HitsMap

Pittura del Rinascimento

San Francesco nel deserto

New York

San Francesco nel deserto
Giovanni Bellini · Public domain · Public domain — Wikimedia Commons

Ecco uno dei quadri più misteriosi e più teneri di tutto il Rinascimento veneziano, dipinto da Giovanni Bellini verso il 1476-1478. Il soggetto, in linea di principio, è san Francesco che riceve le stimmate. Ma Bellini fa qualcosa di inaudito: non mostra né il serafino, né i raggi, né il dramma consueto di questa scena. Guarda — Francesco è uscito dalla sua piccola grotta-eremo, si è avanzato nella luce, le braccia leggermente scostate, i palmi aperti, la testa levata verso il cielo. Il suo volto è immerso in un chiarore dorato che viene dall'angolo superiore sinistro. E attorno a lui, tutto un mondo: un asino, un airone, un coniglio che affaccia il muso da un buco, un alloro le cui foglie fremono sotto una brezza che si crede di sentire. Sullo sfondo, una città fortificata, colline, un pastore e il suo gregge. Il miracolo non è mostrato, è diffuso: è la luce stessa, è la natura intera che sembra trattenere il respiro. Bellini dipinge l'estasi non come un evento spettacolare, ma come una comunione silenziosa tra l'uomo e il creato. La sfumatura? Il soggetto esatto (stimmatizzazione? semplice preghiera? cantico delle creature?) è dibattuto da sempre; il quadro conserva il suo segreto.

Simbolismo e lettura iconografica

Entra dolcemente in questo paesaggio e lascia che ogni dettaglio ti parli — tutto vi è segno.

  • Francesco a braccia aperte, testa levata: al centro, il santo si è avanzato fuori dalla grotta, i palmi rivolti al cielo, il volto offerto alla luce. Nessuna contorsione, nessun grido — un'estasi serena, un abbandono. Cerca le sue mani: vi si intuiscono le stimmate.
  • La luce venuta dall'alto a sinistra: seguila — un chiarore dorato cade da quell'angolo, illumina il volto di Francesco, indora la roccia, allunga le ombre. È lei, e non un serafino, a portare il divino. Bellini rende il miracolo con la sola luce.
  • L'alloro che freme: guarda l'albero a sinistra, le sue foglie inclinate — un soffio passa. Molti vi vedono il segno della presenza divina, il vento dello Spirito. La natura intera reagisce a ciò che si compie.
  • L'eremo minuzioso: a destra, cerca la piccola grotta attrezzata — un leggìo, un libro, un teschio, un campanello, una vite, una croce di legno. Bellini dipinge la cella dell'eremita con un amore del dettaglio sbalorditivo; si legge la sua vita di preghiera e di studio.
  • Gli animali: percorri il quadro — l'asino sullo sfondo, l'airone, il coniglio che esce da un buco nella roccia. Ciascuno è una creatura del cantico di san Francesco, questo fratello di tutto il vivente. Il creato intero lo circonda, placato.
  • Il pastore e la città: in lontananza, un pastore conduce il gregge, e una città fortificata si erge sulla collina. Il mondo degli uomini continua, luminoso, sullo sfondo — il sacro e il quotidiano coesistono.
  • La roccia lavorata: osserva il primo piano minerale, le stratificazioni, le fessure, le piante che crescono negli interstizi. Bellini è un geologo-poeta: ogni pietra è osservata, viva, come se la terra stessa partecipasse alla preghiera.

Analisi delle emozioni

Questo quadro placa in profondità. Non vi si trova né il dramma né l'enfasi delle stimmatizzazioni consuete, ma un silenzio luminoso, una pace che conquista a poco a poco lo spettatore. Francesco, a braccia aperte, testa levata, non esprime il dolore ma l'accoglienza, la gratitudine, la meraviglia — e questa meraviglia è contagiosa. Ci si sorprende a esplorare ogni angolo, l'asino, l'airone, la vite, il teschio, come si scruterebbe un giardino segreto, e si comprende che il vero soggetto è forse lì: la santità di uno sguardo che ama tutto il creato. La luce dorata, l'alloro che freme, la calma degli animali compongono un mondo riconciliato, dove il divino non erompe ma impregna tutto. Si esce da questa contemplazione col cuore stranamente leggero.

Segreti e misteri

Il San Francesco della Frick Collection è una delle opere più studiate e più enigmatiche di Bellini, datata verso il 1476-1478. Il dibattito verte anzitutto sul suo soggetto: la lettura tradizionale (la stimmatizzazione) si scontra con l'assenza del serafino alato solitamente presente; alcuni vi vedono piuttosto un'evocazione del Cantico delle creature, o un momento di comunione mistica con la natura. La ricchezza simbolica del paesaggio — ogni pianta, ogni animale, ogni oggetto dell'eremo è stato scrutato per il suo senso possibile — ne fa un capolavoro di iconografia oltre che di pittura. La tecnica mista (tempera e olio) testimonia il momento in cui Venezia adotta la pittura a olio venuta dal Nord.

Lo sapevi?

San Francesco d'Assisi aveva composto il Cantico delle creature, in cui celebrava « frate Sole », « sorella Luna », « frate Vento », l'acqua, il fuoco, la terra — tutto il creato come una fraternità. Molti pensano che Bellini abbia voluto dipingere non il secondo esatto delle stimmate, ma lo spirito di quel cantico: un uomo in piedi nella luce del mattino, circondato dai suoi fratelli animali e piante, in comunione col mondo intero. Se è vero, sarebbe una delle più belle traduzioni pittoriche di una poesia mai realizzate.

Dove vederla