Contributi e opere
Figlia del duca Ercole I di Ferrara, cresciuta in una corte colta dove imparò il latino, la musica e l'arte della conversazione, Isabella sposò a sedici anni Francesco II Gonzaga e trasformò Mantova, città modesta, in uno dei laboratori del gusto più osservati d'Italia. Quando il marito partiva per la guerra, quando fu catturato da Venezia nel 1509 e poi dopo la sua morte nel 1519, fu lei a governare, a trattare con i Francesi, con l'Impero e con il papato, e a formare il figlio Federico all'arte del comando. Ma la sua impresa più tenace stava altrove: nel Palazzo Ducale allestì uno studiolo e una grotta, ambienti in cui riunì pitture allegoriche, antichità, medaglie, libri e strumenti musicali, secondo un programma che dettava lei stessa. Ordinò al Mantegna il Parnaso e la Minerva che scaccia i Vizi, sollecitò il Perugino, Lorenzo Costa e più tardi il Correggio, imponeva soggetti e misure, correggeva i bozzetti. Il suo carteggio — migliaia di lettere conservate — la mostra in una rete di rapporti mai interrotta: chiedeva stoffe, profumi, ricette, notizie, arbitrando una moda che le corti d'Europa imitavano. Leonardo la ritrasse a carboncino durante il suo passaggio a Mantova; Tiziano la dipinse due volte, in un ritratto che la ringiovaniva di mezzo secolo. Nulla di tutto questo era decorativo: costruiva, pezzo dopo pezzo, un'autorità di intenditrice che gli uomini del suo tempo le riconoscevano a malincuore.
Aneddoto memorabile
Isabella volle un dipinto di Leonardo e lo inseguì per anni. L'artista l'aveva disegnata di profilo, promessa di un ritratto dipinto; lei tornò alla carica, con lettere e intermediari, chiedendo in mancanza d'altro un piccolo Cristo bambino o qualunque opera di sua mano. Leonardo, occupato altrove e insofferente alle commissioni, non consegnò mai nulla. La marchesa, abituata a ottenere, si scontrò con l'unico artista che nessuna insistenza riusciva a piegare: il carboncino del Louvre rimase l'unica traccia del suo desiderio, un capolavoro per rinuncia.
Influenze ricevute
La corte ferrarese di Ercole I d'Este e la sua educazione umanistica; la sorella Beatrice d'Este e la corte milanese degli Sforza; il modello dello studiolo principesco ereditato dal padre e dallo zio; gli umanisti e gli antiquari che la consigliavano, tra cui Mario Equicola.
Influenze esercitate
Andrea Mantegna, il Perugino, Lorenzo Costa, il Correggio, sollecitati e guidati dai suoi programmi; il modello dello studiolo femminile e della donna collezionista; le corti d'Europa per la moda e il gusto; il figlio Federico II Gonzaga, formato durante la sua reggenza.
Importanza storica
Isabella d'Este dimostrò che una donna poteva assumere, a pieno titolo, il ruolo di principe delle arti: governare uno Stato, dettare programmi iconografici al Mantegna, fare della propria collezione un discorso intellettuale e non un semplice lusso. Il suo studiolo è uno dei rari insiemi rinascimentali concepiti da una committente di cui conosciamo ogni intenzione, grazie alle sue lettere. L'appellativo di prima donna del mondo non era soltanto un'adulazione: ha fissato una figura destinata a durare, quella dell'intenditrice il cui occhio fa autorità, che la posterità riscopre come pioniera del mecenatismo femminile.

