Il progetto fu avviato all'inizio degli anni Sessanta del Cinquecento nell'ambito di un ampio riassetto della piazza centrale, a gloria del governo pontificio sotto Pio IV. L'architettura e l'impianto idraulico furono affidati a Tommaso Laureti, la grande statua di Nettuno e le figure di bronzo a Giambologna, per un compenso ragguardevole. Il cantiere si svolse verso il 1563-1566, con la statua terminata poco dopo. La fontana non ha più lasciato la piazza che oggi porta il suo nome.
Elementi notevoli
In cima a una vasca, un Nettuno di bronzo domina la piazza, tanto imponente che i bolognesi lo chiamano « il Gigante ». Nudo, atletico, tende un braccio in un gesto d'autorità, come per placare le acque, con il tridente nell'altra mano. Sotto di lui, la fontana si articola su più livelli: quattro ninfe marine che spremono l'acqua dai seni, putti, delfini, mascheroni da cui zampillano i getti, stemmi. Il bronzo scuro e levigato cattura la luce; l'insieme fonde la sensualità manierista e la potenza monumentale.
Significato
La fontana è un manifesto di potere. Innalzata per iniziativa dell'autorità pontificia, afferma con un'allegoria limpida il dominio di Roma su Bologna: come Nettuno regna sulle acque, così il papa regna sul mondo. Opera del fiammingo Giambologna, uno dei massimi scultori del manierismo, segna anche la sua affermazione come maestro del bronzo prima della gloria fiorentina. Divenne subito, e per sempre, l'emblema visivo di Bologna.
Simbolismo e lettura iconografica
Nettuno che domina le acque è un'allegoria trasparente del potere: quello del papa sul mondo, ricalcato sull'impero del dio sull'oceano. Il gesto della mano che placa i flutti — vicino al « quos ego » virgiliano — traduce la sovranità che riporta l'ordine. Le ninfe e le acque zampillanti dicono l'abbondanza e la fertilità che quel potere dispensa alla città. Ogni dettaglio, fino agli stemmi, iscrive la fontana in un programma di propaganda in cui l'acqua pubblica diventa segno di buon governo.
La parola alla guida
Guardate anzitutto il gesto di Nettuno: la mano tesa, palmo in giù, è un gesto di quiete — il dio comanda alle onde di tacere. Girate poi attorno alla vasca: osservate le quattro ninfe che spremono l'acqua dai seni, i delfini, i putti. Cercate a terra, si dice, una pietra scura: è il punto da cui una celebre illusione ottica ha a lungo divertito i bolognesi. Alzate infine lo sguardo alla massa del bronzo: si capisce il soprannome di « Gigante ».
Segreti e misteri
- I bolognesi soprannominano il Nettuno di bronzo « il Gigante ».
- La statua è opera del fiammingo Giambologna; l'architettura, di Tommaso Laureti.
- Il programma è politico: Nettuno sulle acque = il papa sul mondo.
- Una celebre illusione ottica si rivela da una pietra del selciato: da quel punto, il pollice del dio assume una sagoma equivoca.
- La fontana è diventata l'emblema di Bologna, fin nei suoi simboli moderni.
Analisi delle emozioni
Colpisce anzitutto la presenza fisica del bronzo: quella massa scura, lucente, pare viva sopra la piazza. Il gesto ampio di Nettuno impone un'autorità tranquilla che ancora oggi soggioga. Poi arriva il piacere del dettaglio — l'acqua che imperla le ninfe, i delfini, il gioco della luce sul metallo — e un pizzico di divertita complicità davanti alle leggende che avvolgono la statua. Emblema di una città, il Gigante ispira insieme rispetto e un affetto popolare, quasi familiare.
Lo sapevi?
Una leggenda tenace vuole che Giambologna, costretto a rivestire la nudità del suo dio, si sia vendicato con una malizia: da una pietra precisa del selciato, detta « pietra della vergogna », il pollice teso di Nettuno, visto di profilo, ne assume una sagoma assai equivoca. Vera intenzione dell'artista o gioco inventato dai passanti, l'illusione fa da secoli la gioia dei bolognesi, che vengono a verificarne l'effetto.

