L'altare appartiene al programma della cappella commissionata da Antonio Todeschini Piccolomini a Sant'Anna dei Lombardi (Monteoliveto), negli stessi anni 1470-1480 del monumento della moglie. Il rilievo della Natività è attribuito ad Antonio Rossellino, con l'intervento della bottega e di Benedetto da Maiano per l'insieme della cappella. Come il resto del cantiere, fu reso possibile dalle reti mercantili fiorentine legate alla corte di Napoli. L'insieme è rimasto in situ.
Elementi notevoli
Un dossale marmoreo dominato da un grande rilievo: la Natività, o Adorazione dei pastori. Attorno al Bambino disteso, la Vergine e Giuseppe si inchinano, mentre accorrono i pastori; sullo sfondo l'annuncio ai pastori, e in alto una schiera di angeli in festa. Il rilievo gioca su più piani di profondità — figure quasi a tutto tondo in primo piano, paesaggio appena sfiorato in lontananza (il celebre « rilievo schiacciato » toscano). Ai lati, santi entro nicchie; in sommità, tondi di profeti. Il marmo è di un modellato delicato, quasi pittorico.
Significato
Il rilievo è ritenuto il primo esempio di questa Natività « alla fiorentina » a Napoli: Antonio Rossellino vi trapianta la maniera toscana, in particolare il rilievo schiacciato messo a punto da Donatello, dove la profondità nasce da minime variazioni di spessore più che dal volume. Insieme al vicino monumento di Maria d'Aragona, l'altare fa della cappella Piccolomini un compendio della scultura toscana del Rinascimento in terra aragonese. È, a Napoli, una lezione d'arte importata destinata a fare scuola.
Simbolismo e lettura iconografica
La Natività celebra l'Incarnazione: Dio fatto bambino, offerto all'adorazione degli umili pastori prima che dei potenti. La composizione in più episodi (annuncio, adorazione, lode degli angeli) svolge il mistero come un racconto sacro. I profeti dei tondi ricordano che quella nascita era annunciata da tempo: l'Antico Testamento prefigura il Nuovo. I santi laterali legano la scena alla Chiesa e alla devozione del committente. La finezza del rilievo schiacciato, quasi immateriale in lontananza, suggerisce essa stessa il passaggio dal visibile all'invisibile.
La parola alla guida
Mettetevi di fronte al rilievo e cercate la profondità: in primo piano le figure escono quasi del tutto dal marmo; sullo sfondo il paesaggio e le architetture non sono che un soffio inciso nella pietra — è il rilievo schiacciato, un tour de force toscano. Seguite il racconto in più tempi: l'adorazione al centro, l'annuncio ai pastori di lato, gli angeli in festa in alto. Osservate la tenerezza dei volti chini sul Bambino. Poi allargate lo sguardo ai santi delle nicchie e ai profeti dei tondi: tutto l'altare narra l'Incarnazione.
Segreti e misteri
- È ritenuto il primo esempio di questa Natività alla fiorentina a Napoli.
- Capolavoro del rilievo schiacciato (« stiacciato ») ereditato da Donatello: la profondità per minimi spessori.
- Racconto in più tempi in un solo rilievo: adorazione, annuncio ai pastori, angeli.
- Opera di Antonio Rossellino, con la bottega e Benedetto da Maiano per la cappella.
- Da non confondere con l'Annunciazione di Benedetto da Maiano, altro capolavoro della stessa chiesa (cappella Correale/Mastrogiudice).
Analisi delle emozioni
Colpisce la dolcezza intima della scena: volti che si chinano, una famiglia raccolta attorno a un neonato. Il marmo, lavorato con tanta finezza, sembra respirare; la luce scivola sui rilievi e fa vibrare la lontananza appena accennata, come un sogno. Si prova lo stupore quieto dell'Adorazione, quell'attimo di tenerezza sospesa prima del dramma della Passione. La virtuosità tecnica non schiaccia mai l'emozione: la serve, rende palpabile la fragilità del Bambino e la gioia discreta degli umili. È un'opera che pacifica.
Lo sapevi?
La cappella Piccolomini riunisce, a pochi metri l'una dall'altra, due prodezze toscane: il monumento addormentato di Maria d'Aragona e questo altare della Natività. La tradizione storiografica vede in questo rilievo la prima apparizione, a Napoli, del linguaggio di Rossellino e di Donatello — come se la Toscana avesse, in un luogo, piantato la sua bottega nel cuore del regno aragonese. Si racconta volentieri Sant'Anna dei Lombardi come « Firenze nel cuore di Napoli », e questo altare ne è una delle prove più raffinate.

