«Il più grande mistero della pittura veneziana sta in un solo uomo, di cui non si sa quasi nulla — se non che ha cambiato tutto.»
Contributi e opere
Ci sono pittori di cui conosciamo la vita giorno per giorno, e poi c'è Giorgione. Nato verso il 1477 a Castelfranco Veneto, nell'entroterra di Venezia, porta un soprannome più che un nome: «Giorgione», il «grande Giorgio», deformazione affettuosa di Giorgio da Castelfranco. Lo si chiama così, si dice, per la sua alta statura e la sua grandezza d'animo non meno che per la sua arte — persino il suo nome esatto resta incerto nei documenti. Il pittore più rivoluzionario della sua generazione è anche il più inafferrabile, e questo enigma fa parte della sua opera stessa.
La sua vera audacia non sta in un virtuosismo tecnico: sta in un'idea. Fino a lui, un quadro racconta qualcosa — una scena sacra, un episodio antico, un ritratto che afferma un rango. Giorgione osa fare del sentimento, della luce e dell'atmosfera il vero soggetto del dipinto. È ciò che si chiama «poesia»: una pittura che suggerisce invece di raccontare, che immerge chi guarda in un clima anziché in una vicenda. Davanti alla Tempesta (Venezia, Gallerie dell'Accademia) si cerca ancora la storia — una donna che allatta, un uomo in piedi, un temporale in lontananza, una città — e non la si trova. È voluto. Il quadro non si legge, si sente.
Questa pittura d'atmosfera non era destinata alle chiese né alle sale di rappresentanza, ma agli studioli dei collezionisti privati, quegli amatori colti della Venezia raffinata che amavano contemplare e meditare un'opera per se stessa. Giorgione inventa in qualche modo il quadro intimo, quello che si possiede per il piacere di guardarlo a lungo. Allievo di Giovanni Bellini, ne eredita il senso della luce tenera e del colore atmosferico, ma spinge tutto questo verso il mistero: i contorni si fondono, le figure sono immerse in un'aria dorata, il paesaggio cessa di essere uno sfondo per diventare una presenza, quasi uno stato d'animo.
Bisogna misurare ciò che tutto questo apre. Facendo prevalere l'atmosfera sull'aneddoto, Giorgione fonda un'intera maniera veneziana in cui il colore e la luce hanno la meglio sul disegno e sul contorno. È questa la via che imboccherà il suo giovane contemporaneo e collaboratore, Tiziano, che porterà la «poesia» al suo apice. Senza Giorgione, sarebbe difficile immaginare la pittura veneziana del Cinquecento così come ha brillato. Tra le opere che gli si attribuiscono con una certa sicurezza figurano la Tempesta, la Venere dormiente (Dresda) e la pala di Castelfranco.
Aneddoto memorabile
Il paradosso di Giorgione è quasi crudele: quest'uomo che ha sconvolto la pittura è morto a circa trentatré anni, portato via dalla peste che colpì Venezia nel 1510. Lascia un'opera di estrema rarità — una manciata di quadri, e per giunta la maggior parte discussi dagli specialisti, che dibattono senza fine su quali siano davvero di sua mano. Alcune sue tele sarebbero state persino completate dopo la sua morte da altri, tra cui Tiziano: così la celebre Venere dormiente di Dresda, il cui paesaggio sarebbe di Tiziano. Il pittore del mistero è dunque misterioso fin nel suo catalogo: non si è mai del tutto certi di avere davanti un «vero» Giorgione.
Influenze ricevute
Giorgione si forma nella bottega di Giovanni Bellini, maestro della luce dolce e del colore veneziano, di cui trattiene il senso dell'atmosfera e del paesaggio abitato. Si evoca anche una possibile conoscenza di Leonardo da Vinci — del suo sfumato, quel fondersi dei contorni in una leggera foschia — la cui eco sembra presente in lui. Al di là di questo, è la cultura dei circoli umanistici e musicali di Venezia, dove si assaporavano la poesia e la contemplazione, a nutrire la sua maniera allusiva.
Influenze esercitate
La sua influenza è immensa se rapportata alla brevità della sua vita. Tiziano, dapprima suo sodale e suo continuatore, prolunga e amplifica la «poesia» veneziana. Anche Sebastiano del Piombo si forma nella sua scia. Più in generale, tutta la corrente della pittura veneziana fondata sul colore, sulla luce e sull'atmosfera — contro il primato del disegno difeso a Firenze — trova in Giorgione il suo punto di partenza. La nozione stessa di quadro «poetico», privo di un soggetto narrativo fisso, apre una possibilità che i secoli successivi sfrutteranno.
Importanza storica
Giorgione occupa un posto unico: quello del pittore che ha osato cambiare la funzione stessa del quadro. Fare dell'atmosfera, del sentimento e della luce il vero soggetto, invece di raccontare una storia, fu un'audacia radicale — l'invenzione della «poesia». Che abbia compiuto questa rivoluzione in una manciata di opere, prima di morire giovanissimo di peste, non fa che accrescere la sua statura. Enigma assoluto del Rinascimento veneziano, quasi sconosciuto in vita, incerto perfino nel suo catalogo, resta nondimeno una delle grandi svolte della storia della pittura: quella a partire dalla quale un quadro può accontentarsi di essere bello e misterioso.

