« Fece le sue figure ritte in piedi. » — dalla lezione di Vasari, che riassume così ciò che Masaccio restituì alla pittura: il peso, l'aplomb, la verità dei corpi.
Contributi e opere
Ha appena una ventina d'anni e, nel giro di pochi cantieri, rifonda la pittura. Là dove il gotico internazionale sfoggiava sagome aggraziate, panneggi preziosi e fondi d'oro, Masaccio impone di colpo un mondo saldo: uomini che pesano, che stanno ritti in piedi, che occupano lo spazio come volumi reali. È un'audacia inaudita — spazzare via, così giovane, tutto un linguaggio consolidato per sostituirvi la gravità, la misura e la presenza umana.
Il suo contributo più celebre è la padronanza della prospettiva scientifica. Nell'affresco della Trinità in Santa Maria Novella, a Firenze, costruisce una volta a botte che sembra bucare il muro: le linee fuggono verso un punto unico, l'architettura dipinta diventa credibile al millimetro, e lo spettatore crede di veder aprirsi una vera cappella. Questo rigore geometrico, nutrito dal dialogo con le invenzioni del suo tempo, fa entrare la pittura nell'età della dimostrazione razionale dello spazio.
Ma Masaccio non è soltanto un geometra. Nella cappella Brancacci, nella chiesa di Santa Maria del Carmine, dipinge figure impastate di carne e di luce. La Cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso resta una delle vette più sconvolgenti di tutta l'arte occidentale: due corpi nudi, schiacciati dalla vergogna e dal dolore, Eva con la bocca aperta in un grido, Adamo con il volto nascosto tra le mani. Nessuna leziosità; nient'altro che l'umanità messa a nudo. La luce vi cade da una direzione reale, scolpisce i muscoli, proietta ombre vere, e conferisce ai personaggi un'esistenza fisica mai vista prima.
Da questa luce nasce una gravità monumentale. I suoi apostoli, i suoi poveri, le sue figure sacre hanno la dignità pesante delle statue antiche e l'emozione trattenuta di esseri vivi. Masaccio riunisce così tre conquiste in una sola opera — lo spazio misurato, il volume dei corpi, la luce vera — e getta le fondamenta su cui si innalzerà tutto il secolo fiorentino.
Aneddoto memorabile
Il suo stesso soprannome ne dice il carattere. « Masaccio » significa all'incirca « Tommaso il goffo », « il trasandato » — da Tommaso, il suo vero nome. Non che fosse sciocco: secondo la tradizione riferita da Vasari, era semplicemente incurante di tutto ciò che non fosse la sua arte. Indifferente al denaro, all'abbigliamento, alle convenienze, concentrava ogni attenzione sulla pittura e lasciava andare il resto. Il nomignolo, più che una beffa, suona come la confessione di un uomo interamente assorbito da una cosa sola.
Influenze ricevute
Masaccio eredita la lezione di Giotto, un secolo prima, di cui ritrova e prolunga la solidità delle figure e il senso del dramma umano. La sua epoca fiorentina ribolle di ricerche sulla prospettiva e sulla costruzione dello spazio, sulla scia dei lavori di architetti e scultori contemporanei votati al rigore delle proporzioni. Lavora inoltre al fianco del pittore più anziano Masolino, con cui condivide diversi cantieri, tra cui la cappella Brancacci — una collaborazione in cui il contrasto tra la grazia dell'uno e la potenza dell'altro salta agli occhi.
Influenze esercitate
La sua influenza è smisurata a fronte di una vita tanto breve. La cappella Brancacci diventa la scuola del Rinascimento: generazioni di pittori vi accorrono a copiare le sue figure per apprendere il disegno, la luce e la costruzione dei corpi. Michelangelo stesso, da giovane, disegnava dagli affreschi di Masaccio. La via che ha aperto — corpi saldi, spazio misurato, emozione grave — irriga tutto il Quattrocento fiorentino e ben oltre.
Importanza storica
Masaccio è il rivoluzionario fondatore della pittura del Rinascimento. In appena pochi anni ha dato all'arte occidentale lo spazio prospettico, il peso dei corpi e la luce reale, riuniti in una gravità nuova. La sua sfumatura è la sua fragilità: morto intorno ai ventisette anni, a Roma, in circostanze oscure — è circolata una voce di avvelenamento, che va presa per quel che è, una diceria non verificata. Lascia un'opera minuscola per numero, immensa per portata: una manciata di affreschi e di tavole che hanno fecondato un intero secolo. Pochi artisti avranno cambiato tanto la propria arte in così poco tempo.
