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Pittura del Rinascimento

Predica dell'Anticristo

Orvieto

Predica dell'Anticristo
Luca Signorelli · Public domain · Public domain — Wikimedia Commons

Nella cappella di San Brizio del Duomo di Orvieto, Luca Signorelli dipinge tra il 1499 e il 1502 uno degli insiemi più impressionanti del Rinascimento: un ciclo della Fine dei tempi che, mezzo secolo prima del Giudizio universale di Michelangelo, osa rappresentare la carne umana in movimento, nuda, drammatica. La Predica dell'Anticristo ne è la scena più strana e più moderna. Al centro, un personaggio predica alla folla: somiglia al Cristo, ma qualcosa non torna. Guardalo bene — è l'Anticristo, l'impostore degli ultimi giorni, e il diavolo, insinuato dietro la sua spalla, gli soffia le parole all'orecchio, guidandogli persino la mano. Attorno, la folla si accalca, affascinata, ingannata: mercanti, donne eleganti, dottori che discutono. Si vedono falsi miracoli, un'esecuzione, sacchi d'oro che passano di mano — il denaro compra le anime. Sullo sfondo, un tempio immenso, tutto classico, tutto perfetto, come un'architettura della vanità. E nell'angolo in basso a sinistra, due uomini in nero osservano la scena, in disparte: sono Signorelli stesso e, si dice, il Beato Angelico, che aveva iniziato la volta cinquant'anni prima. Il pittore si fa testimone della fine del mondo. La sfumatura? La lettura d'insieme presuppone la conoscenza del programma teologico degli ultimi tempi; senza il filo, la ricchezza delle scene può dapprima disorientare.

Simbolismo e lettura iconografica

Entra in questa folla e cerca i dettagli: è una scena che si legge come un romanzo.

  • L'Anticristo al centro: somiglia al Cristo — stessa barba, stessa posa di predicatore — ma è un falso. Signorelli dipinge il male non come un mostro, ma come un'imitazione inquietante del bene. Il pericolo più grande ha il volto di ciò che si ama.
  • Il diavolo al suo orecchio: guarda dietro la spalla dell'impostore — un demone grigio vi si incolla, insinua il braccio lungo il suo, e gli soffia le parole. L'Anticristo non parla: è parlato. Dettaglio geniale, condivide persino il gesto della mano con il demone.
  • Il denaro che circola: cerca, a sinistra, i sacchi e le monete d'oro che passano di mano in mano. La falsa religione si compra; le anime si vendono. La cupidigia è il vero soggetto di questa predica.
  • I falsi miracoli e l'esecuzione: nella folla, un morto risuscitato (menzogna), e più in là una messa a morte — l'impostore premia e castiga. Il potere del falso profeta è fatto di spettacolo e di terrore.
  • Il tempio perfetto sullo sfondo: l'architettura classica, immensa, impeccabile, è quella dell'orgoglio umano — una bellezza senz'anima, scenario della vanità che prepara la propria caduta.
  • Il castigo nel cielo: in alto a sinistra, cerca l'angelo che precipita l'Anticristo e i suoi fedeli — il falso dio si schianta, folgorato, minuscolo. La giustizia divina cade di colpo.
  • I due testimoni in nero: nell'angolo in basso a sinistra, due uomini scuri, immobili, quasi ci guardano: Signorelli e il Beato Angelico. Il pittore firma il suo affresco collocandovisi come testimone — e rende omaggio al suo predecessore.

Analisi delle emozioni

Questo affresco mette a disagio, ed è voluto. Vi si sente il fascino torbido di una folla che viene ingannata, l'angoscia di un male che ha preso il volto del bene. Il dettaglio del diavolo che soffia all'orecchio agghiaccia: la menzogna è intima, sussurrata, quasi tenera. Attorno, l'agitazione dei mercanti, dei curiosi, degli illusi dà l'impressione di un mondo che corre alla propria rovina senza vederlo — e ci si riconosce, spettatori catturati. Poi lo sguardo sale, trova il castigo folgorante nel cielo, e precipita nella vertigine: tutto questo sta per crollare. Signorelli non moraleggia da lontano; ci immerge nella folla ingannata, ed è dall'interno che si prova la paura degli ultimi tempi.

Segreti e misteri

Signorelli riprese nel 1499 un cantiere lasciato incompiuto dal Beato Angelico mezzo secolo prima (le volte) e portò a termine in pochi anni uno dei cicli più audaci del Quattrocento. La Predica dell'Anticristo è unica: il soggetto è rarissimo nella pittura italiana, e il suo trattamento — il tradimento interiore, il diavolo ventriloquo — di una modernità sbalorditiva. Si è a lungo visto nell'autoritratto dell'angolo, accanto al Beato Angelico, un manifesto: Signorelli che si afferma erede e pari. Alcuni hanno letto nell'Anticristo un'allusione a Savonarola, predicatore arso a Firenze nel 1498, l'anno prima — ma l'interpretazione resta discussa. Vasari ammirò questi affreschi, e si è spesso notato quanto annuncino la Sistina.

Lo sapevi?

Nell'angolo inferiore sinistro, due uomini vestiti di nero assistono alla scena senza prendervi parte: Luca Signorelli, che quasi ci fissa, e accanto a lui il Beato Angelico, il pittore domenicano che aveva iniziato la cappella mezzo secolo prima. Dipingendosi testimone della fine del mondo accanto al suo illustre predecessore, Signorelli fa dell'affresco una firma e un omaggio — e si concede, discretamente, l'ultima parola su un cantiere iniziato da un altro.

Dove vederla

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