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Pittura del Rinascimento

Dama con l'ermellino

Cracovie

Dama con l'ermellino
Leonardo da Vinci · Public domain · Public domain — Wikimedia Commons

Ecco uno dei più bei ritratti di tutto il Rinascimento, dipinto da Leonardo da Vinci a Milano verso il 1489-1491. La giovane donna si chiama Cecilia Gallerani: ha una quindicina d'anni, è colta, poetessa, ed è l'amante amata di Ludovico Sforza, detto il Moro, duca di Milano. Guardala: non posa di fronte, è colta in pieno movimento. Il suo corpo è girato verso sinistra, ma la testa ruota verso destra, come se qualcuno fosse appena entrato e lei si voltasse. Questo movimento, questa torsione viva, era una rivoluzione — prima di Leonardo, i ritratti erano rigidi, di profilo o di fronte. Tiene tra le braccia un ermellino, un piccolo animale bianco dal muso fine, che accarezza con una mano di straordinaria delicatezza — guarda queste lunghe dita affusolate. L'ermellino non è lì per caso: è un rebus, un gioco di sensi che designa insieme la purezza, il duca stesso (che portava l'ordine dell'Ermellino) e il nome di Cecilia in greco (galê). Tutto, in questo quadro, è intelligenza e vita: lo sguardo che segue un evento fuori campo, la mano sull'animale, la luce che modella il volto. La sfumatura? Lo sfondo nero attuale non è originale; è stato ridipinto più tardi, il che ha un po' modificato l'equilibrio voluto da Leonardo.

Simbolismo e lettura iconografica

Guarda questo ritratto vivente e decifra ciò che Leonardo vi ha insinuato.

  • La torsione del corpo: non posa, si volta. Il busto va a sinistra, la testa ruota a destra, lo sguardo segue qualcosa fuori dalla cornice. Leonardo inventa il ritratto in movimento — un istante colto, come se la vita continuasse attorno a lei.
  • La mano sull'ermellino: cerca le dita — lunghe, affusolate, di una delicatezza inaudita, accarezzano e trattengono l'animale. Leonardo, anatomista, fa di questa mano un capolavoro nel capolavoro; si sente la dolcezza del gesto e la lieve tensione della bestia.
  • L'ermellino, un triplo rebus: è il dettaglio geniale. L'animale bianco simboleggia la purezza (l'ermellino preferisce morire piuttosto che sporcare la sua pelliccia); evoca Ludovico Sforza, che portava l'ordine dell'Ermellino; e in greco, ermellino si dice galê — allusione al nome di Cecilia Gallerani. Un solo animale, tre sensi sovrapposti.
  • Lo sguardo fuori campo: segui i suoi occhi — non ci guardano, vanno verso destra, attenti, come catturati da una presenza invisibile. Molti vi vedono il duca, il suo amante, che entra nella stanza. Il ritratto racconta una storia d'amore senza mostrarla.
  • La luce sul volto: osserva come il chiarore viene da sinistra, modella la guancia, la fronte, il collo, e lascia l'altro lato in un'ombra dolce. Lo sfumato nascente dà alla pelle una presenza quasi tattile.
  • Il muso dell'ermellino: dettaglio da cercare — l'animale gira la testa nella stessa direzione di Cecilia, muso teso, zampa artigliata posata sul braccio. Bestia e donna condividono lo stesso movimento di attenzione: guardano la stessa cosa.
  • La collana di perle nere: segui il sottile nastro scuro attorno al collo — sobrio, elegante, sottolinea la linea del collo e il ritegno della giovane donna, la sua distinzione.

Analisi delle emozioni

Questo ritratto sconvolge per la sua vita. Non si ha davanti un'immagine rigida, ma una giovane donna sorpresa nell'istante, attenta a qualcosa che non si vede — e questa attesa, questo sguardo girato, crea un'intimità turbante: si assiste a un momento privato, si è quasi di troppo. Emana da lei un'intelligenza, una grazia trattenuta, una giovinezza insieme sicura e fragile. La tenerezza del gesto sull'animale, la dolcezza della luce, la finezza delle dita: tutto dice la delicatezza di un essere amato, colto da un pittore che l'ha manifestamente guardata con ammirazione. Si esce da questo quadro con la rara sensazione di aver incontrato qualcuno — non un'allegoria, non una posa, ma una persona, viva, cinque secoli fa.

Segreti e misteri

Il modello è identificato con quasi certezza come Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro, grazie in particolare a un sonetto del poeta Bernardo Bellincioni che evoca il suo ritratto di Leonardo. L'opera risale agli anni milanesi del maestro (verso il 1489-1491). Lo sfondo, oggi nero, è stato ridipinto in seguito: analisi hanno rivelato che era in origine diverso, e si discute ancora del suo stato primo (una porta o un'apertura sarebbero esistite). Il quadro ha conosciuto un destino movimentato, in particolare durante la Seconda guerra mondiale, quando fu confiscato; appartiene alla collezione Czartoryski, a Cracovia. Il triplo gioco di sensi sull'ermellino (purezza / ordine sforzesco / nome greco di Gallerani) è una delle trovate emblematiche dell'ingegno di Leonardo.

Lo sapevi?

Il poeta di corte Bernardo Bellincioni scrisse un sonetto in cui fingeva di rivolgersi alla Natura, gelosa di vedere Cecilia resa immortale dal pennello di Leonardo: la natura stessa, diceva, poteva essere fiera che l'arte la facesse vivere per sempre. È in parte grazie a questa poesia che si è potuto identificare il modello. L'amante di un duca, un'adolescente di quindici anni, deve così la sua sopravvivenza eterna non al potere del suo amante, ma allo sguardo di un pittore — la più bella delle rivincite sull'oblio.