HitsMap

Scultura del Rinascimento

San Procolo

Bologna

San Procolo

La figura fa parte dei tre marmi eseguiti da Michelangelo durante il soggiorno bolognese, nel 1494-1495, per completare l'Arca di san Domenico rimasta incompiuta alla morte di Niccolò dell'Arca. La si trova sul retro del monumento. La scelta del santo rispondeva al culto locale: Procolo è uno dei patroni di Bologna. La lancia che verosimilmente teneva nella destra è andata perduta.

Elementi notevoli

Un giovane in piedi, atteggiato a soldato: corta tunica stretta in vita da una cintura, mantello gettato, alti stivali. La mano destra, oggi vuota, reggeva probabilmente una lancia perduta. Ma ciò che colpisce è il volto: fronte corrugata, sopracciglia aggrottate, sguardo teso di lato, come pronto all'azione. La posa racchiude un'energia trattenuta, un'anca sbilanciata, una lieve torsione. Molti vi scorgono un abbozzo, in miniatura, del futuro David: la stessa sfida nei tratti, la stessa tensione contenuta.

Significato

San Procolo, martire di Bologna, sarebbe stato un ufficiale romano messo a morte sotto Diocleziano. Michelangelo ne fa un soldato cristiano, giovane e risoluto, e soprattutto vi cola già la sua visione dell'uomo: un corpo vivo attraversato dalla volontà. La somiglianza con il David, scolpito pochi anni dopo, è impressionante e spesso rilevata: questo piccolo marmo bolognese sarebbe come un primo saggio dell'eroe teso verso l'avversario. A diciannove anni, l'artista vi pone la sua grammatica della forza interiore.

Simbolismo e lettura iconografica

Il costume militare — tunica, mantello, stivali, lancia — dice il martire-soldato: un ufficiale di Roma fattosi testimone di Cristo fino alla morte. La forza fisica non è qui brutalità ma coraggio della fede, resistenza eroica. Prestando a Procolo un volto di sfida, Michelangelo carica la figura di una tensione morale: quella dell'uomo solo che tiene testa. È già, in germe, il tema che attraverserà la sua opera — la volontà umana misurata a qualcosa più grande di lei.

La parola alla guida

Girate attorno all'Arca per trovare questo santo sul retro: vale la deviazione. Guardate prima il volto — l'aggrottarsi, lo sguardo obliquo, quell'aria di sfida. Poi ricordate il David di Firenze e confrontate: stessa testa voltata, stessa tensione della fronte, stessa determinazione. Avete qui, in piccolo, l'idea che Michelangelo svilupperà poi in colosso. Notate infine la mano destra vuota: stringeva forse una lancia, oggi scomparsa.

Segreti e misteri

  • Il volto teso di san Procolo è spesso letto come una prefigurazione del David.
  • È una delle tre figure scolpite da Michelangelo a Bologna (1494-1495).
  • Procolo era un soldato romano martirizzato sotto Diocleziano, divenuto patrono di Bologna.
  • La mano destra reggeva forse una lancia, oggi perduta.
  • La statua si trova sul retro dell'Arca, meno vista — un capolavoro quasi nascosto.

Analisi delle emozioni

Colpisce l'intensità dello sguardo: questo piccolo marmo ha un temperamento. Il corrugarsi della fronte, la torsione del corpo comunicano una nervosità contenuta, un'impazienza di agire che rende la figura stranamente viva. Davanti a lui l'emozione è quella del riconoscimento: si crede di veder nascere, sotto i nostri occhi, il David a venire, e si misura la precocità del genio. C'è anche qualcosa di commovente nel trovare, relegato sul retro di un sepolcro, un pezzo di bravura firmato da un esordiente.

Lo sapevi?

La parentela tra questo san Procolo e il David del 1504 ha nutrito un'idea seducente: Michelangelo avrebbe, senza saperlo, abbozzato a Bologna l'eroe che lo avrebbe reso celebre dieci anni dopo. Nulla prova un legame voluto; ma la somiglianza dei volti — stessa sfida, stessa tensione — è tale che la critica vi ritorna di continuo. Il piccolo marmo bolognese sarebbe così la prima apparizione di un tipo destinato a diventare l'emblema del Rinascimento.