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Rinascimento italiano

La chiesa di San Giorgio in Braida a Verona

Vérone

La chiesa di San Giorgio in Braida a Verona

Sulla riva sinistra dell'Adige, lontano dal fermento che regna attorno all'Arena e a piazza delle Erbe, la chiesa di San Giorgio in Braida si erge là dove la città si dilata in giardini e terreni liberi — la parola braida designava proprio, nella lingua longobarda e poi veronese, una distesa coltivata, un prato suburbano. Da questo nome modesto è nata una delle più alte concentrazioni di pittura del Cinquecento veneto che si possano ammirare fuori Venezia. Perché San Giorgio non è soltanto una bella architettura coronata da una cupola; è uno scrigno di capolavori dove dialogano, sotto una stessa volta, Paolo Veronese figlio della città, Tintoretto venuto dalla laguna e il delicato Girolamo dai Libri, ultimo rappresentante della grande miniatura veronese passata alla pala d'altare. Si entra per l'edificio, si resta per i suoi muri dipinti.

La chiesa e la sua architettura: l'ombra di Sanmicheli

Un insediamento religioso occuperebbe il sito fin dall'alto Medioevo, ma la chiesa attuale è figlia del Rinascimento. Nel XV e nel XVI secolo dipendeva dai canonici regolari di San Giorgio in Alga, congregazione veneziana riformata che dotò il luogo di un vasto programma di ricostruzione. La campagna di lavori, protrattasi per buona parte del Cinquecento, avrebbe dato all'edificio la sua fisionomia ampia e luminosa: una navata unica fiancheggiata da cappelle, un coro profondo e soprattutto una cupola il cui tamburo eleva la luce al di sopra del transetto.

La tradizione attribuisce questa cupola e il campanile — rimasto incompiuto nella parte alta — a Michele Sanmicheli (c. 1484-1559), l'architetto veronese che fu, insieme a Sansovino e Palladio, uno dei maestri dell'architettura di terraferma veneta. Questa attribuzione va detta al condizionale: Sanmicheli, ingegnere militare non meno che architetto civile, segnò Verona con le sue porte monumentali (Porta Nuova, Porta Palio) e i suoi palazzi, e il suo linguaggio — l'ordine robusto, la chiarezza dei volumi, il senso della massa — si legge volentieri nelle proporzioni di San Giorgio. La cupola passa per una delle sue opere della maturità, forse portata a termine dopo la sua morte dalla sua bottega. La facciata, invece, apparterrebbe a una fase più tarda e non avrebbe mai ricevuto tutta la decorazione prevista. L'insieme compone tuttavia un interno chiaro e ritmato, una scatola di luce idealmente concepita per accogliere le grandi pale che ne avrebbero fatto la gloria.

Il Martirio di san Giorgio di Paolo Veronese

Sull'altare maggiore risplende il pezzo di bravura: il Martirio di san Giorgio di Paolo Caliari, detto Paolo Veronese (1528-1588), dipinto verso il 1564. L'artista, nato a Verona e formatosi nella sua bottega prima di conquistare Venezia, torna qui sulle terre della sua infanzia per consegnare alla sua città una delle sue macchine più ambiziose.

La composizione, verticale e brulicante di figure, coglie il santo patrono della chiesa nel momento del suo supplizio. Giorgio, che rifiuta di sacrificare agli idoli, è afferrato dai suoi carnefici mentre, nella parte alta, si apre il cielo: la Vergine, circondata dai santi e da angeli che recano gli strumenti del martirio — la corona e la palma — presiede alla scena da una nube dorata. Paolo Veronese dispiega tutta la sua scienza del colore: le sete cangianti, le armature che catturano la luce, la sapiente orchestrazione delle diagonali e degli sguardi. Vi si ritrova quella che i suoi contemporanei chiamavano la sua festa cromatica, quel modo di trattare anche il dramma sacro come uno spettacolo sontuoso in cui ogni stoffa è un pretesto alla virtuosità. Il dipinto è unanimemente ritenuto uno dei vertici della sua carriera e l'opera più bella che egli abbia lasciato nella sua città natale.

Il Battesimo di Cristo di Tintoretto

Al genio solare di Paolo Veronese risponde, nella stessa chiesa, la veemenza cupa di Jacopo Robusti, detto Tintoretto (1518-1594), il grande rivale veneziano. Gli si deve un Battesimo di Cristo, ritenuto una tappa importante della sua produzione.

Tutto oppone i due maestri, e questa vicinanza fa il pregio di San Giorgio: là dove Paolo Veronese illumina, Tintoretto scava l'ombra; là dove l'uno dispone le sue figure in una frontalità di teatro, l'altro le precipita in scorci impetuosi, in illuminazioni fulminee, in una pennellata rapida e nervosa che sembra modellare la materia nell'urgenza. Il Battesimo, scena di raccoglimento in riva al Giordano, vi guadagna un'intensità quasi notturna, con la luce che scende dal cielo come uno squarcio. Riunire sotto uno stesso tetto un Paolo Veronese maggiore e un Tintoretto notevole significa offrire al visitatore la sintesi viva del grande dibattito della pittura veneziana del Cinquecento.

Girolamo dai Libri e la scuola veronese

Accanto a questi due astri lagunari, San Giorgio conserva la memoria della scuola propriamente veronese, più antica e più tenera. Girolamo dai Libri (c. 1474-1555), erede di una dinastia di miniatori — il suo stesso nome, dai Libri, dice l'arte dei libri e delle miniature da cui proviene — vi avrebbe lasciato una Madonna con Bambino, spesso citata tra le attrattive della chiesa. La sua maniera, ancora impregnata della minuziosa precisione della miniatura, unisce paesaggi limpidi, alberi ritagliati con una nitidezza da orafo e una dolcezza di colori tipicamente quattrocentesca in procinto di sfociare nel Rinascimento maturo.

L'edificio conserverebbe inoltre opere attribuite ad altri protagonisti del Cinquecento settentrionale, tra cui il Moretto da Brescia (Alessandro Bonvicino) e Domenico Brusasorci, pittore veronese rinomato per le sue armonie argentate. Tutte queste attribuzioni e datazioni, tramandate dalla tradizione locale, richiedono prudenza, ma il loro insieme disegna un panorama completo: dalla miniatura veronese alla grande pittura veneziana, San Giorgio in Braida riunisce in un solo luogo due o tre generazioni di una stessa età dell'oro.

Portata

San Giorgio in Braida vale per questo incontro raro: un'architettura rinascimentale di qualità, segnata dal probabile sigillo di Sanmicheli, messa al servizio di un insieme pittorico che riunisce i due più grandi coloristi della Venezia del Cinquecento e il meglio della scuola veronese. Per la storia dell'arte è un luogo di scuola, dove si sperimenta, muro contro muro, la differenza tra il fasto di Paolo Veronese e la febbre di Tintoretto. Per Verona è un orgoglio civico: la città vi custodisce il capolavoro religioso del suo più illustre pittore, tornato a pagare il proprio debito al suolo natale. L'insieme sfugge agli itinerari più battuti, il che aggiunge al piacere della scoperta il sentimento di un privilegio.

Cosa vedere assolutamente

  • Il Martirio di san Giorgio di Paolo Veronese sull'altare maggiore, vertice della pittura veronese del Cinquecento.
  • Il Battesimo di Cristo di Tintoretto, contrappunto cupo e impetuoso al fasto di Paolo Veronese.
  • La cupola attribuita a Sanmicheli, che inonda di luce il transetto e il coro.
  • La Madonna con Bambino di Girolamo dai Libri, erede dell'arte della miniatura veronese.
  • Le opere attribuite al Moretto e al Brusasorci, tappe della pittura settentrionale del Cinquecento.
  • Il campanile incompiuto e la facciata rinascimentale, da contemplare dalla riva dell'Adige.

Informazioni pratiche

San Giorgio in Braida resta un luogo di culto attivo: la visita si svolge nel rispetto delle funzioni e del silenzio. Gli orari di apertura possono variare secondo le stagioni e la vita parrocchiale; è prudente informarsi sul posto o presso i servizi diocesani prima di recarvisi, piuttosto che affidarsi a indicazioni non verificate. La chiesa si trova sulla riva sinistra dell'Adige, raggiungibile a piedi dal centro storico attraverso i ponti che scavalcano il fiume. Un'illuminazione discreta o una moneta inserita nei temporizzatori consente talvolta di apprezzare meglio le grandi pale, spesso collocate in una penombra propizia al raccoglimento.

Quiz

1. A quale grande pittore veronese si deve il Martirio di san Giorgio dell'altare maggiore ? A Paolo Veronese (Paolo Caliari), che lo avrebbe dipinto verso il 1564 per la sua città natale.

2. Quale maestro veneziano, rivale di Paolo Veronese, ha lasciato un Battesimo di Cristo nella chiesa ? Tintoretto (Jacopo Robusti), la cui maniera cupa e impetuosa contrasta con il fasto di Paolo Veronese.

3. A quale architetto si attribuisce la cupola e il campanile di San Giorgio in Braida ? A Michele Sanmicheli, grande architetto veronese del XVI secolo (attribuzione tradizionale, da confermare).