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Pittura del Rinascimento

La volta della Cappella Sistina

Cité du Vatican

La volta della Cappella Sistina
Antoine Taveneaux · CC BY-SA 3.0 · CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons

Bisogna alzare la testa e accettare la vertigine: sopra di noi, su quasi mille metri quadrati di soffitto, si dispiega uno dei più grandi sforzi mai compiuti da un solo uomo. Tra il 1508 e il 1512, Michelangelo — scultore di mestiere, che si diceva « non pittore » — copre la volta della Cappella Sistina su richiesta di papa Giulio II. Vi dipinge, in piedi su un'impalcatura, la nuca spezzata all'indietro, la storia del mondo dalla sua creazione. Sulla sommità corrono nove scene della Genesi, dalla separazione della luce e delle tenebre all'ebbrezza di Noè, passando per la Creazione di Adamo, la più celebre. Ma questi racconti non fluttuano da soli: Michelangelo inventa un'architettura dipinta, una falsa struttura di cornici, pilastri e troni, che organizza tutto il soffitto. Agli angoli delle grandi scene, venti giovani nudi, gli Ignudi, siedono e si torcono, pura celebrazione del corpo; su troni monumentali siedono sette Profeti e cinque Sibille, le indovine pagane ammesse ad annunciare anch'esse la venuta di Cristo; ai quattro angoli, scene di salvezza; nelle lunette, gli antenati di Cristo. È una teologia completa, dalla Creazione alla Redenzione. La rivoluzione è qui: Michelangelo scolpisce con il colore, dà a corpi dipinti il rilievo, il peso e la vita del marmo. Restaurata tra il 1980 e il 1994, la volta ha ritrovato una tavolozza sfolgorante che ha stupito il mondo. La sfumatura? Non si vede mai tutto: il soffitto è così alto e denso che nessuno sguardo lo esaurisce.

Simbolismo e lettura iconografica

Non cercare di vedere tutto in una volta: segui un filo, e il programma si dispiega.

  • Le nove scene centrali, da leggere dall'altare verso la porta: raccontano la Genesi nell'ordine del tempo — ma Michelangelo le ha dipinte al contrario, cominciando da Noè. Guarda l'evoluzione: le prime (verso la porta) brulicano di piccole figure; le ultime (verso l'altare, la Creazione) sono ampie, spoglie, sovrane. Si vede, letteralmente, l'artista crescere in genio mese dopo mese.
  • La Creazione di Adamo, il cuore: al centro, le due mani che non si toccano — l'istante prima della vita. È il riquadro che sappiamo a memoria, ma è solo un anello di una catena.
  • Gli Ignudi, quei nudi che non servono a nulla: agli angoli delle scene, venti giovani nudi, seduti, tesi, malinconici o sfolgoranti. Non illustrano alcun testo: angeli? anime? puri inni al corpo umano? Michelangelo si concede il lusso della bellezza pura.
  • Sibille e Profeti, i giganti seduti: cerca la Sibilla Cumana, vecchia e colossale, dalle braccia d'atleta; il profeta Giona sopra l'altare, rovesciato all'indietro, prodezza di scorcio; Geremia prostrato, pensoso — spesso letto come autoritratto dell'artista affranto.
  • I quattro angoli, la salvezza d'Israele: nei pennacchi, scene violente di liberazione — David e Golia, Giuditta con la testa di Oloferne, il Serpente di bronzo, il supplizio di Aman —, prefigurazioni della salvezza a venire.
  • La quercia e le ghiande: ovunque, discrete, ghirlande di foglie di quercia e ghiande. Non è ornamento: è l'emblema dei Della Rovere, la famiglia di papa Giulio II (rovere = quercia). Il committente ha firmato il suo soffitto.
  • Il colore, rivelazione del 1994: dopo il restauro, dimentica il Michelangelo cupo delle vecchie foto. Guarda quei rosa, quegli aranci, quei verdi cangianti sui panneggi: un coloritore fiammeggiante, a lungo nascosto sotto la fuliggine.

Analisi delle emozioni

Sotto la volta si è piccoli. La prima emozione è fisica: il torcicollo, l'immensità, quell'umanità gigantesca che pesa sopra le nostre teste. Poi viene lo schiacciamento ammirato: come ha potuto un solo uomo concepire e portare tutto questo? Si sente la tensione dei corpi, lo sforzo, la potenza contenuta in ogni muscolo, e insieme una strana malinconia: molte figure sembrano pensose, gravi di un sapere triste. Michelangelo non dipinge la gioia facile; dipinge la grandezza e il suo prezzo. Si lascia la cappella con la nuca dolente e la mente dilatata.

Segreti e misteri

La volta è tanto un'impresa quanto un'opera. Michelangelo dovette risolvere problemi tecnici inediti: un'impalcatura di sua invenzione, ancorata ai muri e non appesa a corde che avrebbero forato la fresca; una superficie curva e immensa da popolare senza perdere la scala; una prima parte guastata dalla muffa da rifare. Lavorò quasi solo, cacciando gli aiutanti, in una fretta e un isolamento che nutrirono la sua leggenda di genio solitario. Il restauro del 1980-1994 fece scandalo: togliendo secoli di sporco, fuliggine e vernici, rivelò una tavolozza così chiara che alcuni gridarono allo snaturamento, prima che l'immensa maggioranza vi riconoscesse il vero Michelangelo coloritore. Si dibatte ancora sulla lettura d'insieme del programma, il cui ispiratore dotto resta discusso.

Lo sapevi?

Esasperato dalla lentezza del cantiere, papa Giulio II — papa guerriero e collerico — saliva talvolta sull'impalcatura per incalzare Michelangelo. Alla domanda « quando avrai finito? », l'artista rispondeva invariabilmente: « Quando potrò. » Un giorno il papa, fuori di sé, l'avrebbe colpito col bastone. Michelangelo, furioso, lasciò Roma; ci vollero doni e scuse per farlo tornare a terminare la volta. Da questo braccio di ferro tra due caratteri impossibili è nato il più grande affresco del mondo.

Dove vederla

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