Posata su una dolce collina alle porte di Vicenza, Villa Almerico Capra — che tutti chiamano «La Rotonda» — è considerata una delle architetture più imitate della storia occidentale. Iniziata verso il 1566-1567 per il canonico Paolo Almerico, non è del tutto una villa agricola né del tutto un palazzo: è un belvedere, una residenza di ritiro sapiente concepita come un oggetto perfetto, offerto allo sguardo da ogni lato. Andrea Palladio vi avrebbe spinto fino all'incandescenza il suo ideale di simmetria e armonia, e l'opera, completata dopo di lui da Vincenzo Scamozzi, avrebbe irrorato tre secoli di architettura europea.
Paolo Almerico e la villa-belvedere
All'origine della Rotonda vi sarebbe un uomo stanco della vita di corte. Paolo Almerico, canonico che si dice avesse servito a Roma presso la curia pontificia, sarebbe tornato verso il 1565 nella sua Vicenza natale per ritirarvisi. Piuttosto che una residenza urbana, avrebbe scelto un'altura vicinissima alla città, da cui lo sguardo abbraccia insieme la campagna e i campanili di Vicenza.
Questo programma è essenziale per comprendere l'edificio: a differenza della maggior parte delle ville di Palladio, pensate come centri di sfruttamento agricolo (con granai, cantine e barchesse), la Rotonda non sarebbe anzitutto una fattoria ma un luogo di contemplazione e diletto. Questa destinazione spiegherebbe la sua forma così particolare — una casa senza facciata principale, rivolta ugualmente ai quattro punti cardinali, come per non rinunciare a nessuna vista.
Palladio e la pianta centrale a cupola
Il cuore del progetto ha una semplicità geometrica sorprendente: un volume cubico sormontato da una cupola, organizzato attorno a una sala centrale circolare — la «rotonda» che ha dato il soprannome alla villa. Da questa sala si irradiano gli ambienti, distribuiti con un rigore quasi matematico, tanto che la pianta si legge come un quadrato inscritto in una croce, essa stessa coronata da un cerchio.
Palladio, formatosi sulla lettura di Vitruvio e nutrito dallo studio delle rovine antiche di Roma, avrebbe visto nella pianta centrale e nella cupola una forma riservata fino ad allora agli edifici sacri — pantheon, templi, martyria. Applicandola a una dimora privata, compiva un gesto audace: conferire all'abitazione di un privato la dignità e la pienezza di un tempio. La cupola, più bassa e più raccolta di quella immaginata sulla carta, avrebbe coronato la sala centrale con un compimento che dà all'insieme la sua sagoma indimenticabile.
I quattro portici-tempio e il dialogo con il paesaggio
La firma visiva della Rotonda risiede nelle sue quattro facciate identiche. Su ciascuno dei lati del cubo, Palladio avrebbe applicato un portico a colonne ioniche coronato da un frontone triangolare, preceduto da un'ampia scalinata — esattamente la composizione di una facciata di tempio greco-romano. Ripetuto quattro volte, questo motivo fa della villa una sorta di tempio a quattro facce, senza davanti né dietro.
Questo rigore non è gratuito. Ogni portico inquadrerebbe una porzione diversa del paesaggio: le colline, la città, la pianura, il fiume. Dalla scalinata, il visitatore passa dal pieno sole all'ombra del portico, poi alla penombra delle sale, in una gradazione sapientemente orchestrata. La villa non si impone sul sito: ne fa il giro, lo inquadra e lo mette in scena, realizzando l'ideale umanistico di un'architettura in dialogo con la natura. Le statue che popolano frontoni e scalinate, come la decorazione pittorica interna, sarebbero state collocate progressivamente, ben dopo la struttura muraria.
Il completamento di Scamozzi
Palladio sarebbe morto nel 1580, quando la villa non era ancora terminata. Sarebbe toccato a Vincenzo Scamozzi, architetto vicentino della generazione successiva, il compito di portarla a termine per la famiglia Capra, che acquistò la tenuta e le lasciò il suo secondo nome («Almerico Capra»).
Scamozzi avrebbe in particolare rivisto il disegno della cupola, rendendola più ribassata rispetto alla semisfera perfetta inizialmente prevista, e supervisionato il completamento degli allestimenti. La distinzione precisa di ciò che spetta all'uno e all'altro resta discussa dagli storici; si ricorderà che la Rotonda quale oggi si vede è frutto dell'incontro di due grandi spiriti dell'architettura veneta, l'inventore e il continuatore.
La posterità neoclassica europea
Pochi edifici hanno conosciuto una discendenza tanto numerosa. Diffuso dalle incisioni de I quattro libri dell'architettura che Palladio pubblicò nel 1570, il modello della Rotonda si sarebbe propagato in tutta l'Europa dei Lumi, man mano che il gusto «palladiano» conquistava l'Inghilterra e poi i giovani Stati Uniti.
Si citano volentieri, tra le sue eredi, Chiswick House alle porte di Londra, opera di Lord Burlington, o ancora Mereworth Castle; e, dall'altra parte dell'Atlantico, Monticello di Thomas Jefferson, che possedeva i libri di Palladio e sognava per la giovane repubblica un'architettura chiara e ragionata. Attraverso questi tramiti, la piccola villa di Vicenza è diventata una matrice del neoclassicismo mondiale, presente perfino nel vocabolario dei campidogli e delle dimore a cupola e portico.
Cosa vedere assolutamente
- La sagoma d'insieme dal giardino: il cubo bianco, la cupola e i quattro frontoni, da cogliere preferibilmente girando attorno all'edificio per comprenderne la simmetria perfetta.
- I quattro portici ionici e le loro scalinate, ciascuno affacciato su un panorama diverso della campagna vicentina.
- La sala centrale circolare sotto la cupola, con la sua decorazione pittorica a trompe-l'œil e la sua apertura zenitale.
- Le statue dei frontoni e delle rampe, che animano il rigore geometrico dell'architettura.
- Il panorama su Vicenza e sui Colli Berici, che Palladio volle integrare nel progetto stesso.
Informazioni pratiche
Villa La Rotonda si trova a breve distanza dal centro di Vicenza, in Veneto. Proprietà privata tuttora abitata, si visita secondo modalità che distinguono generalmente l'accesso ai giardini dall'accesso all'interno della villa, quest'ultimo spesso proposto un numero ristretto di giorni alla settimana e a tariffe distinte. Gli orari e l'apertura degli interni variano sensibilmente secondo la stagione. Si consiglia vivamente di verificare i giorni di apertura, gli orari e la biglietteria sui canali ufficiali prima di recarvisi. Poiché il sito è in pendenza e pavimentato, si raccomandano scarpe adatte; l'interno può essere soggetto a restrizioni (fotografia, gruppi). Vicenza, essa stessa iscritta al patrimonio mondiale, merita di essere abbinata alla visita dei suoi monumenti palladiani.
Quiz
- Perché la villa è soprannominata «La Rotonda»?
- Perché ha una pianta circolare all'esterno
- Per la sua sala centrale circolare coronata da una cupola
- Perché fu costruita su una piazza rotonda
- Cosa hanno di particolare le sue quattro facciate?
- Sono tutte diverse a seconda delle stagioni
- Sono identiche, ciascuna formata da un portico con frontone da tempio
- Solo una possiede un portico, le altre sono cieche
- Chi avrebbe completato la villa dopo la morte di Palladio?
- Vincenzo Scamozzi
- Thomas Jefferson
- Lord Burlington

