Contributi e opere
Duca di Ferrara, Modena e Reggio dal 1505, Alfonso I d'Este regna su una delle corti più splendide del Rinascimento italiano, e la difende con il cannone in mano. Il suo tratto distintivo, unico per un principe, è l'artiglieria: non si limita a comandarla, se ne intende come un fonditore, segue la colata del bronzo, sperimenta. La sua fonderia rende l'esercito ferrarese uno dei più temuti della penisola, e i suoi pezzi pesano sulla bilancia della battaglia di Ravenna, nel 1512, dove l'artiglieria francese e ferrarese travolge le linee spagnole e pontificie.
L'altro versante è sontuoso. Nel Castello Estense Alfonso allestisce un gabinetto, i Camerini d'alabastro, che vuole ornare con un ciclo di dipinti mitologici. Si rivolge ai più grandi e commissiona a Tiziano tre capolavori: l'Offerta a Venere, il Baccanale degli Andrii e Bacco e Arianna, autentico manifesto della pittura profana e sensuale del Cinquecento. Alla sua corte vive e scrive l'Ariosto, il cui Orlando furioso, pubblicato nel 1516, è dedicato al fratello del duca, il cardinale Ippolito d'Este.
Sposo in terze nozze di Lucrezia Borgia, figlia di papa Alessandro VI, Alfonso intreccia così il proprio sangue con quello di una delle dinastie più temute d'Italia.
Aneddoto memorabile
Ciò che distingue Alfonso dagli altri principi mecenati è il fumo della fonderia. Si racconta che scendesse egli stesso tra i suoi fonditori, sorvegliando la colata del bronzo e il calibro delle sue bocche da fuoco: una passione tecnica quasi artigianale, rara in un sovrano del suo rango. I suoi cannoni portavano talvolta dei nomi, come creature vive, e facevano tremare gli avversari. Lo stesso uomo che assaporava i nudi mitologici di Tiziano sapeva, calata la notte, regolare la gittata di una colubrina.
Influenze ricevute
La tradizione di mecenatismo della casa d'Este, corte colta e musicale di Ferrara; l'alleanza matrimoniale con i Borgia; il gusto umanistico per l'antichità mitologica che ispira le commissioni a Tiziano.
Influenze esercitate
Tiziano, le cui feste bacchiche nutrono tutta la pittura profana veneziana; l'Ariosto, protetto a Ferrara; l'arte dell'artiglieria da campo, di cui Ravenna (1512) fa una svolta militare; il prestigio duraturo del mecenatismo estense.
Importanza storica
Alfonso I incarna il principe completo del Rinascimento: temibile in battaglia, raffinato nelle sue collezioni. Il suo nome resta legato a tre grandi tele di Tiziano e alla protezione dell'Ariosto, ma anche a una rivoluzione militare: l'uso massiccio e sapiente dell'artiglieria. Scomunicato da Giulio II per aver tenuto testa al papato durante la guerra della Lega di Cambrai, seppe preservare il proprio ducato con il ferro e l'astuzia, tra vicini ben più potenti. Pochi principi hanno saputo tenere insieme i due fili: la bellezza commissionata ai più grandi e la guerra condotta di persona.
