Leonardo da Vinci · 1503-1519 circa, incompiuto
Prendetevi il tempo di sciogliere ciò che vedete, perché la scena è un rompicapo tenero. Tre generazioni sono riunite in un solo gruppo, così serrato che dapprima non si capisce a chi appartenga ciascun braccio. In fondo, la più anziana, seduta: è sant'Anna, la madre della Vergine, monumentale, quasi una montagna umana. Sulle sue ginocchia — sì, sulle ginocchia della madre, come una bambina — Maria si sporge in avanti. E Maria, a sua volta, si volta per trattenere dolcemente il figlio. Il Bambino Gesù, in basso, è scivolato a terra e abbraccia un agnello, quasi cavalcandolo, lo sguardo rivolto alla madre.
Tutta la composizione è una cascata di gesti: Anna guarda Maria, Maria si china verso il Bambino, il Bambino si volge verso l'agnello. Il soggetto è raro: la « sant'Anna Metterza », l'ascendenza materna di Cristo riunita in una piramide vivente. Leonardo vi lavorò a lungo — il Louvre colloca la tavola negli ultimi sedici anni della sua vita — e non la portò mai a termine. È proprio l'incompiutezza a rendere l'opera commovente: alcune zone sono spinte a una finitura vaporosa, altre restano allo stato di abbozzo bruno, così che si assiste al dipinto nell'atto di nascere.
Il paesaggio dietro le figure è uno dei più belli di tutta la sua pittura: cime ghiacciate, azzurre, quasi irreali, che salgono verso un cielo pallido. Si avverte il geologo tanto quanto il pittore. E sui volti, lo stesso sfumato della Gioconda addolcisce i sorrisi fino a renderli inafferrabili. Esiste un'altra celebre versione di questa idea, il cosiddetto cartone di Burlington House, conservato alla National Gallery di Londra, dove Leonardo sostituisce l'agnello con il piccolo san Giovanni: prova che meditò questo gruppo per anni, cercando senza fine il nodo perfetto tra i corpi.
Simbolismo e lettura iconografica
L'opera è una teologia condensata in un solo gruppo di corpi allacciati.
- L'agnello: è il cuore simbolico. Il Bambino lo stringe teneramente, ma l'agnello è l'Agnus Dei, l'agnello del sacrificio — annuncia la Passione e la morte di Cristo. Afferrandolo di sua volontà, il Bambino accetta già il proprio destino. La madre vorrebbe trattenerlo; lui va verso il sacrificio.
- Sant'Anna: madre di Maria, rappresenta l'antica alleanza e la stirpe da cui nasce la salvezza. La sua posizione — la più alta, la più ampia — ne fa il basamento e l'origine; alcuni vi leggono anche una figura della Chiesa, che sostiene la Vergine e, attraverso di lei, il Cristo.
- La Vergine sulle ginocchia di Anna: questa immagine insolita di una madre adulta seduta come una bambina sulle ginocchia della propria dice la continuità delle generazioni e l'umanità pienamente umana di Cristo, radicato in una vera famiglia.
- Il gesto di trattenimento di Maria: piega il busto per riprendere il Bambino, in un moto d'amore materno che è anche un rifiuto istintivo del sacrificio imminente. Tutto il dramma cristiano sta in quel braccio teso.
- La composizione a piramide: le tre figure e l'animale si incastrano in un unico blocco mobile. L'unità formale traduce l'unità del disegno divino, in cui ogni generazione conduce alla successiva.
- Il paesaggio di montagne e acqua: oltre le figure, la natura primordiale, gelida e deserta, evoca il tempo del mondo e, in Leonardo, la sua riflessione sulle forze geologiche. La scena intima si staglia sull'immensità del creato.
- Il sorriso di Anna: di una dolcezza quasi enigmatica, ha nutrito innumerevoli letture; la più celebre, il saggio di Freud (1910), vi proiettò l'infanzia di Leonardo, sulla base di un errore di traduzione (un nibbio letto come un avvoltoio).
Analisi delle emozioni
Ciò che commuove qui è la tenerezza attraversata da un presentimento. I volti sorridono, chini l'uno verso l'altro, in un'intimità calda e silenziosa — una scena di famiglia. Ma lo sguardo della madre che si sporge per riprendere il figlio, e l'agnello che il Bambino non lascia, instaurano un'inquietudine sorda: questa felicità porta già il proprio lutto. I corpi allacciati a spirale danno un'impressione di movimento dolce, senza principio né fine, come una carezza continua. La luce modella le carni con dolcezza infinita, e lo sfumato cancella ogni durezza; i sorrisi fluttuano, presenti e insieme irraggiungibili. L'incompiutezza aggiunge un'emozione inattesa: vedere la pittura affiorare dall'abbozzo è assistere al pensiero del pittore in cerca della verità di un gesto materno.
Segreti e misteri
L'incompiutezza è il primo enigma: perché Leonardo, che portò con sé questa tavola per anni, non la finì mai? Vi si scorgono a nudo le fasi del suo lavoro — il disegno sottostante, le velature appena posate, zone semplicemente pennellate di bruno. Il restauro del 2010-2012 fece scandalo: la pulitura ravvivò colori che, per diversi esperti, risultavano troppo vivi rispetto alle intenzioni presunte dell'artista, e due membri eminenti del comitato consultivo del Louvre si dimisero nel dicembre 2011. Il cartone di Burlington House, a Londra, mostra una variante con il piccolo san Giovanni al posto dell'agnello: le due idee coesistettero nella mente di Leonardo, e gli studiosi discutono ancora il loro ordine e la loro datazione. Infine, Sigmund Freud costruì nel 1910 un'intera interpretazione psicoanalitica su un dettaglio del panneggio della Vergine dove credeva di vedere la sagoma di un avvoltoio, associato a un ricordo d'infanzia di Leonardo — lettura poi smontata dalla constatazione che la parola italiana indicava un nibbio, non un avvoltoio.
Lo sapevi?
Quando Leonardo presentò il cartone preparatorio di sant'Anna — probabilmente a Firenze, verso il 1501 — l'intera città volle vederlo. Vasari racconta che, per due giorni, uomini e donne accorsero nella sala dove era esposto « come si va a una festa solenne », colpiti d'ammirazione davanti a questo semplice disegno. È uno dei primi racconti di un pubblico che si accalca in folla per un'opera d'arte moderna, cinque secoli prima delle attuali code del Louvre. Il dipinto finale, invece, non fu mai compiuto né consegnato: Leonardo lo tenne presso di sé fino alla morte in Francia, come fece con la Gioconda.

