Sulla riva dell'Adige, a Verona, il Palazzo Pompei è l'altro grande palazzo civile di Michele Sanmicheli, concepito verso la metà del XVI secolo. Se il Palazzo Canossa illustra la ricchezza, il Palazzo Pompei incarna il rigore: è una delle facciate più classiche e misurate di tutto il Rinascimento veneto, spesso citata nei manuali come modello di applicazione del linguaggio romano. Sanmicheli vi innalza un pianterreno a bugnato sormontato da un piano nobile scandito da alte colonne doriche addossate, tra le quali si aprono finestre con frontone — una facciata che somiglia a un tempio coricato in orizzontale, di una gravità e di una chiarezza esemplari. Palladio stesso, che studiò Sanmicheli, se ne ricorderà. Il palazzo, passato alla famiglia Pompei, ospita oggi il Museo di storia naturale di Verona. Resta una delle pietre miliari della diffusione dell'architettura classica nel nord Italia, a metà strada tra la Roma di Bramante e il Palladio delle ville.
Cosa vedere
Guarda questa facciata come una dimostrazione di scuola: Sanmicheli vi mette in musica le regole romane con una purezza rara.
- Le colonne doriche del piano nobile: alza gli occhi al piano nobile — alte semicolonne doriche scanalate salgono tra le finestre, ritmando tutta la facciata di una cadenza solenne. Contale: è un ordine regolare, quasi un tempio esteso in orizzontale.
- Il fregio dorico: segui, sopra le colonne, la fascia che alterna triglifi e metope, esattamente come su un tempio antico. Sanmicheli rispetta la grammatica romana alla lettera — da cui il valore di esempio di questa facciata.
- Il pianterreno a bugnato: abbassa lo sguardo verso la base — un paramento a bugne robusto regge il piano nobile, separando nettamente il servizio (in basso) dall'apparato (in alto).
- Le finestre con frontone: osserva le aperture del piano nobile, coronate da piccoli frontoni — ognuna è trattata come una piccola architettura, incorniciata e coronata con cura.
- L'equilibrio e la sobrietà: arretra e senti la differenza con i palazzi più ornati — qui tutto è misura, nulla è di troppo. È la bellezza della regola perfettamente tenuta.
- Il confronto col Palazzo Canossa: tieni a mente l'altro palazzo veronese di Sanmicheli — Canossa per la ricchezza, Pompei per il rigore; insieme mostrano l'ampiezza della sua arte.
- Il museo all'interno: oggi museo di storia naturale, il palazzo si visita — l'occasione di vedere il cortile e gli spazi interni dietro questa celebre facciata.
Storia e contesto
Il Palazzo Pompei (in origine Lavezola) è, col Palazzo Canossa, uno dei due grandi palazzi civili di Michele Sanmicheli a Verona, datato alla metà del XVI secolo. La sua facciata è considerata uno degli esempi più rigorosi di applicazione dell'ordine dorico all'architettura civile del Rinascimento, e fu ampiamente studiata e incisa.
Segreti e curiosità
Il palazzo influenzò la generazione successiva, Palladio compreso. Ospita dal XIX secolo il Museo civico di storia naturale di Verona. La sua datazione precisa e l'attribuzione di alcune parti sono oggetto di sfumature tra gli studiosi.
Lo sapevi?
Il Palazzo Pompei è di quegli edifici che hanno formato generazioni di architetti senza che sempre lo si noti: la sua facciata dorica, di una correttezza assoluta, è stata rilevata, misurata e pubblicata in innumerevoli trattati fin dal XVI secolo, servendo da modello scolastico per insegnare come applicare un ordine antico a una casa. Molti palazzi d'Europa, fino ai club e alle banche dell'Ottocento, discendono in linea diretta da questa facciata veronese che il passante frettoloso costeggia oggi senza sapere di guardare uno dei manuali di pietra dell'architettura occidentale.

