Contributi e opere
Nessun uomo ha mai commissionato tanta arte in una sola stagione. Eletto papa nel 1503, Giuliano della Rovere trasforma la propria terribilità, quell'energia imperiosa che atterrisce i contemporanei, in un cantiere senza pari nella storia. Osa l'inconcepibile: abbattere la venerabile basilica costantiniana di San Pietro per riedificarla più grande, affidando il progetto al Bramante. La prima pietra viene posata nel 1506. Nello stesso slancio rinchiude Michelangelo sotto la volta della Cappella Sistina (1508-1512), strappandogli quasi con la forza i novecento metri quadri di affreschi più celebri del mondo, e gli commissiona poi il proprio sepolcro colossale, cantiere tormentato da cui emergerà il Mosè. A Raffaello, ancora sconosciuto, apre i suoi appartamenti privati: le Stanze Vaticane, con la Scuola di Atene, nascono dalla sua fiducia. Giulio II è inoltre il fondatore delle raccolte di antichità del Vaticano: appena scoperto il Laocoonte nel 1506, lo acquista e lo colloca nel cortile del Belvedere, accanto all'Apollo, gesto che inventa il museo pontificio. In dieci anni concentra intorno a sé Bramante, Michelangelo e Raffaello, imponendo un'ambizione di scala che definisce tutta l'alta Rinascenza romana. Là dove altri papi accumulavano opere, lui commissiona un apparato totale, concepito come l'affermazione di una Roma risorta.
Aneddoto memorabile
Il confronto con Michelangelo è leggendario. L'artista, ritroso, litiga con il papa a proposito del ponteggio della Sistina e per un tempo fugge da Roma. Prima ancora, a Bologna riconquistata nel 1506, Giulio II gli impone di fondere una statua di bronzo che lo raffigura. Michelangelo gli avrebbe chiesto se occorresse mettergli un libro nella mano sinistra; il papa rispose, secondo la tradizione, di non intendersi affatto di lettere e di volere piuttosto una spada. La statua, eretta sulla facciata di San Petronio, sarà abbattuta e poi fusa dai Bentivoglio tornati al potere, colata, si dice, in un pezzo d'artiglieria.
Influenze ricevute
Lo zio Sisto IV, edificatore della Cappella Sistina, da cui eredita il gusto per il mecenatismo monumentale e il nome dei della Rovere. La Roma antica, che sogna di far rinascere. L'esempio dei grandi committenti fiorentini e l'umanesimo diffuso, che pone l'Antichità al vertice di ogni ambizione.
Influenze esercitate
Bramante, Michelangelo e Raffaello, di cui orienta durevolmente l'opera. Leone X e i papi successivi, eredi del cantiere di San Pietro. Tutta l'alta Rinascenza romana, di cui fissa la scala e l'ambizione. Il modello del museo di antichità, inaugurato al Belvedere.
Importanza storica
Giulio II è il più grande committente d'arte della storia occidentale. Senza di lui non esisterebbero né la Sistina di Michelangelo, né le Stanze di Raffaello, né la basilica di San Pietro quale il Rinascimento la immagina. Seppe riunire nello stesso momento, nello stesso luogo, i tre più grandi ingegni del suo secolo, imponendo loro una dismisura pari alla sua terribilità. La sua parte d'ombra, il papa guerriero in corazza, che guida i propri eserciti per ricomporre lo Stato pontificio fino a scandalizzare Erasmo, non si separa dalla sua grandezza: la stessa audacia che lo getta sui campi di battaglia lo spinge a riedificare Roma. Incarna il potere messo interamente al servizio della creazione.

