HitsMap

Pittura del Rinascimento

La Velata (La Donna Velata)

Florence

La Velata (La Donna Velata)

Raffaello Sanzio · 1512-1516 circa

Prendetevi il tempo di guardare questa donna, perché anche lei vi guarda, con calma, senza civetteria. Occupa quasi tutto lo spazio della tela, girata di tre quarti, una mano posata con dolcezza sul petto. Ciò che colpisce per primo è la materia: la manica dell'abito, in seta chiara, è un pezzo di bravura assoluto — un turbine di pieghe, di riflessi, di bianchi rotti e di dorati, dipinto con una virtuosità che fa della stoffa il vero spettacolo del dipinto. Sopra, il volto: pieno, sereno, di una bellezza senza leziosità, incorniciato da un velo trasparente che ricade sulla spalla. Una scriminatura centrale divide i capelli scuri, ornati da un filo e da un piccolo gioiello. Nulla di aristocratico nei tratti — è una bellezza carnale, italiana, reale.

Ed è qui tutto il mistero dell'opera. La tradizione, da Vasari in poi, vuole che questo volto sia quello della donna amata da Raffaello, una romana di Trastevere spesso chiamata Margherita Luti, la "Fornarina" (la figlia del fornaio). Lo stesso modello comparirebbe nel celebre nudo della Galleria Barberini, e fin nel volto della Madonna Sistina. Nulla lo prova documentariamente, ma la somiglianza è inquietante, e l'idea di un ritratto d'amore si accorda tanto bene alla tenerezza dello sguardo da essersi imposta.

Dipinta a Roma verso il 1512-1516, all'apice della carriera romana di Raffaello, La Velata mostra il pittore in piena padronanza della sua arte di ritrattista: dominio veneziano delle stoffe e della luce, intensa presenza psicologica, e quella qualità rara che è il marchio di Raffaello — fare di una donna reale un'immagine di armonia perfetta senza mai irrigidirla. Ritratto, dichiarazione, meditazione sulla bellezza: non si sa bene, ed è questo a trattenerci davanti a lei.

Simbolismo e lettura iconografica

Ritratto profano senza programma religioso, La Velata parla attraverso i suoi oggetti e i suoi gesti, nel linguaggio codificato del ritratto femminile del Rinascimento.

  • Il velo (velo): dà il nome al dipinto e ne porta il senso. Il velo è, nell'iconografia del tempo, l'attributo della donna sposata o promessa, segno di pudore, castità e appartenenza. Mostrarlo trasparente, leggero, quasi carezzevole, permette a Raffaello di dire insieme la virtù e la sensualità — un pudore che non nasconde nulla.
  • La mano sul petto: questo gesto, ricorrente nei ritratti di fidanzamento e di nozze, esprime la fedeltà, il dono di sé, il giuramento del cuore. Trasforma il ritratto in una sorta di promessa silenziosa.
  • La perla tra i capelli: il piccolo gioiello madreperlaceo non è neutro. "Perla" si dice margherita in italiano — la stessa parola del nome tradizionalmente dato all'amata del pittore, Margherita Luti. La perla sarebbe allora una firma travestita, un rebus amoroso nascosto tra i capelli. Da intendere come lettura seducente, legata a un'identificazione essa stessa incerta.
  • Il sontuoso abito di seta: l'ampiezza della manica, il lusso della stoffa, l'oro discreto dicono lo status e l'idealizzazione. Poco importa la condizione reale del modello: la veste lo eleva al rango di icona della bellezza, come una dea profana.
  • I gioielli: la perla e il pendente, simboli tradizionali di purezza e di valore, incorniciano il volto e lo designano come il vero gioiello del dipinto.
  • Il fondo neutro e scuro: spoglio di ogni scenario, concentra l'attenzione sulla presenza della donna e la fa emergere nella luce, alla maniera dei ritratti veneziani contemporanei. È un fondo che non racconta nulla perché il volto racconti tutto.
  • La luce frontale e dolce: modella gli incarnati senza durezza e fa cangiare la seta; simbolicamente sacralizza il modello, immergendo la bellezza umana in un chiarore quasi divino.

Analisi delle emozioni

Questo ritratto emana una calma rara, una pienezza quasi fisica. Il modello non posa, non recita: è lì, intera, con una sicurezza tranquilla che rende il contatto immediato e intimo. Il suo sguardo, franco e dolce, crea una presenza umana così forte che si ha la sensazione di essere riconosciuti da lei, non il contrario. La sensualità vi è diffusa, mai marcata: passa per il calore degli incarnati, per la carezza della luce, per la ricchezza tattile della seta che si crede di poter toccare. Quella manica sontuosa, in cui Raffaello dispiega tutta la sua virtuosità, agisce come uno scrigno che innalza la donna al rango di ideale senza disumanizzarla. Si prova, davanti a lei, un misto di tenerezza e rispetto — l'emozione di una bellezza che sarebbe insieme desiderabile e serena, reale ed eterna. È forse la più commovente delle immagini che Raffaello abbia lasciato di un volto amato.

Segreti e misteri

  • Chi è la donna velata? Il grande mistero è l'identità del modello. La tradizione, sostenuta da Vasari che evoca una donna amata da Raffaello, l'ha identificata con Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere — la famosa "Fornarina". Si accosta La Velata al nudo della Galleria Barberini (detto appunto La Fornarina), dove si riconosce lo stesso volto, e si sottolinea la parentela con i tratti della Madonna Sistina. Ma nessun documento coevo nomina il modello né prova la relazione: la storia d'amore, così celebre, poggia su una costruzione in gran parte posteriore. Si tratta dunque di tradizione, non di certezza.
  • A che cosa serviva il dipinto? Ritratto privato dell'amata, ritratto di commissione per celebrare una sposa, o "bella ideale" sulla scia della pittura veneziana? Le tre letture coesistono.
  • La lezione veneziana. La Velata testimonia l'assimilazione da parte di Raffaello delle lezioni veneziane — ricchezza delle materie, trattamento della seta, calore della luce — al punto che si è talvolta discussa la parte della bottega; ma la qualità d'insieme e la datazione verso il 1512-1516 confortano l'autografia di Raffaello.

Lo sapevi?

Giorgio Vasari, nelle sue Vite (1550, ampliate nel 1568), lanciò la leggenda che da allora accompagna questo volto: Raffaello, dice, amava appassionatamente una donna, al punto di non poter lavorare lontano da lei; la si fece perfino venire nel cantiere della villa Farnesina perché potesse dipingere. La posterità ha dato un nome a questa amata — Margherita Luti, la "Fornarina" — e ne ha riconosciuto i tratti in più opere, tra cui La Velata. Vera o ricamata, la storia ha reso questo ritratto irresistibile: non vi si vede più soltanto una bella sconosciuta, ma il volto stesso dell'amore di uno dei più grandi pittori di tutti i tempi. La forza della leggenda è tale da essere ormai parte dell'opera.