« Il maestro del corpo in movimento, colui che, prima di Michelangelo, osò popolare le pareti di nudi eroici. »
Contributi e opere
Luca Signorelli è l'uomo che ha fatto del corpo umano il vero soggetto della pittura. Là dove i suoi contemporanei vestivano le figure di sapienti panneggi, lui le denuda, le inarca, le torce. La sua grande impresa è l'anatomia in movimento: il muscolo che si contrae, la schiena che si piega sotto lo sforzo, la gamba che prende appoggio. Non dipinge corpi immobili e sereni, dipinge corpi che agiscono, che lottano, che soffrono. Questa ossessione per il nudo vivente ne fa uno dei grandi dissodatori della Rinascita italiana.
Il suo capolavoro, quello che basterebbe alla sua gloria, sono gli affreschi della cappella di San Brizio, nel Duomo di Orvieto, realizzati all'alba del Cinquecento. Su quelle pareti Signorelli dispiega un Giudizio universale vertiginoso: la Resurrezione dei morti, dove scheletri si ricoprono lentamente di carne e si issano fuori dalla terra; i Dannati trascinati dai demoni; gli eletti raccolti nella luce. È un popolo intero di corpi possenti, atletici, colti in pose di un'audacia inaudita per l'epoca. La violenza delle scene apocalittiche non è mai gratuita: serve una meditazione grandiosa sulla morte e sulla salvezza.
Ciò che colpisce è l'ampiezza del gesto. Signorelli osa il nudo eroico su grande scala, murale, monumentale, quando la nudità restava per lo più confinata a figure secondarie o a piccoli formati. Compone insiemi in cui decine di corpi si intrecciano senza mai confondersi, ciascuno teso nel proprio sforzo. Questa padronanza della figura in azione, questo senso della drammaturgia fisica, faranno della cappella di Orvieto un punto di passaggio obbligato per i pittori che verranno dopo di lui.
Ma non bisogna ridurre Signorelli alla sola smisuratezza. Formatosi sulla scia di Piero della Francesca, conserva di quel maestro un senso rigoroso della costruzione, della geometria dei volumi, della chiarezza dei piani. Sotto l'agitazione dei muscoli si cela un'architettura paziente. Autore anche di numerose pale d'altare, di Madonne e di scene religiose più pacate, fu un pittore completo, la cui energia selvaggia si appoggiava sempre a una salda scienza del disegno e della composizione.
Aneddoto memorabile
Vasari riferisce un episodio in cui la maestria dell'artista e il dolore del padre si mescolano inestricabilmente. Alla morte del figlio, portato via secondo il biografo, Signorelli avrebbe compiuto un gesto sconvolgente: avrebbe fatto spogliare il corpo del ragazzo e lo avrebbe disegnato, senza piangere, per fissare per sempre i tratti amati. Vero o abbellito — l'aneddoto ci viene da Vasari e a lui va accreditato —, questo racconto dice tutta l'ambiguità dell'uomo: colui per il quale guardare, comprendere e rappresentare il corpo era diventato una seconda natura, fin dentro il lutto più straziante.
Influenze ricevute
Signorelli si formò sulla scia di Piero della Francesca, di cui trattiene la costruzione geometrica, la chiarezza dei volumi e il senso monumentale della figura. Si inscrive così nella grande tradizione della pittura dell'Italia centrale, umbra e toscana, dove il disegno e la struttura hanno il primato.
Influenze esercitate
La sua influenza più clamorosa si esercita su Michelangelo, che ne ammirò e studiò l'opera: i corpi torti, atletici, la potenza dei nudi di Orvieto anticipano direttamente la Sistina e il Giudizio universale. Signorelli getta così il ponte tra la Prima Rinascita e l'apogeo del corpo eroico nel Cinquecento.
Importanza storica
Luca Signorelli occupa un posto di cerniera nella storia della pittura: colui che, per primo, osò il nudo monumentale e l'anatomia in movimento a questa scala. Senza di lui si comprende male il Michelangelo della Cappella Sistina. Gli affreschi di San Brizio, a Orvieto, restano una delle grandi vette della Rinascita e una delle meditazioni più intense mai dipinte sulla morte e sulla resurrezione.
