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Pittura del Rinascimento

Predica e fatti dell'Anticristo

Orvieto

Predica e fatti dell'Anticristo

Luca Signorelli · Duomo di Orvieto, Cappella di San Brizio · 1499-1504 circa

Entrate nella Cappella di San Brizio e cercate, sulla parete di sinistra, la scena più inquietante dell'intero ciclo. Un uomo predica, in piedi su una pedana, in mezzo a una folla fitta. Da lontano lo scambiereste per Cristo: stessa barba, stesso volto grave, stessa tunica. È proprio qui l'orrore della scena, perché non è Cristo, è l'Anticristo, l'impostore degli ultimi tempi. Avvicinatevi: dietro di lui, incollato alla sua schiena, un demonio infila un braccio sotto la veste e la mano riemerge esattamente all'altezza del gesto, come se il falso profeta parlasse ormai soltanto per bocca del diavolo, che gli soffia la predica all'orecchio. È una delle invenzioni più agghiaccianti del Rinascimento: la menzogna resa visibile, il male che si traveste da bene.

Attorno al pulpito la folla si accalca: cortigiani in abiti sontuosi, più attenti alle proprie vesti che alla propria salvezza; frati che disputano sulla Scrittura; una donna che riceve una borsa da un uomo vestito di giallo. Sullo sfondo, sotto un'alta architettura di tempio all'antica, i delitti sono già cominciati: esecuzioni, decapitazioni, martirii compiuti in nome del falso messia. E la luce che scende dal cielo non è dorata: è rossa come il sangue. In alto a sinistra, san Michele piomba dalle nubi, la spada sguainata, e precipita nel vuoto l'Anticristo e i suoi seguaci.

Signorelli dipinge questo ciclo tra il 1499 e il 1504, in una cappella aperta mezzo secolo prima da Beato Angelico, che aveva fatto in tempo solo a iniziare la volta del Cristo giudice. Signorelli riprende il programma e lo dispiega con un'energia e una rapidità rimaste leggendarie. Il contratto, firmato il 5 aprile 1499, lo obbliga a consultare i teologi della cattedrale, i maestri della Pagina sacra: è uno dei primi casi documentati di un pittore guidato da consiglieri dotti. La scena nasce in un'Italia sconvolta, sotto il papa Borgia Alessandro VI, due anni dopo il rogo di Savonarola a Firenze (1498), nella paura della fine del secolo. Guardate infine, in basso a sinistra: due uomini vestiti di nero se ne stanno in disparte, immobili, e ci fissano. Il primo è lo stesso Signorelli; nel secondo la tradizione riconosce Beato Angelico, il frate che aveva aperto il cantiere. Due pittori, testimoni muti della fine dei tempi.

Simbolismo e lettura iconografica

  • L'Anticristo somigliante a Cristo: la tradizione medievale (la Legenda aurea di Jacopo da Varazze, erede del trattato di Adso di Montier-en-Der) e la seconda lettera ai Tessalonicesi (2 Ts 2) descrivono il figlio della perdizione che si spaccia per Dio. Signorelli lo traduce alla lettera: il volto è quello di Cristo, ma è la mano del diavolo a muoverlo.
  • Il demonio alle spalle: il braccio infilato sotto la veste, la bocca all'orecchio, la mano che prolunga il gesto: tutto rovescia l'ispirazione dello Spirito Santo in ispirazione diabolica. Il gesto del predicatore non è più suo.
  • La luce rosso sangue: contro l'oro del divino, il bagliore sanguigno che pervade la scena annuncia il disastro e il regno della violenza degli ultimi giorni (Apocalisse).
  • San Michele e la spada: l'arcangelo che abbatte il drago (Ap 12) torna a precipitare l'impostore dal cielo; la caduta dei seguaci rievoca il castigo degli angeli ribelli.
  • Il tempio all'antica: l'architettura classica rimanda al Tempio in cui l'Anticristo deve insediarsi e farsi adorare (2 Ts 2,4); l'ordine pagano vi raffigura la superbia e l'usurpazione del sacro.
  • Lo scambio di denaro: la borsa porta a una donna, in mezzo al caos, condanna l'avarizia e la lussuria, peccati emblematici della fine dei tempi.
  • Cortigiani agghindati e frati che disputano: la vanità mondana e le dispute teologiche raffigurano una Chiesa sedotta e divisa dal falso profeta.
  • I due testimoni in nero: Signorelli e, secondo la tradizione, Beato Angelico; si sono talvolta voluti riconoscere Dante e altri volti celebri (Boccaccio, Petrarca, Cesare Borgia, perfino Raffaello o Cristoforo Colombo) tra la folla, ma restano identificazioni non accertate.

Analisi delle emozioni

Il sentimento che coglie davanti a questa scena non è la paura netta, ma un disagio più sordo: la perturbante estraneità del doppio. Si crede di riconoscere Cristo, e un attimo dopo si capisce di essersi lasciati ingannare, come la folla dipinta. Signorelli gioca su questa esitazione dello sguardo per farci provare, fisicamente, la seduzione della menzogna. La densità della folla, gli sguardi che non convergono in nessun punto, la luce rossastra instaurano una tensione continua, senza sfogo. In lontananza la violenza è già in atto, ma freddamente, quasi burocraticamente. E i due uomini in nero che ci fissano dall'angolo rompono la quarta parete: ci ricordano che anche noi, spettatori, siamo nella folla, esposti all'inganno. È un'opera che non consola: avverte.

Segreti e misteri

  • Una cappella a quattro mani, a mezzo secolo di distanza. Beato Angelico aveva aperto il cantiere nel 1447 dipingendo la volta (il Cristo giudice e i profeti) prima di partire per Roma. Signorelli completa il programma cinquant'anni dopo, in tre anni di un lavoro di rapidità quasi unica nell'arte italiana.
  • Un contratto eloquente. L'atto del 5 aprile 1499 prevede un compenso in ducati ma anche in natura (alloggio, misure di vino e di grano) e impone al pittore di seguire il parere dei teologi, tra cui si cita spesso il canonico Antonio Albèri.
  • L'Anticristo ha un volto reale? Poiché l'affresco è dipinto poco dopo l'esecuzione di Savonarola, alcuni studiosi hanno voluto leggere nel falso profeta un'allusione al domenicano fiorentino. L'ipotesi resta discussa.
  • La galleria di ritratti. La tradizione locale popola la folla di celebrità (Dante in testa), ma le identificazioni, tramandate di guida in guida, non poggiano su alcun documento sicuro.
  • Il programma dotto. I teologi attingono all'Apocalisse, a san Paolo, alla Legenda aurea, a sant'Agostino e a Dante: la cappella è un trattato sulla fine dei tempi messo in immagini.

Lo sapevi?

Nell'angolo in basso a sinistra, in disparte dalla ressa, due uomini in lunga veste nera guardano dritto verso di noi, imperturbabili. Il primo è Luca Signorelli, che vi ha inserito il proprio autoritratto; il secondo è, secondo la tradizione, Beato Angelico, il pittore-frate che aveva iniziato la cappella mezzo secolo prima. Signorelli si è così raffigurato accanto al suo predecessore, entrambi testimoni immobili dell'Apocalisse che sta dipingendo, quasi a firmare l'opera a quattro mani al di là degli anni.