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Protagonisti del Rinascimento

Fortebracci, dit Braccio da Montone

Contributi e opere

Nobile perugino la cui famiglia era stata spogliata dei propri beni, Andrea Fortebracci fece della rivincita un'arte della guerra. Lo chiamarono Braccio da Montone, dal nome del borgo umbro d'origine, e divenne il capitano più brillante del suo tempo. La sua vera creazione non è una battaglia ma un metodo: la cosiddetta scuola braccesca. Là dove si cercava l'urto frontale delle grosse lance, Braccio punta sulla mobilità, sull'iniziativa e sulle azioni di logoramento. Frantuma la sua cavalleria in piccole unità che lancia a ondate successive, sfibrando l'avversario, cercando incessantemente di riprendere il controllo dello scontro anziché attenderlo. Questa tattica offensiva, nervosa, fatta di ricambi e di rilanci, formò un'intera generazione di condottieri.

Di fronte a lui, Muzio Attendolo Sforza incarnava la scuola sforzesca, più metodica e più massiccia. La rivalità tra braccesca e sforzesca non fu soltanto una contesa tra uomini: strutturò a lungo l'arte della guerra italiana del Quattrocento, due modi di pensare il combattimento che si trasmisero ai rispettivi allievi.

Braccio non si accontentò di comandare: volle regnare. Nel 1416 conquista Perugia, la sua città natale, e vi si rivela amministratore abile quanto capitano. Da lì sogna di ritagliarsi un principato nell'Italia centrale, trasformando il mestiere delle armi in un progetto politico.

Aneddoto memorabile

La sua fine somiglia alla sua vita: senza compromessi. Scomunicato, schierato contro il papa e il regno di Napoli, Braccio è ferito e catturato nella battaglia dell'Aquila, nel 1424. Muore pochi giorni dopo; la tradizione racconta che avrebbe rifiutato di farsi curare, come se preferisse spegnersi piuttosto che sopravvivere da vinto. Poiché era scomunicato, il suo corpo restò a lungo privo di sepoltura cristiana, errante in una sorta di esilio postumo, a immagine di quel condottiero che non aveva mai accettato che gli si dettasse il proprio posto.

Influenze ricevute

Muzio Attendolo Sforza (rivale la cui opposizione definisce la scuola avversaria).

Influenze esercitate

La generazione dei condottieri bracceschi; l'arte della guerra italiana del Quattrocento.

Importanza storica

Braccio da Montone è uno dei due maestri della tattica che hanno plasmato il mestiere delle armi in Italia nel Quattrocento. Fondando la scuola braccesca, ha dato un nome e una dottrina a un modo di fare la guerra: mobile, offensivo, portato dall'iniziativa. La sua rivalità con Sforza fece da matrice a tutta l'arte militare italiana della prima Rinascita. Signore di Perugia, incarna anche quella figura nuova del capitano che, a forza di vittorie, pretende di fondare uno Stato. Ambizione, talento e dismisura vi si mescolano in una traiettoria esemplare.