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Rinascimento italiano

Palazzo Bevilacqua a Verona (Michele Sanmicheli)

Vérone

Palazzo Bevilacqua a Verona (Michele Sanmicheli)

Nel cuore di Verona, lungo il Corso Cavour — uno dei grandi assi ereditati dalla città romana —, il Palazzo Bevilacqua offre al passante una delle facciate più sontuose e più studiate del Rinascimento veneto. La si attribuisce a Michele Sanmicheli, l'architetto veronese che, tornato da Roma dove aveva a lungo lavorato, seppe naturalizzare nella città natale il grande linguaggio classico appreso presso i cantieri papali. Innalzato verosimilmente intorno al 1530 per la potente famiglia Bevilacqua, il palazzo non è una semplice dimora aristocratica: è una dimostrazione di architettura, un pezzo di bravura in cui ogni elemento — ordine, finestra, bugna, scultura — partecipa di una retorica visiva di rara ricchezza. La sua facciata, rimasta in parte incompiuta, condensa da sola il modo in cui il Rinascimento veronese, sotto l'impulso di Sanmicheli, ha inventato un classicismo robusto, plastico e dotto.

Sanmicheli, maestro veronese

Nato a Verona verosimilmente nel 1484, Michele Sanmicheli appartiene a quella generazione di architetti formatisi nella Roma dei papi, a contatto diretto con le rovine antiche e con i cantieri di Bramante e di Raffaello. Avrebbe trascorso lunghi anni nell'Italia centrale, a Roma e poi a Orvieto, prima di rientrare nel Nord e mettere il proprio sapere al servizio di Verona e della Repubblica di Venezia, da cui la sua città allora dipendeva. Questa duplice cultura — l'erudizione romana e il senso veneziano della scenografia urbana — ne fa una figura singolare.

Tornato a Verona, Sanmicheli diventa l'architetto di riferimento della città. A lui si deve una serie di palazzi, di chiese e soprattutto di opere militari che segnano durevolmente il paesaggio veronese. La sua scienza degli ordini, la sua padronanza della pietra e il suo gusto per gli effetti di rilievo plastico ne farebbero uno dei grandi mediatori tra il classicismo romano e l'architettura dell'Italia settentrionale, accanto a un Giulio Romano a Mantova o, un po' più tardi, a un Palladio in Veneto. Il Palazzo Bevilacqua figurerebbe tra le sue realizzazioni civili più compiute.

Il Palazzo Bevilacqua e la sua facciata

Ciò che colpisce da subito è la facciata stessa, trattata come una vera e propria pagina d'architettura. Si sviluppa su due livelli nettamente distinti, gerarchizzati secondo la logica ereditata dall'Antichità e riportata in auge nel Rinascimento: un registro inferiore potente e terrestre, un registro superiore più ornato e più «nobile».

Il pianterreno presenta un paramento a bugnato — quelle bugne di pietra sporgenti che conferiscono al basamento la sua densità e la sua fermezza visive. Questa base robusta, quasi rustica, svolge il ruolo di uno zoccolo: àncora l'edificio al suolo e prepara, per contrasto, la ricchezza del piano superiore. Un portale e alcune aperture ritmano questo livello, ma tutta l'attenzione è riservata al piano soprastante.

È infatti il piano nobile a portare l'essenziale del discorso ornamentale. Vi si trova una successione di finestre centinate, incorniciate da un ordine di colonne addossate, sormontate da un fregio scolpito che corre sotto la cornice. La composizione è densa, cesellata, quasi oreficeria: le superfici vibrano, la luce veronese aggancia i rilievi e anima la pietra. Lontani dalla sobrietà di un palazzo fiorentino del primo Rinascimento, siamo qui in una scrittura ricca, carica, virtuosistica.

L'ordinamento classico e il manierismo

Il tratto più notevole del piano nobile risiede nel trattamento dei suoi sostegni. Sanmicheli vi avrebbe alternato colonne scanalate e colonne tortili — quei fusti dalle scanalature a spirale, ritorti come colonne a vite. Questa alternanza ritmica, questo dotto gioco tra due tipi di fusti, appartiene pienamente allo spirito del manierismo architettonico: non si tratta più soltanto di applicare correttamente le regole degli ordini antichi, ma di giocare con esse, di arricchirle, di modularle per produrre un effetto di varietà e di sorpresa.

La colonna tortile, in particolare, introduce un movimento, una torsione, una plasticità che animano tutta la campata. Il ritmo della facciata — pieni e vuoti, fusti diritti e fusti a spirale, ombre portate delle bugne e bagliori delle sculture — compone una partitura di grande sofisticazione. Abbiamo qui un esempio caratteristico di quel momento del Rinascimento in cui il classicismo, giunto a maturità, si concede libertà dotte e coltiva la raffinatezza per se stessa.

Va notato infine che la facciata sarebbe rimasta in parte incompiuta, il che spiegherebbe una certa asimmetria della composizione: il programma ornamentale non sarebbe stato portato a termine su tutta la sua larghezza. Questa imperfezione, lungi dal nuocere all'edificio, la dice lunga sui cantieri dell'epoca, spesso interrotti, ripresi o lasciati in sospeso al mutare delle fortune familiari.

Sanmicheli a Verona (porte e fortificazioni)

Non si comprenderebbe pienamente il Palazzo Bevilacqua senza ricollocarlo nell'opera veronese di Sanmicheli, che deborda ampiamente l'architettura civile. L'architetto fu infatti un ingegnere militare di primo piano al servizio di Venezia, e Verona gli deve alcune delle sue porte urbane più monumentali.

La Porta Palio e la Porta Nuova, in particolare, figurano tra le sue realizzazioni più ammirate: queste porte urbane, insieme opere difensive e archi di trionfo, trasferiscono alla scala della città il vocabolario classico degli ordini, delle bugne e dei frontoni. Sanmicheli vi avrebbe dispiegato la stessa scienza della pietra e del rilievo che alla facciata del Palazzo Bevilacqua, ma al servizio di un linguaggio più grave, più marziale. Avrebbe inoltre concepito, qui e in altre piazzeforti della Repubblica, sistemi di fortificazioni adatti all'artiglieria moderna, contribuendo a farne un riferimento dell'architettura militare del suo tempo.

Così, la stessa mano avrebbe dato a Verona le sue mura e i suoi palazzi: l'ordinamento dotto della facciata Bevilacqua e la potenza delle porte urbane procedono da una medesima cultura, quella di un maestro che pensava la pietra alla scala della dimora come a quella della città.

Portata

Il Palazzo Bevilacqua occupa un posto di rilievo nella storia dell'architettura del Rinascimento nell'Italia settentrionale. Illustra il momento in cui il classicismo romano, importato da architetti formatisi nell'entourage dei papi, si diffonde fuori da Roma e dalla Toscana per fecondare le città della pianura padana e del Veneto. Per la sua ricchezza plastica e per il suo dotto gioco sugli ordini, la facciata ha nutrito la riflessione delle generazioni successive, a cominciare da quella di Palladio, il cui vocabolario veronese non può comprendersi senza l'esempio di Sanmicheli. Dimora aristocratica quanto manifesto di architettura, il Palazzo Bevilacqua resta uno dei capisaldi maggiori del Rinascimento veronese.

Cosa vedere assolutamente

  • La facciata sul Corso Cavour, nel suo insieme: la migliore veduta dell'opera, da cogliere con un po' di distanza per leggerne il ritmo.
  • Il pianterreno a bugnato, zoccolo potente che àncora l'edificio e prepara la ricchezza del piano superiore.
  • Il piano nobile e le sue finestre centinate incorniciate da un ordine di colonne.
  • L'alternanza delle colonne scanalate e tortili, firma manierista della campata.
  • Il fregio scolpito che corre sotto la cornice, da osservare nella luce radente.
  • L'asimmetria della composizione, traccia visibile della facciata lasciata in parte incompiuta.

Informazioni pratiche

Il Palazzo Bevilacqua si erge lungo il Corso Cavour, a Verona, in un settore agevolmente raggiungibile a piedi dal centro storico. Si tratta di un edificio privato: la facciata si ammira dalla strada, senza che un accesso interno regolare sia necessariamente previsto. Le condizioni di eventuale apertura, nell'ambito di visite o di eventi occasionali, sono suscettibili di variare; è prudente informarsi sul posto o presso i servizi turistici veronesi prima di ogni spostamento motivato da una visita interna. La contemplazione della facciata, invece, resta liberamente possibile, di preferenza nella luce del mattino o del tardo pomeriggio, quando il rilievo delle sculture si stacca meglio.

Quiz

Quale architetto veronese avrebbe progettato la facciata del Palazzo Bevilacqua intorno al 1530? Michele Sanmicheli, maestro formatosi a Roma e rientrato a Verona.

Quale elemento singolare ritma il piano nobile della facciata? L'alternanza di colonne scanalate e di colonne tortili, tratto manierista.

A quali realizzazioni militari veronesi è associato anche Sanmicheli? Alle porte urbane (Porta Palio, Porta Nuova) e alle fortificazioni.