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Pittura del Rinascimento

San Girolamo nello studio

Londres

San Girolamo nello studio
Antonello da Messina · Public domain · Public domain — Wikimedia Commons

Questo piccolo quadro — appena 46 centimetri d'altezza — è uno dei più grandi prodigi d'illusione di tutto il Rinascimento. Antonello da Messina, il pittore siciliano che riportò in Italia i segreti della pittura a olio fiamminga, vi mostra san Girolamo al lavoro. Ma guarda come ce lo mostra: dapprima, un grande arco di pietra, come se guardassimo da una finestra. Sulla soglia, una pernice e un pavone, posati lì, minuscoli e perfetti. Poi, oltre, uno spazio che sprofonda: Girolamo, il traduttore della Bibbia, è seduto in una strana struttura di legno rialzata, una sorta di studiolo-pedana eretto in mezzo a una vasta sala voltata di chiesa. Legge, chino sul libro, le pantofole riposte sul gradino. Tutt'intorno, in una luce limpida, scaffali di libri, vasi, un leone che avanza in una galleria laterale (il suo attributo), finestre che si aprono su un paesaggio lontano, uccelli che volano. Antonello fa stare, in un'immagine grande come una pagina, un'intera architettura, un ritratto, una natura morta e un paesaggio — ogni dettaglio nitido, ogni materia resa, la luce che circola ovunque. La sfumatura? La minuscola scala esige che ci si avvicini davvero; è un quadro che si merita, occhio contro il pannello.

Simbolismo e lettura iconografica

Avvicina l'occhio: questo piccolo pannello è un mondo intero, da decifrare dettaglio per dettaglio.

  • L'arco-finestra in primo piano: Antonello incornicia la scena con un grande arco di pietra, come se guardassimo da un'apertura. Questa soglia ci pone fuori, spettatori discreti di un'intimità — e scava subito una profondità vertiginosa.
  • La pernice e il pavone: sul davanzale, in basso, cerca i due uccelli, minuscoli e perfetti. Il pavone simboleggia l'immortalità, la pernice talvolta la verità; ma sono soprattutto una sfida da virtuoso — guarda la resa delle piume a questa scala.
  • Lo studiolo di legno rialzato: Girolamo lavora in una curiosa struttura di legno, una pedana-studio eretta nel cuore di una sala immensa. È uno spazio nello spazio, un bozzolo di studio posato nella navata — l'immagine stessa della vita interiore del dotto.
  • Le pantofole riposte: dettaglio squisito da cercare — sul gradino, Girolamo ha tolto e posato le pantofole prima di salire a leggere. Questo niente del quotidiano rende il santo incredibilmente presente, umano, vicino.
  • Il leone nella galleria: a destra, in una campata laterale, cerca il leone che avanza — l'attributo di Girolamo (a cui avrebbe tolto una spina dalla zampa). La sua presenza lontana, nell'ombra, aggiunge un brivido alla pace studiosa.
  • La luce che circola: seguila di finestra in finestra — entra da più aperture, disegna le piastrelle, illumina i libri, si posa sui vasi. Antonello, erede dei Fiamminghi, fa della luce il vero legante di tutto lo spazio.
  • Il paesaggio sullo sfondo: dalle finestre in fondo, cerca le lontananze — colline, acqua, forse un cavaliere. Il mondo continua fuori, mentre il santo, ritirato, traduce la parola di Dio. Il quadro contiene insieme il ritiro e l'immensità.
  • Gli oggetti di studio: percorri gli scaffali — libri aperti, chiusi, coricati, vasi di maiolica, scatole. Ogni oggetto è dipinto per se stesso, con un amore fiammingo del dettaglio; è un inventario del lavoro intellettuale.

Analisi delle emozioni

Questo minuscolo quadro procura un piacere raro: quello della scoperta progressiva. Ci si avvicina, e un mondo si apre — più si guarda, più si trova, come in una casa di bambola di una perfezione irreale. Emana dalla scena una pace studiosa, quasi invidiabile: questo studiolo di legno immerso nella luce, questi libri, questo silenzio, queste pantofole tolte, tutto dice la felicità del ritiro e dello studio. Eppure lo spazio immenso che circonda il piccolo studio, il leone nell'ombra, le lontananze dalle finestre, aggiungono una nota di mistero e di vertigine: il dotto è solo, minuscolo, nel cuore di un vasto mondo. Si prova insieme la dolcezza di un rifugio e l'emozione della virtuosità pura — come possono tanta vita, tanto spazio, tanta verità stare in così poco?

Segreti e misteri

Il San Girolamo di Antonello, datato verso il 1475, è un manifesto: condensa l'arte fiamminga (precisione, olio, luce) che Antonello aveva assimilato, e lo spirito italiano della prospettiva e dell'architettura. Il quadro fu persino per un certo tempo attribuito a un maestro nordico tanto la sua fattura è fiamminga — segno della perfetta fusione operata dal siciliano. Antonello ebbe un ruolo decisivo nella diffusione della pittura a olio a Venezia, dove soggiornò verso il 1475-1476 e influenzò durevolmente Giovanni Bellini. La simbolica precisa degli uccelli (pavone, pernice) e del dispositivo spaziale è stata oggetto di numerose letture. L'opera è oggi uno dei gioielli della National Gallery di Londra.

Lo sapevi?

La fattura del San Girolamo è così perfettamente fiamminga — la luce, la finitura, il senso del dettaglio — che l'opera fu per un certo tempo catalogata come quella di un maestro del Nord, un Van Eyck o un Memling, prima di essere restituita ad Antonello. È il più bell'omaggio: il siciliano aveva assorbito così bene i segreti della pittura a olio venuta dalle Fiandre da poter ingannare gli esperti stessi. Ed è proprio lui che, riportando quest'arte a Venezia, avrebbe cambiato il corso della pittura italiana.

Dove vederla