Nel 1425 Jacopo della Quercia, scultore senese, accetta la commissione del grande portale di San Petronio: il cantiere lo impegnerà tredici anni, fino alla morte nel 1438, e resterà peraltro incompiuto rispetto al progetto iniziale, assai più vasto. Il portale orna la facciata della basilica dedicata al patrono di Bologna, sulla grande piazza. Michelangelo visitò Bologna nel 1494 e studiò questi rilievi; la loro memoria nutrì la sua stessa Genesi dipinta a Roma.
Elementi notevoli
Il portale centrale dell'immensa basilica, incorniciato di sculture. Ai piedritti, cinque rilievi per lato narrano la Genesi; l'archivolto reca busti di profeti; l'architrave allinea cinque scene del Nuovo Testamento; la lunetta accoglie una Madonna col Bambino tra santi. I rilievi della Genesi colpiscono per la loro potenza: poche figure, ma massicce, scolpite in forte rilievo, dai corpi nudi e muscolosi, dai gesti ampi. Adamo creato, Eva tratta dal fianco, il Peccato, la Cacciata: ogni scena concentra il dramma in poche presenze monumentali.
Significato
La Porta Magna è il capolavoro di Jacopo della Quercia e uno dei vertici della scultura del Quattrocento. Contro la minuzia narrativa di un Ghiberti, Jacopo sceglie la forza: figure ampie, una gravità quasi tragica, una monumentalità che prefigura Michelangelo. Le sue scene della Genesi hanno un'intensità inedita. La loro influenza fu decisiva: Michelangelo, che le vide a Bologna, se ne ricordò per la volta della Sistina — uno dei grandi passaggi dalla scultura alla pittura.
Simbolismo e lettura iconografica
Il programma scolpito svolge la storia della salvezza: la Genesi ai piedritti (creazione, caduta, prime pene dell'umanità), l'infanzia di Cristo all'architrave (l'Incarnazione che ripara la Colpa), la Madonna col Bambino nella lunetta, tra i santi protettori di Bologna. Il portale diventa così una soglia teologica: varcare la porta è passare dalla colpa originale alla Redenzione. I profeti dell'archivolto annunciano, come sentinelle, la venuta del Salvatore.
La parola alla guida
Non varcate la porta senza guardarne i lati. Ai piedritti, seguite la Genesi dall'alto in basso: la Creazione di Adamo, quella di Eva, il Peccato, la Cacciata dal Paradiso, il lavoro dei primi uomini. Notate il piccolo numero di figure e la loro ampiezza: Jacopo dice tutto con due o tre corpi massicci. Pensate allora alla Sistina: la Creazione di Adamo di Michelangelo deve a questi rilievi. Alzate infine lo sguardo alla lunetta e alla sua Madonna col Bambino. Siete davanti a uno dei grandi laboratori del Rinascimento.
Segreti e misteri
- Michelangelo studiò questi rilievi nel 1494: la sua Genesi della Sistina se ne ricorda.
- È il capolavoro di Jacopo della Quercia, che vi lavorò fino alla morte (1438).
- Le scene della Genesi colpiscono per la forza più che per il dettaglio: poche figure, potentissime.
- Il progetto iniziale, assai più vasto, rimase incompiuto.
- Il portale decora la facciata, essa stessa incompiuta, dell'immensa San Petronio.
Analisi delle emozioni
Si è catturati dalla gravità di questi corpi. Nulla di grazioso né di aneddotico: una forza sorda, quasi dolorosa, emana dalle figure della Genesi. La Creazione di Adamo ha una lentezza solenne; la Cacciata, un'amarezza straziante. Si avverte, sotto il marmo, un pensiero del corpo umano come luogo del dramma — il che spiega lo shock che produssero sul giovane Michelangelo. Davanti a esse si prova la vertigine delle filiazioni: vedere, in un portale bolognese, la fonte lontana di un soffitto romano.
Lo sapevi?
Che Michelangelo, il più fiero degli artisti, abbia riconosciuto il proprio debito verso questi rilievi ha qualcosa di raro. Di passaggio a Bologna nel 1494, il giovanissimo li studiò; anni dopo, dipingendo la volta della Sistina, si ricordò della Genesi di Jacopo della Quercia — di quei corpi ampi, di quell'economia drammatica. Un portale di provincia divenne così uno degli anelli segreti della storia dell'arte, legando uno scultore senese del Quattrocento al più celebre soffitto del mondo.

