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Scultura del Rinascimento

Monumento funebre a Gaston de Foix

Milano

Monumento funebre a Gaston de Foix

Gaston de Foix, nipote di Luigi XII, brillante capitano, morì nella battaglia di Ravenna nel 1512, giovanissimo. Nel 1515, dopo la vittoria di Marignano e la conquista del ducato di Milano, Francesco I commissionò il sepolcro al Bambaia, uno degli scultori più ammirati del ducato. Ma i rovesci francesi in Italia interruppero il cantiere: l'opera restò INCOMPIUTA. Nel Seicento e nell'Ottocento i suoi elementi furono dispersi — se ne trovano oggi al Castello Sforzesco e all'Ambrosiana di Milano, al Palazzo Madama di Torino, al Victoria and Albert di Londra, al Prado di Madrid.

Elementi notevoli

Il cuore conservato del monumento è il giacente: Gaston de Foix, in armatura, disteso, gli occhi chiusi, il volto di una giovinezza assoluta e di una calma perfetta. Il marmo bianco è lavorato con una minuzia da orafo — le maglie dell'armatura, le pieghe, gli ornamenti sono cesellati fino alla vertigine. Attorno restano frammenti sparsi: rilievi di battaglie, figure allegoriche, pilastri coperti di girali. Perché il sepolcro non ci è giunto intero: fu smembrato, e i suoi pezzi sono oggi dispersi tra vari musei d'Europa.

Significato

È una delle vette della scultura lombarda del Cinquecento, e un monumento nato dall'incontro-scontro Francia-Italia. Il Bambaia vi dispiega un virtuosismo del marmo quasi irreale, in cui la precisione decorativa raggiunge la grazia classica. Il giacente, di una dolcezza giovanile, trasfigura la morte di un guerriero di ventidue anni in un'immagine di eterna giovinezza. Opera di raffinatezza estrema, testimonia anche un preciso momento politico: il dominio francese su Milano e la volontà di un re di Francia di onorare, in terra italiana, il suo eroe caduto.

Simbolismo e lettura iconografica

Il giacente in armatura dice il guerriero; la sua giovinezza intatta, la gloria strappata alla morte troppo presto. I rilievi di battaglie ne ricordano le imprese, trasformando il sepolcro in racconto eroico. La stessa committenza è un simbolo politico: un re di Francia che erige, nella Milano conquistata, il monumento di un principe francese significa affermare il proprio dominio con la memoria e con l'arte. L'incompiutezza, infine, diventa suo malgrado simbolo: quello della fragilità di quella conquista, presto perduta, che lasciò il capolavoro in sospeso.

La parola alla guida

Fermatevi anzitutto al giacente: quel volto liscio, quelle palpebre chiuse — un uomo di ventidue anni che la morte ha colto nel pieno della gloria. Chinatevi sull'armatura: le maglie, le fibbie, ogni dettaglio è scolpito nel marmo con una pazienza folle. Guardate poi attorno i frammenti sparsi, rilievi e figure: immaginateli assemblati in un immenso sepolcro. Ricordate infine che qui ne resta solo una parte: altri pezzi sono a Torino, Londra, Madrid. Contemplate un capolavoro frantumato.

Segreti e misteri

  • Commissionato dal re di Francia Francesco I per onorare il suo eroe caduto a Ravenna (1512).
  • Rimasto incompiuto a causa dei rovesci francesi in Italia.
  • Smembrato e disperso: frammenti al Castello Sforzesco, all'Ambrosiana, al Palazzo Madama (Torino), al V&A (Londra), al Prado (Madrid).
  • Il giacente è celebre per il virtuosismo da orafo nella resa dell'armatura.
  • Un sepolcro franco-italiano: soggetto francese, re francese, scultore lombardo, marmo italiano.

Analisi delle emozioni

Davanti a questo giacente si prova la malinconia particolare dei morti giovani: quel volto placato, quasi addormentato, rifiuta la bruttezza della fine e fissa l'eroe in una giovinezza eterna. La finezza del marmo — di una delicatezza quasi tenera su un'armatura da guerra — accentua il contrasto tra la violenza della morte in battaglia e la dolcezza dell'immagine. E la dispersione del monumento aggiunge una seconda tristezza: quella di un'opera spezzata, di cui non si può più abbracciare con lo sguardo lo splendore voluto.

Lo sapevi?

Il sepolcro non fu mai terminato né assemblato: quando la sorte delle armi cacciò i Francesi da Milano, il cantiere si fermò, e i marmi del Bambaia iniziarono un lungo vagare. Venduti, smembrati, dispersi nei secoli, si ritrovarono ai quattro angoli d'Europa — così che un visitatore di Londra, Madrid o Torino può oggi, senza saperlo, contemplare un pezzo dello stesso sepolcro ammirato a Milano. Il monumento di un uomo morto a ventidue anni è divenuto, anch'esso, un corpo smembrato.