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Scultura del Rinascimento

Porta della Carta (decoro scolpito)

Venezia

Porta della Carta (decoro scolpito)

Eretta tra il 1438 e il 1442 per il doge Francesco Foscari, la porta fu scolpita da Giovanni e Bartolomeo Bon, principali scalpellini della Venezia gotica. Il nome — « porta della Carta » — resta discusso: luogo di affissione dei decreti, vicinanza dell'archivio, o banco degli scrivani. Il gruppo del doge e del leone fu distrutto nel 1797, alla caduta della Repubblica sotto Napoleone; l'insieme oggi visibile è una ricostruzione ottocentesca, verso il 1885. La testa originale del Foscari sarebbe conservata nel museo del palazzo.

Elementi notevoli

Un portale sontuoso del gotico fiorito, eretto nell'angolo tra San Marco e il Palazzo Ducale. Un'alta ogiva traforata, irta di crochet, pinnacoli e cuspidi, sale verso un busto di san Marco e una figura della Giustizia in cima, con spada e bilancia. Ai piani, entro nicchie, quattro Virtù. Sopra la porta, il gruppo emblematico: il doge Francesco Foscari inginocchiato davanti al leone alato di san Marco. Fogliami, colonnine tortili e frontoni frastagliati corrono dal basso al culmine. L'insieme era un tempo dipinto e dorato: bisogna immaginare quell'oro oggi scomparso.

Significato

La Porta della Carta è la soglia simbolica del potere veneziano: per essa si passava dalla piazza al cuore del governo. Opera dei Bon, è il capolavoro del tardo gotico veneziano proprio mentre altrove affiora il Rinascimento. Il suo senso è insieme politico e religioso: il doge si mostra inginocchiato, sottomesso, davanti al leone — cioè davanti allo Stato e a san Marco, non il contrario. Il principe non è monarca assoluto ma primo servitore della Repubblica. Le Virtù che lo incorniciano enunciano le qualità attese da chi varca quella soglia per governare.

Simbolismo e lettura iconografica

L'intera porta è una lezione di governo. Il doge in ginocchio dice la subordinazione del principe allo Stato: a Venezia l'uomo si cancella dietro l'istituzione. Il leone alato, san Marco, è l'emblema della Repubblica stessa. Le Virtù — cardinali e teologali — tracciano il ritratto morale del governante ideale. La Giustizia in vetta, più alta di tutti, proclama che la legge prevale sulla persona. Persino lo stile, questo gotico ricchissimo e verticale, esprime un'elevazione verso il sacro. Nulla è decorativo: ogni figura è una parola di un discorso sul giusto potere.

La parola alla guida

Alzate lo sguardo dal basso verso l'alto: la porta si legge come un'ascensione. Ad altezza d'uomo, il doge inginocchiato — ma sappiate che quel gruppo è una copia dell'Ottocento, essendo l'originale stato abbattuto nel 1797. Cercate le quattro Virtù nelle nicchie: Fortezza, Prudenza, Speranza, Carità (identificazione da confermare). In cima, la Giustizia corona l'edificio, spada e bilancia: è lei a dominare lo stesso doge. Infine, immaginate la pietra coperta d'oro e colori: ciò che vedete bianco era uno sfavillio d'oreficeria.

Segreti e misteri

  • Il gruppo del doge inginocchiato davanti al leone fu distrutto nel 1797 (caduta della Repubblica); l'attuale è una ricostruzione verso il 1885.
  • L'origine del nome « della Carta » resta dibattuta: affissione dei decreti, archivio, o scrivani.
  • Il portale era interamente dipinto e dorato: l'aspetto bianco odierno tradisce l'opera originaria.
  • Capolavoro del gotico fiorito veneziano alle soglie del Rinascimento.
  • La testa originale del Foscari sarebbe conservata all'interno del palazzo.

Analisi delle emozioni

Si prova dapprima la vertigine del merletto: tanta pietra traforata, punte e curve, da sembrare sul punto di spiccare il volo. È una porta fatta per impressionare, per ricordare a chiunque entrasse che varcava un luogo sacro del potere. Poi giunge un'emozione più sottile davanti al doge in ginocchio: quell'umiltà messa in scena, quel principe che si china, commuove per il suo ideale — quello di uno Stato più grande degli uomini. E quando si apprende la distruzione del 1797, affiora una malinconia: è il portale di una Repubblica che non è più.

Lo sapevi?

Nel 1797 l'esercito di Bonaparte pone fine a undici secoli di Repubblica. Nella febbre si abbattono i simboli dello Stato caduto: il gruppo del doge Foscari inginocchiato davanti al leone di san Marco è fatto a pezzi. Bisognerà attendere la fine dell'Ottocento, verso il 1885, perché uno scultore rifaccia il doge e il leone e restituisca alla porta il suo cuore. Così il Foscari che oggi vediamo inchinarsi non è quello del Quattrocento, ma il suo doppio, nato dal rimorso di un secolo che volle riparare.