Affacciato su Piazza San Domenico Maggiore, nel cuore della Napoli antica, il palazzo nacque agli inizi del Cinquecento come palazzo di Sangro di Vietri, eretto dall'architetto Giovanni Francesco Mormando per volontà di Giovanni di Sangro, per celebrare l'ingresso della famiglia di Sangro nel Sedile di Nido, tra i più antichi e illustri della città. Appartiene così a quel Rinascimento napoletano che cercava un proprio equilibrio tra eredità aragonese e modelli toscani. Il nome attuale è più tardo: tra il 1727 e il 1732 il palazzo passò ad Agostino Saluzzo, duca di Corigliano, che affidò a Filippo Buonocore un ampio rifacimento (1734-1741), con un secondo piano nobile e la celebre sala degli specchi in gusto rococò. Oggi ospita l'Università di Napoli L'Orientale.
Cosa vedere
- La facciata sulla piazza: leggetela come un palinsesto, con il piano terra rinascimentale di Mormando e la sopraelevazione settecentesca.
- Il portale e il vestibolo: notate l'asse che conduce verso la corte, schema classico del palazzo napoletano.
- La corte interna: cercatevi le proporzioni del nucleo rinascimentale, tra arcate e luce.
- La sala degli specchi (sala Saluzzo): il pezzo forte settecentesco, con specchi e stucchi.
- I soffitti decorati dei piani nobili: alzate lo sguardo nelle aule, dove sopravvivono decori dell'originaria funzione residenziale.
Storia e contesto
Il palazzo cambiò più volte identità: di Sangro, poi Saluzzo di Corigliano, infine semplicemente "Corigliano" nell'uso napoletano. Mormando lasciò la sua impronta su diverse dimore nobiliari del primo Rinascimento cittadino.
Segreti e curiosità
Il nome con cui tutti lo conoscono non è quello dei costruttori rinascimentali, ma degli acquirenti giunti due secoli dopo. Il rifacimento settecentesco aggiunse un intero piano nobile.
Lo sapevi?
Si racconta che il nucleo primitivo servì soprattutto come dichiarazione di rango: celebrare l'ingresso dei di Sangro nel ristretto Sedile di Nido, alla vista di tutta la città.

