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Protagonisti del Rinascimento

Chigi

Chigi

Contributi e opere

Lo chiamavano il Magnifico, e nella Roma dei primi anni del Cinquecento nessuno portava meglio quel soprannome. Nato da una famiglia di banchieri senesi, Agostino Chigi costruì nell'Urbe la più grande fortuna privata del suo tempo. La sua forza stava nei monopoli: teneva il quasi-monopolio europeo dell'allume di Tolfa, il minerale senza il quale i tintori non potevano fissare i colori sui tessuti; commerciava sale e grano, e prestava denaro a principi e pontefici. Divenuto tesoriere della Curia, finanziò Giulio II e poi Leone X, sostenendo con le sue anticipazioni la politica e le guerre del papato.

Ma Chigi non si limitava ad accumulare: spendeva da principe. Sulla riva destra del Tevere fece innalzare dall'architetto senese Baldassarre Peruzzi una villa suburbana di raffinatezza inedita, la futura Villa Farnesina. Ne affidò la decorazione ai maggiori maestri: Raffaello vi dipinse la Galatea e ideò la Loggia di Psiche, mentre Sebastiano del Piombo, il Sodoma e lo stesso Peruzzi rivestivano le altre sale. In Santa Maria del Popolo commissionò a Raffaello il disegno della propria cappella funebre, la Cappella Chigi, audace sintesi di architettura, mosaico e scultura. In casa sua il denaro della banca si faceva programma artistico: un mecenate che trattava i pittori da ospiti e trasformava la propria dimora in un manifesto della piena Rinascenza.

Aneddoto memorabile

Si racconta che, durante i banchetti sulla riva del Tevere, Chigi facesse gettare nel fiume il vasellame d'oro e d'argento dopo ogni portata, per stupire i convitati con tanto disprezzo della ricchezza. Il gesto era soprattutto un calcolo: reti tese sott'acqua, si dice, permettevano di ripescare ogni cosa una volta partiti gli ospiti. Teatro della prodigalità più che spreco reale, una messa in scena della magnificenza, esattamente il genere di sfarzo di cui si nutrì la sua leggenda. Va accolto come tradizione più che come fatto accertato.

Influenze ricevute

La tradizione bancaria senese e fiorentina, sul modello delle grandi case mercantili toscane; la cultura umanistica della Roma dei papi Giulio II e Leone X; il gusto per l'antico proprio della piena Rinascenza romana.

Influenze esercitate

Raffaello e la sua bottega; Baldassarre Peruzzi; Sebastiano del Piombo; il Sodoma; il modello della villa suburbana decorata, di cui la Farnesina divenne un punto di riferimento; il mecenatismo del banchiere come strumento di prestigio.

Importanza storica

Agostino Chigi incarna il legame tra il denaro e l'arte nel Rinascimento: senza il finanziere, non sarebbe stata la stessa la Roma di Giulio II e Leone X, né sarebbero nati alcuni dei capolavori di Raffaello. La Villa Farnesina e la Cappella Chigi figurano tra le committenze private più ambiziose della piena Rinascenza e fissarono a lungo il modello del mecenate sfarzoso. La sua parabola illumina anche le molle meno gloriose di quello splendore: i monopoli, la speculazione, la stretta alleanza con il potere pontificio. In lui si leggono insieme la potenza creatrice del denaro e la sua parte d'ombra.