I quattro rilievi fanno parte del grande altare del Santo, eseguito da Donatello e dalla sua bottega verso il 1446-1450, durante il soggiorno padovano. Come tutto l'altare, furono spostati con lo smontaggio di fine Cinquecento, poi reintegrati nella ricostruzione del 1895 attribuita a Camillo Boito. La loro collocazione attuale e l'ordine di lettura dipendono dunque in parte da quella ricomposizione tarda, senza certezza sull'assetto voluto da Donatello.
Elementi notevoli
Quattro grandi rilievi di bronzo, orizzontali, narrano miracoli di sant'Antonio: il miracolo della mula (l'asino che s'inginocchia davanti all'ostia), il miracolo del neonato che parla per scagionare la madre, il miracolo del figlio pentito (il piede riattaccato), il miracolo del cuore dell'avaro, ritrovato nel suo scrigno. Ogni scena brulica di folle, si dispiega in vaste architetture in prospettiva, sotto cieli aperti. Il rilievo è di una sottigliezza estrema — pochi millimetri — eppure lo spazio pare profondo diversi metri.
Significato
Questi rilievi portano all'estremo il rilievo schiacciato caro a Donatello: in uno spessore di bronzo minimo, fa stare più piani di prospettiva, folle e un'architettura monumentale. È una rivoluzione del rilievo come spazio dipinto in tre dimensioni, dove linea, profondità e luce sostituiscono il volume. Donatello vi trasferisce le conquiste della prospettiva fiorentina (Brunelleschi, Alberti) nel bronzo, e crea modelli che pittori e scultori dell'Italia settentrionale — Mantegna in primo luogo — mediteranno a lungo.
Simbolismo e lettura iconografica
Ogni rilievo dimostra la potenza taumaturgica di sant'Antonio, patrono di Padova e meta del pellegrinaggio. La mula inginocchiata davanti all'ostia prova la presenza reale del Cristo nell'eucaristia, di fronte all'incredulo. Il bimbo che parla scagiona una sposa accusata: la verità trionfa. Il piede riattaccato insegna il perdono e la contrizione. Il cuore trovato nello scrigno dell'avaro illustra il Vangelo: « dov'è il tuo tesoro, lì è il tuo cuore ». Le vaste architetture iscrivono il miracolo nel mondo degli uomini, non in un altrove astratto.
La parola alla guida
Avvicinatevi molto, poi allontanatevi: è da lontano che la magia agisce. Ciò che scambiate per metri di profondità sta in pochi millimetri di bronzo — passate la luce, e la profondità nasce. Cercate, in ogni scena, il punto di fuga: le grandi architetture organizzano la folla come una scena di teatro. Riconoscete i miracoli: la mula che s'inginocchia, il bimbo che parla, il piede riattaccato, il cuore nello scrigno. Osservate infine i volti della folla, colti nello stupore — Donatello vi mette un intero popolo in emozione.
Segreti e misteri
- Si dice che Donatello vi faccia stare più piani di prospettiva in meno di due centimetri di rilievo.
- Le scene si leggono spesso: mula inginocchiata, neonato che parla, piede riattaccato del figlio pentito, cuore dell'avaro.
- Tecnica regina: il rilievo schiacciato, quasi pittorico.
- Come tutto l'altare, furono spostati e poi ricomposti nel 1895.
- Ispirarono durevolmente Mantegna e la pittura padovana.
Analisi delle emozioni
La meraviglia è dapprima tecnica: come possono tanto spazio, tanta gente, stare in una lastra quasi piatta? Poi viene l'emozione delle scene stesse — lo stupore delle folle, la tenerezza, lo sgomento davanti al prodigio. Donatello non fissa simboli: coglie istanti, volti voltati, gesti di sorpresa. Si ha la sensazione di assistere a un evento vivo, brulicante, come se la folla stesse per rimettersi a parlare. È un'arte dell'istante e del fremito collettivo, di una vita sorprendente nel silenzio del bronzo.
Lo sapevi?
La prodezza più discussa di questi rilievi sta in una misura: in uno spessore di bronzo di pochi millimetri, Donatello riesce a suggerire architetture profonde diversi metri e folle che vi si perdono. Il procedimento, il rilievo schiacciato, consiste nell'incidere più che nel modellare, giocando sulla luce radente per creare l'illusione della distanza. Questo tour de force fece scuola: si venne a Padova a studiare quel modo nuovo di far respirare lo spazio nel metallo, e la pittura dell'Italia settentrionale non lo dimenticò mai.

