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Pittura del Rinascimento

Madonna del Magnificat

Florence

Madonna del Magnificat

Sandro Botticelli · 1481-1483 circaQuesto dipinto e un cerchio, e non e un caso. Il tondo, formato circolare assai amato a Firenze nella seconda meta del Quattrocento, sposa qui il proprio soggetto alla perfezione: la composizione gira, si avvolge, non conosce ne alto ne basso assoluti, come un canto che tornasse su se stesso. E di canto, appunto, si tratta. La Vergine tiene una penna e, guidata dalla mano del Bambino, si appresta a scrivere in un libro aperto le prime parole del suo cantico:Magnificat anima mea Dominum, l'anima mia magnifica il Signore. Il dipinto coglie l'istante preciso in cui Maria compone, in cui l'ispirazione diventa scrittura.

Botticelli e allora all'apice della sua maniera. Siamo agli inizi degli anni Ottanta del Quattrocento, negli stessi anni della Primaverae dellaNascita di Venere: stessa grazia lineare, stessi volti allungati e pensosi, stesso oro fuso nelle chiome e nelle stoffe. Intorno a Maria, cinque giovani figure di angeli o paggi si stringono nello spazio angusto del cerchio. Due di loro, in alto, sollevano sopra il suo capo una corona scintillante; un altro regge il calamaio in cui ella intinge la penna. Tutti hanno quel capo reclinato, quella dolcezza malinconica che e la firma emotiva del pittore.

Guardate come Botticelli risolve la difficolta del formato. Nulla urta contro il bordo curvo: le teste, le braccia, il libro, l'arco del braccio che tende la corona, tutto asseconda la circonferenza o vi si oppone in morbide diagonali. Sullo sfondo, una finestra apre su un paesaggio di fiume e colline immerso in una luce dorata. Il Bambino, in grembo alla madre, tiene una melagrana socchiusa e posa la manina su quella che scrive: e lui, il Verbo, a guidare la penna che lo celebra. Committenza e destinatario restano mal documentati, ma il raffinamento estremo dell'esecuzione designa una clientela ricca, forse vicina alla cerchia medicea.

Simbolismo e lettura iconografica

Tutto, in questo tondo, converge sull'idea della parola ispirata e del destino del Bambino.

  • Il Magnificat scritto: Maria traccia le parole del suo cantico di lode, riportato dal Vangelo di Luca (1, 46-55). Rappresentarla nell'atto di scriverlo ne fa non solo la madre di Cristo ma una figura di autorita, quasi un'autrice ispirata.
  • La mano del Bambino su quella di Maria: il Cristo guida la penna della madre. E il Verbo divino a ispirare il canto che lo glorifica: fonte e soggetto del cantico coincidono.
  • La melagrana tenuta dal Bambino: frutto dai grani innumerevoli sotto una stessa scorza, simboleggia la Chiesa che raccoglie i fedeli, ma soprattutto, per la sua polpa rosso sangue, la Passione e la Resurrezione future.
  • La corona sollevata sul capo: le due giovani figure incoronano Maria come Regina del Cielo, anticipando l'Incoronazione della Vergine.
  • Il calamaio teso: oggetto umile ma essenziale, ricorda che l'ispirazione divina passa per mezzi concreti.
  • La luce dorata dalla finestra: significa la grazia che si diffonde sulla terra a partire dalla maternita divina.
  • Il formato circolare: il cerchio, senza inizio ne fine, evoca la perfezione e l'eternita divine.

Analisi delle emozioni

L'emozione nasce qui da una tenerezza grave. I volti, reclinati l'uno verso l'altro, sono immersi in una dolcezza mai sdolcinata: sotto la bellezza dei tratti affiora la malinconia botticelliana, quel presentimento del dolore futuro che tradisce la melagrana. Siamo davanti a una felicita consapevole della propria fragilita.

La circolazione dello sguardo fa il resto. Il cerchio ci trascina, senza punto d'arresto, da un volto all'altro, dal libro alla corona, come una carezza ininterrotta. La luce dorata, l'oreficeria delle chiome intrecciate, la finezza dei veli trasparenti producono un'impressione di preziosita quasi musicale. Si esce da questo tondo come da un canto sussurrato: placati, e vagamente nostalgici.

Segreti e misteri

L'identita delle giovani figure che circondano la Vergine alimenta un dibattito antico. Sono angeli senza ali, o giovani membri di una famiglia committente ritratti come paggi celesti? Alcuni hanno voluto riconoscervi bambini Medici, e leggere nella Vergine stessa il ritratto di una dama di quella cerchia; nessuna fonte coeva lo conferma, e queste identificazioni restano ipotesi seducenti ma fragili.

Il successo immediato dell'opera ha prodotto un altro fenomeno: la bottega di Botticelli e i suoi seguaci ne hanno moltiplicato copie e varianti, al punto che la storia dell'arte ha a lungo dovuto distinguere l'originale dalle repliche. Il tondo degli Uffizi e oggi unanimemente ritenuto autografo. La datazione resta approssimativa, fissata per confronto stilistico con la Primaverae laNascita di Venere.

Lo sapevi?

Il formato stesso del dipinto racconta una storia fiorentina. Il tondo, nato nel Quattrocento, ornava spesso la camera da letto delle famiglie agiate, in occasione di una nascita o di un matrimonio: lo si donava come immagine protettrice della casa. La Madonna del Magnificat avrebbe cosi vegliato su una dimora privata, presenza quotidiana e intima, prima di diventare capolavoro da museo. Questa destinazione domestica spiega la sua dolcezza avvolgente: Botticelli non dipingeva una pala per impressionare un'assemblea, ma un'immagine da amare da vicino, ogni giorno.