Le fasce stringono il corpo con bende; emergono solo la testa e talvolta le manine. I dieci tondi si somigliano senza ripetersi: ogni bimbo varia lievemente nella posa, nello sguardo, nell'andamento delle bende. La terracotta invetriata dona loro una lucentezza liscia, quasi di porcellana, che resiste ai secoli e all'aria aperta.
Significato
Questi bambini in fasce sono divenuti l'emblema universale dell'Ospedale degli Innocenti, primo brefotrofio pubblico d'Europa, e più in generale dell'infanzia soccorsa. Andrea della Robbia, nipote di Luca, vi dispiega la tecnica di famiglia della terracotta invetriata per un messaggio chiaro e frontale: qui si accolgono i bambini abbandonati. Collocati negli spazi vuoti che Brunelleschi aveva lasciato nudi, i tondi completano la facciata e legano l'architettura pura del primo Rinascimento a un contenuto sociale e caritatevole inedito.
Simbolismo e lettura iconografica
Il neonato nelle sue fasce dice tutto: la vulnerabilità assoluta del bambino senza famiglia e la promessa dell'istituzione di avvolgerlo, sostenerlo, salvarlo. Il bianco invetriato evoca purezza e innocenza — gli innocenti, nome stesso dell'ospedale, in eco alla strage degli Innocenti. Il fondo azzurro, colore mariano e celeste, pone questi bambini sotto una protezione quasi sacra. Ripetuti dieci volte, i bimbi formano una litania visiva: ciascuno è unico, tutti sono accolti.
La parola alla guida
Alzate lo sguardo verso gli spazi tra gli archi, questi triangoli: è lì, e non altrove, che Brunelleschi aveva lasciato il vuoto, ed è questo vuoto che Andrea della Robbia è venuto a colmare. Confrontate i bimbi uno dopo l'altro: nessuno è del tutto identico — cercate le varianti di fasce, di mani, di inclinazione della testa. Notate il contrasto voluto: il bianco puro del corpo, l'azzurro intenso del fondo, un linguaggio leggibile da lontano, per una facciata che doveva parlare a tutta la città. Ricordate che diversi medaglioni in loco sono copie a protezione degli originali.
Segreti e misteri
- I bambini sono divenuti il logo intramontabile del brefotrofio e un simbolo dell'infanzia protetta.
- Brunelleschi aveva lasciato gli spazi tra gli archi volutamente nudi; Andrea della Robbia li ha colmati mezzo secolo dopo.
- Ogni neonato è lievemente diverso dagli altri: la serie non è una semplice ripetizione.
- La tecnica è l'invetriata dei Della Robbia, resistente alle intemperie — di qui la loro sopravvivenza in facciata.
- Diversi medaglioni della facciata sono copie; alcuni originali sono al Museo degli Innocenti.
Analisi delle emozioni
L'effetto è immediato e tenero: questi piccoli esseri in fasce, le braccia aperte, sembrano tendere le mani al passante. Si sorride, poi si stringe il cuore pensando a ciò che rappresentano — bambini abbandonati, affidati a estranei. L'azzurro e il bianco, così puri, placano ciò che il tema ha di grave. C'è in questa ripetizione qualcosa di una ninnananna: dieci volti simili, come dieci promesse mantenute. Rare sono le opere che uniscono con tale semplicità la dolcezza della forma e la profondità del gesto sociale.
Lo sapevi?
Questi medaglioni sono così legati all'identità del luogo da fungere oggi da simbolo dell'istituzione e dell'infanzia soccorsa stessa. Ai loro piedi, sotto la loggia, sopravvive la memoria della « ruota » dei trovatelli — il dispositivo dove si deponevano anonimamente i neonati che non si potevano tenere Così la facciata dice due cose in un solo respiro: la bellezza serena dei bambini di Andrea della Robbia e la disperazione realissima che spingeva, di notte, dei genitori ad affidarli a questa casa.

