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Scultura del Rinascimento

Facciata della Certosa di Pavia (programma scultoreo)

Certosa di Pavia

Facciata della Certosa di Pavia (programma scultoreo)

La Certosa fu fondata nel 1396 da Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, come mausoleo dinastico. La facciata fu intrapresa negli ultimi decenni del Quattrocento e proseguì nel Cinquecento: Amadeo ne assunse la direzione verso il 1491, riprendendo un progetto anteriore e lavorando con Gian Giacomo Dolcebuono, in un cantiere che mobilitò numerosi scultori lombardi. La parte bassa, la più ricca, appartiene a questa fase rinascimentale; la parte alta, terminata più tardi, non ricevette mai tutto il decoro previsto.

Elementi notevoli

Un muro di marmo interamente scolpito, dal suolo fino a mezza altezza: è il rigoglio marmoreo lombardo al suo culmine. Il basamento si orna di una sessantina di medaglioni ispirati alle monete antiche — profili di imperatori romani, personaggi dell'Antichità, allegorie. Sopra si accalcano statuette di profeti, apostoli e santi, rilievi della vita di Cristo, candelabre, girali, pilastri brulicanti di figure. Nulla è lasciato nudo: ogni superficie è abitata, cesellata, come un'immensa pagina miniata tradotta nella pietra.

Significato

La facciata della Certosa è uno dei manifesti del Rinascimento lombardo, dove il gusto del decoro rigoglioso ereditato dal gotico incontra il vocabolario classico ritrovato. A differenza del rigore toscano, l'estetica lombarda celebra l'abbondanza: la facciata è una profusione governata, un'enciclopedia scolpita. I medaglioni all'antica, imitati dalle monete romane, dicono la volontà di legare il prestigio dei duchi di Milano a quello della Roma imperiale. Giovanni Antonio Amadeo, che ne dirige il cantiere, vi dà la misura della sua arte decorativa.

Simbolismo e lettura iconografica

Il programma intreccia due mondi: l'Antichità pagana (medaglioni di imperatori, figure mitologiche del basamento) e la storia sacra (profeti, apostoli, vita di Cristo dei registri superiori). Questa ascesa dal profano al sacro, dal basso all'alto, disegna una teologia per immagini: il mondo antico come fondamento, la Rivelazione cristiana come coronamento. I ritratti imperiali all'antica servono anche la gloria dei duchi committenti, che così si inseriscono nella prestigiosa discendenza di Roma.

La parola alla guida

Non cercate di vedere tutto in un colpo: questa facciata si legge dal basso verso l'alto, come un libro. Cominciate dal basamento e dai suoi medaglioni rotondi: avvicinatevi, sono profili all'antica, imperatori e sapienti, copiati dalle monete romane. Salite poi con lo sguardo alle nicchie e ai rilievi — profeti, santi, scene di Cristo. Notate la densità: non un centimetro di marmo nudo. Arretrate infine per cogliere l'effetto d'insieme, quel luccichio di pietra chiara che è la firma del Rinascimento lombardo.

Segreti e misteri

  • Il basamento reca una sessantina di medaglioni (61 o 62 secondo le fonti) imitati dalle monete romane.
  • Giovanni Antonio Amadeo diresse il cantiere dal 1491 circa, riprendendo un progetto anteriore.
  • La Certosa fu fondata nel 1396 da Gian Galeazzo Visconti come mausoleo dinastico.
  • Estetica del rigoglio lombardo: nessuna superficie lasciata nuda.
  • La parte alta della facciata non ricevette mai tutto il decoro previsto.

Analisi delle emozioni

L'effetto primo è quello dell'abbagliamento, quasi della vertigine: tante figure, tanti dettagli, tanto marmo lavorato che non si sa dove posare lo sguardo. Là dove l'arte toscana cerca l'equilibrio e il vuoto, questa facciata cerca la pienezza, l'abbondanza gioiosa. Si prova una sorta di meraviglia infantile davanti a questa pagina di pietra che trabocca. Poi, avvicinandosi, viene un'altra emozione: l'ammirazione per la pazienza infinita degli scultori, per quelle migliaia di ore di scalpello sepolte in ogni medaglione.

Lo sapevi?

Si racconta che la ricchezza di questa facciata fosse tale che i viaggiatori del Grand Tour, avvezzi alla sobrietà classica, ne restavano divisi — gli uni meravigliati, gli altri giudicando quel rigoglio eccessivo, quasi « barbaro » al metro del gusto toscano. La Certosa divenne così l'emblema di un dibattito sul gusto: meglio l'abbondanza lombarda o la sobrietà fiorentina? Il muro di marmo, imperturbabile, continua a decidere a modo suo — con la sola meraviglia che impone al visitatore.