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Protagonisti del Rinascimento

Crivelli

« Carolus Crivellus Venetus » — la firma che apponeva con orgoglio sulle proprie opere, rivendicando insieme la città d'origine e, più tardi, il titolo cavalleresco.

Contributi e opere

Carlo Crivelli è uno dei temperamenti più singolari del primo Rinascimento italiano: un veneziano dalla linea da orafo, di una preziosità che nessuno ha saputo imitare. Sotto il suo pennello ogni dettaglio raggiunge una nitidezza quasi allucinata. I panneggi si piegano in spigoli duri, come metallo o carta accartocciata; i volti si stagliano con un contorno tagliente; e nulla sfugge alla sua ossessione per il dettaglio, fino alla minima piega di una manica o alla buccia di un frutto.

Il suo marchio di fabbrica sta in un vocabolario decorativo inimitabile. Crivelli ama sospendere sopra i suoi santi sontuosi festoni di frutta e ortaggi — mele, pere, cetrioli, zucche — dipinti a trompe-l'oeil con una virtuosità che li rende quasi palpabili. Si spinge ancora oltre impiegando la pastiglia, quella tecnica di oro a rilievo modellato sulla tavola: corone, oreficerie, mitrie e gioielli debordano letteralmente dalla superficie dipinta, confondendo il confine tra pittura e scultura.

La sua arte nasce da una scelta estetica controcorrente. Là dove Firenze inventa una modernità morbida, misurata, votata a un naturalismo equilibrato, Crivelli mantiene ed esaspera l'eredità tardogotica: un'arte iperdecorativa, sontuaria, cerebrale, dove l'ornamento non è mai un accessorio ma il cuore stesso del quadro. Lo si descrive volentieri come un tardogotico innestato sul Rinascimento — né del tutto di ieri, né del tutto di oggi.

La sua opera si compone quasi esclusivamente di pale d'altare religiose: Madonne col Bambino, Annunciazioni, santi in maestà, polittici destinati alle chiese delle Marche. Il suo capolavoro più celebre, l'Annunciazione con sant'Emidio (1486), dispiega tutta la sua scienza della prospettiva e dell'illusione, intrecciando architetture fastose, una profusione di oggetti preziosi e quel famoso raggio divino che attraversa lo spazio per raggiungere la Vergine.

Aneddoto memorabile

Crivelli non si accontentava di firmarsi « Venetus » per ricordare le proprie origini: alla fine della vita aggiunge con orgoglio alla firma il titolo di miles, cavaliere — una distinzione che avrebbe ricevuto e da cui traeva un'evidente vanità. Raro orgoglio esibito, in un pittore esiliato lontano dai grandi centri, che teneva a iscrivere sulle proprie tavole insieme da dove veniva e ciò che era diventato.

Influenze ricevute

Formatosi nell'ambiente veneziano, Crivelli eredita anzitutto la tradizione locale, in particolare la bottega dei Vivarini, e la cultura pittorica di Padova segnata da Squarcione e dal gusto archeologico per l'Antichità, i festoni e la frutta a trompe-l'oeil. Da questo fondamento trattiene il senso della linea incisiva e del decoro rigoglioso, che porta a un grado di esasperazione tutto personale. A differenza dei suoi contemporanei, non si lascia conquistare dal naturalismo atmosferico che intanto guadagna la laguna.

Influenze esercitate

In vita e a lungo dopo, Crivelli resta un caso a sé, senza una vera scuola. La sua riscoperta avviene in età moderna: i preraffaelliti inglesi dell'Ottocento, innamorati della preziosità lineare e del fervore arcaizzante, lo celebrano con passione e contribuiscono a riabilitarlo. Le grandi collezioni britanniche raccolgono allora numerose sue tavole, facendo di questo veneziano dimenticato una figura di culto per gli amatori di un Medioevo sublimato.

Importanza storica

Carlo Crivelli occupa un posto singolare: quello di un artista che ha osato rifiutare la « modernità » per coltivare un'arte tagliente, sontuaria e ossessiva, fedele a una visione puramente personale. La sua sfumatura è anche biografica: condannato per adulterio e imprigionato a Venezia, lascia la sua città e compie l'intera carriera esiliato nelle Marche, lontano dai grandi fuochi artistici. Questa lontananza spiega in parte il suo relativo oblio, prima che la modernità riscoprisse in lui uno degli orafi più affascinanti della pittura italiana.