« Anch'io sono pittore! » — motto che la tradizione attribuisce al Correggio nel momento in cui, si dice, scoprì un'opera di Raffaello.
Contributi e opere
Antonio Allegri, che chiamiamo dal nome della sua città natale, il Correggio, è il mago della dolcezza. Là dove i suoi contemporanei inseguivano la linea netta e la maestà del disegno, lui ha rincorso qualcosa di più inafferrabile: la carezza della luce sulla pelle, il passaggio impercettibile dall'ombra al giorno, quella bruma dorata che avvolge i corpi e li rende quasi tangibili. Il suo sfumato non ha nulla di freddo; respira, avvolge, dona alle sue figure una carne tenera e viva. Per questa sola sensibilità meriterebbe già un posto in prima fila.
Ma la sua vera audacia si gioca in alto, sotto le cupole di Parma. In San Giovanni Evangelista, e poi soprattutto nel Duomo, con l'Assunzione della Vergine, osa ciò che nessuno aveva tentato: aprire il soffitto sul cielo. Chi alza gli occhi non vede più una superficie dipinta ma un abisso luminoso, un vortice vertiginoso di corpi in scorcio che salgono verso la luce. Gambe, braccia, nuvole si accalcano in un moto ascensionale che sembra aspirare lo sguardo. È una prova prospettica inaudita, un'architettura illusoria che abolisce la volta reale.
Questa invenzione non è un semplice virtuosismo: il Correggio vi fonda un intero linguaggio. L'illusionismo dei soffitti barocchi, quei cieli che si spalancano sopra i fedeli nelle chiese dei due secoli successivi, discende in linea diretta da queste cupole emiliane. Aveva, solo e lontano dai grandi centri, due secoli di anticipo. I decoratori che verranno dopo, fino ai frescanti del pieno barocco, non faranno che amplificare ciò che lui aveva già osato per primo.
Il suo genio non si ferma al sacro. In una serie di dipinti profani, tra cui la Danae o Giove e Io, dispiega una sensualità tenera e velata, dove il desiderio si dice attraverso la luce più che attraverso la posa. La nuvola che stringe Io, la pioggia d'oro che bagna Danae: la materia stessa della pittura vi diventa sensazione. Pochi artisti hanno saputo rendere con tale delicatezza l'abbandono, il calore e il turbamento.
Aneddoto memorabile
La leggenda, tramandata dal Vasari, vuole che il Correggio, uomo modesto e provinciale, sia stato pagato per un lavoro in monete di rame anziché in oro. Avrebbe caricato quella pesante moneta sulle spalle e l'avrebbe riportata a casa a piedi, sotto una calura opprimente; sfinito e colto dalla febbre, ne sarebbe morto poco dopo. Il racconto, toccante, dice bene la figura del maestro misconosciuto, schiacciato dal peso della sua fatica — ma si tratta di una tradizione riferita molto tempo dopo, non di un fatto accertato.
Influenze ricevute
Formatosi nell'ambiente emiliano, il Correggio deve molto a Mantegna, di cui ha potuto studiare e prolungare le ricerche sulla prospettiva e sullo scorcio, in particolare il principio del soffitto visto dal basso. Assimila anche la dolcezza e l'ideale di grazia di Leonardo da Vinci, il cui sfumato lo segna a lungo, così come l'equilibrio e la bellezza delle figure di Raffaello. Da queste fonti trae una sintesi del tutto personale, in cui la scienza dell'illusione si mette al servizio della tenerezza.
Influenze esercitate
La sua influenza attraversa i secoli. Le sue cupole aperte sul cielo fondano l'illusionismo decorativo che trionferà nel soffitto barocco. La sua dolcezza sensuale e la sua luce fusa saranno riscoperte e adorate nell'epoca successiva: i pittori del barocco e soprattutto quelli del rococò, innamorati della grazia e della carne tenera, vedranno in lui un modello. La sua maniera nutre tutta una stirpe di artisti attenti alla carezza della luce e all'emozione dolce.
Importanza storica
A lungo considerato un provinciale che lavorava lontano da Roma e da Venezia, il Correggio fu sottovalutato in vita e morì relativamente giovane, lontano dalla gloria sfolgorante di un Raffaello o di un Tiziano. La posterità ha reso giustizia a questo solitario: oggi si riconosce in lui uno dei più grandi inventori della pittura, colui che, prima di chiunque altro, ha fatto aprire i soffitti sull'infinito e ha portato la dolcezza della luce a un grado raramente raggiunto. La sua audacia tranquilla ha cambiato il modo di dipingere il cielo.

