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Scultura del Rinascimento

Angelo reggicandelabro

Bologna

Angelo reggicandelabro

Nel 1494, fuggendo da Firenze sconvolta dalla caduta dei Medici, Michelangelo trova rifugio a Bologna presso il nobile Gianfrancesco Aldrovandi. Questi lo raccomanda ai Domenicani, che cercano di completare l'Arca del loro fondatore, rimasta incompiuta alla morte di Niccolò dell'Arca proprio quell'anno. Al giovane scultore vengono affidate tre figure, tra cui questo angelo, pensato come pendant di quello di Niccolò. Lascia Bologna poco dopo, nel 1495.

Elementi notevoli

Un angelo inginocchiato, di piccole dimensioni — una cinquantina di centimetri —, che regge un alto candelabro destinato a un cero votivo, appoggiato al ginocchio sollevato. L'ala si apre sulla schiena, la tunica scende in pieghe ampie e salde. Il volto, pieno e grave, non ha nulla della leziosità angelica: è quasi un giovane robusto, dai ricci fitti. La figura fa da pendant, sull'altro lato dell'Arca, a un angelo più esile e sorridente scolpito poco prima da Niccolò dell'Arca: due temperamenti, due generazioni a confronto.

Significato

È una delle primissime opere documentate di Michelangelo, eseguita a diciannove anni. Sotto la commissione modesta — un semplice reggicandelabro — traspare già la maniera del maestro: il peso reale del corpo, la densità muscolare, la gravità del volto. Là dove l'angelo vicino di Niccolò resta nella grazia gotica e sorridente, quello di Michelangelo afferma una presenza carnale e seria, quasi antica. Il confronto, involontario, offre una lezione: vi si vede letteralmente cambiare epoca.

Simbolismo e lettura iconografica

L'angelo reggicandelabro assolve una funzione liturgica: illuminare e onorare il sepolcro del santo, vegliare sulle reliquie. Nell'economia del monumento fa parte della corte celeste che circonda ed esalta Domenico. Ma la scelta formale di Michelangelo — un angelo robusto, grave, ancorato al suolo dal proprio peso — sposta con discrezione il senso: non più lo spirito lieve e sorridente, ma una presenza solida, una guardia seria. La bellezza non è dolcezza ma forza contenuta.

La parola alla guida

Mettetevi in modo da vedere insieme i due angeli dell'Arca, se la collocazione lo consente. Da un lato, l'angelo di Niccolò dell'Arca: snello, sorridente, dal panneggio leggero. Di fronte, quello di Michelangelo: raccolto, serio, come appesantito dalla materia. Guardate il ginocchio sollevato che accoglie il candelabro, la tensione del braccio, l'ampiezza della tunica. C'è già tutto: il senso del peso, la solidità, la gravità interiore che faranno il David. Un capolavoro in miniatura, incastonato in un angolo.

Segreti e misteri

  • È una delle prime opere note di Michelangelo, a diciannove anni.
  • Fu concepita come il pendant di un angelo di Niccolò dell'Arca posto di fronte: il confronto è impressionante.
  • Michelangelo la scolpì durante il suo breve soggiorno bolognese (1494-1495), tra Firenze e Roma.
  • La figura misura solo una cinquantina di centimetri: un capolavoro di piccolo formato.
  • L'angelo vicino, più dolce, sottolinea per contrasto la gravità carnale già propria di Michelangelo.

Analisi delle emozioni

L'emozione nasce dal contrasto: accanto a un angelo sorridente e aereo, quello di Michelangelo sembra pesare, esistere di più, come fosse di materia più densa. Colpisce quella gravità inattesa in una figura così piccola — una serietà quasi adulta su tratti di fanciullo robusto. Davanti a lui si presente lo scultore a venire: lo stesso modo di caricare la pietra di vita, di rifiutare la leziosità per raggiungere una bellezza grave. Un brivido, quello di vedere un genio ancora in erba.

Lo sapevi?

La storia volle che l'esordiente fosse messo in concorrenza diretta con il maestro locale scomparso: scolpire il pendant esatto dell'angelo di Niccolò dell'Arca significava esporsi al confronto sullo stesso monumento, sotto gli stessi occhi. Il giovane Michelangelo non cercò di imitare la grazia sorridente del predecessore; impose la propria gravità. Molti visitatori, ancora oggi, stentano a credere che quell'angelo robusto sia uscito dalle mani di un ragazzo di diciannove anni.