Contributi e opere
Nipote di Cosimo il Vecchio, a soli vent'anni Lorenzo eredita una casata che regna senza portare corona, e ne fa il cuore pulsante del Rinascimento fiorentino. Attorno a lui si raccoglie una costellazione di ingegni: protegge il Botticelli, apre il giardino di San Marco dove un ragazzo di nome Michelangelo impara a scolpire, si circonda del poeta Poliziano, del prodigioso Pico della Mirandola, del filosofo Marsilio Ficino che riporta in vita Platone. In casa Medici non ci si limita a pagare gli artisti: si discute con loro, li si ospita, li si lancia nel mondo.
Ma Lorenzo non è soltanto un committente facoltoso: è egli stesso un poeta, e autentico. Scrive in volgare toscano, la lingua del popolo, canti carnascialeschi e versi di una freschezza disarmante, celebrando la bellezza della giovinezza che pure fugge via. Orchestra le feste della città, intreccia il piacere popolare al raffinamento delle lettere.
In politica diventa l'ago della bilancia italiana: dopo la pace, mantiene l'equilibrio fra le potenze della penisola con la diplomazia più che con le armi. Il suo banco, invece, si incrina sotto la sua gestione, tra filiali in dissesto e declino; e per tappare le falle attinge ai fondi pubblici e a quelli di pupilli affidati alla sua tutela. La luce aveva la sua ombra contabile.
Aneddoto memorabile
26 aprile 1478, cattedrale di Firenze, durante la messa: i congiurati Pazzi colpiscono. Il fratello Giuliano cade, pugnalato ai piedi dell'altare; Lorenzo, ferito, si rifugia dietro le porte della sagrestia e sopravvive. La città insorge in suo favore, e la vendetta è terribile: impiccagioni, corpi suppliziati esposti alle finestre del palazzo. Al Botticelli viene affidato il compito di dipingere gli impiccati sui muri pubblici, e la giustizia si fa affresco d'infamia. Un anno dopo, l'audacia cambia campo: Lorenzo parte solo, senza scorta armata, a trattare con il re di Napoli, e riporta la pace a Firenze.
Influenze ricevute
Cosimo il Vecchio, il nonno, modello di mecenatismo e di potere discreto; Marsilio Ficino e l'Accademia neoplatonica; la poesia toscana, da Dante a Petrarca.
Influenze esercitate
Sandro Botticelli; il giovane Michelangelo, formatosi nel giardino di San Marco; Angelo Poliziano; Pico della Mirandola; tutta un'idea del principe-mecenate che avrebbe ispirato le corti del Rinascimento.
Importanza storica
Senza Lorenzo, la Firenze del tardo Quattrocento non sarebbe divenuta quel laboratorio in cui pittura, filosofia e poesia si rispondono a vicenda. Egli incarnò una figura nuova: il signore che governa con il prestigio delle arti tanto quanto con il denaro e l'intrigo. La sua morte nel 1492 fu avvertita come la fine di un'età dell'oro; due anni più tardi Firenze precipitava nella tempesta di Savonarola e delle guerre d'Italia. Si ammira il mecenate geniale; non si dimentica il banchiere imprudente. Entrambi fanno l'uomo, e il suo soprannome: il Magnifico.

