Il parco di Pratolino, sulle colline a nord di Firenze, fu uno dei giardini più prodigiosi del Rinascimento — al punto da stupire l'intera Europa — prima di quasi scomparire. Il granduca Francesco I de' Medici lo fece realizzare dal 1569 per Bianca Cappello, la donna di cui era innamorato, affidandone l'ideazione all'ingegnoso Bernardo Buontalenti. Più che un giardino d'agrément, Pratolino era una macchina delle meraviglie: grotte artificiali di rocaille e conchiglie, automi mossi dall'acqua, giochi d'acqua a sorpresa, cascate e fontane sapienti. La villa medicea che comandava il parco fu demolita a inizio Ottocento e gli automi sono perduti, ma resta un capolavoro: il Colosso dell'Appennino, scolpito dal Giambologna verso il 1579-1580, figura gigantesca e accovacciata che personifica la catena appenninica.
Cosa vedere
- Il Colosso dell'Appennino (Giambologna) : il gigante accovacciato, alto una decina di metri, che con una mano preme la testa di un mostro marino da cui sgorgava l'acqua; la pelle rugosa imita la roccia.
- L'interno del Colosso : il gigante è cavo e racchiude sale sovrapposte, un tempo decorate, con l'acqua che circolava nella statua stessa.
- Il grande bacino davanti al Colosso : lo specchio d'acqua che lo riflette prolunga la sua presenza.
- I resti delle grotte : avanzi di grotte artificiali di rocaille e concrezioni che ospitavano gli automi idraulici.
- La Cappella del Buontalenti : piccolo edificio esagonale, uno dei rari originali superstiti.
- Il parco paesaggistico : dopo la demolizione della villa, il dominio fu ritrasformato in parco romantico.
Storia e contesto
Commissionato da Francesco I de' Medici e ideato dal Buontalenti, Pratolino era il trionfo dell'arte manierista, dove l'ingegneria idraulica si metteva al servizio dello stupore. Rasa la villa a inizio Ottocento, il parco è oggi un « giardino fantasma » di cui il gigante resta il custode.
Segreti e curiosità
Pratolino era celebre per i suoi automi idraulici: macchine mosse dalla sola pressione dell'acqua che facevano suonare organi, cantare uccelli di bronzo e animarsi figure mitologiche.
Lo sapevi?
Si racconta che il Colosso racchiudesse nella testa una sala da cui usciva fumo, come se il gigante-montagna esalasse il fuoco sotterraneo degli Appennini: acqua e fuoco rendevano la statua un essere quasi vivo agli occhi dei visitatori.

