Contributi e opere
Immaginate un uomo che, sei secoli prima di noi, decide che il passato vale più di quanto si creda, e parte alla sua ricerca. Petrarca è quest'uomo. Là dove i suoi contemporanei lasciano dormire i manoscritti antichi nelle biblioteche monastiche, lui li insegue, li ricopia, li ama. È così che riscopre a Verona, nel 1345, una raccolta di lettere di Cicerone che il Medioevo aveva dimenticato. Questo gesto, cercare gli Antichi per farli rivivere, fonda ciò che chiameremo umanesimo. Petrarca ne è il padre.
Più audace ancora: forgia l'idea stessa di un'età oscura (tenebrae) che separerebbe la luce antica dal proprio presente. Pensare il tempo in questo modo, scomporlo in epoche da superare, significa già pensare da moderni.
Ma Petrarca non è soltanto un cacciatore di vecchi testi. È poeta, e immenso. Il suo Canzoniere, i sonetti indirizzati a Laura, intravista nel 1327 ad Avignone, inventa una lingua dell'amore così potente da dare il nome a un'intera corrente europea: il petrarchismo. Ronsard, Shakespeare, Garcilaso: tutti gli devono qualcosa. Nel 1341, Roma lo incorona poeta laureato in Campidoglio, resuscitando un onore antico per offrirlo a un vivente.
Aneddoto memorabile
Un giorno d'aprile, Petrarca sale sul Monte Ventoso, non per una ragione utile, ma, come racconta lui stesso, per il semplice desiderio di vedere. Il resoconto che ne lascia è rimasto celebre: giunto in cima, abbagliato dal paesaggio, apre a caso le Confessioni di sant'Agostino e cade su un passo che lo richiama a sé stesso. Molti vi hanno letto il primo sguardo moderno posato sulla natura per sé stessa. La scena è probabilmente ricostruita a posteriori, ma dice tutto di lui: la curiosità del mondo, subito rovesciata in esame di coscienza.
Influenze ricevute
Cicerone; Virgilio; sant'Agostino; gli autori dell'antichità latina.
Influenze esercitate
Boccaccio; gli umanisti del Quattrocento; il petrarchismo europeo (Ronsard, la Pléiade, Shakespeare, Garcilaso de la Vega).
Importanza storica
Senza Petrarca, il Rinascimento non avrebbe avuto, con ogni probabilità, la sua parola d'ordine: tornare alle fonti antiche per rinnovare il presente. È il primo a trasformare l'ammirazione per gli Antichi in metodo, in ricerca, in modo di vivere. Poeta, dona all'Europa una grammatica del sentimento amoroso che attraverserà tre secoli. Studioso, restituisce la voce a testi che l'oblio minacciava. Padre dell'umanesimo, lo è meno per una dottrina che per un esempio: quello di uno spirito che decide, da solo, che la cultura è una conversazione con i morti illustri, e che questa conversazione ci rende più grandi.

