Sulle alture che dominano il porto antico, la Villa delle Peschiere — detta anche Villa Pallavicino delle Peschiere — è tra le dimore suburbane più compiute della Genova di metà Cinquecento. La si attribuisce a Galeazzo Alessi, l'architetto che diede alla città ligure parte del suo volto rinascimentale, e deve il nome alle «peschiere», le vasche-vivaio dei suoi giardini a terrazze. Logge aperte sul paesaggio, facciata scandita alla maniera manierista, apparato dipinto e affrescato: la villa riassume l'arte del vivere del patriziato genovese e fa da modello a un intero tipo architettonico, quello della villa genovese con giardini d'acqua.
Galeazzo Alessi e l'invenzione della villa genovese
Formatosi a Roma nel solco dell'architettura della prima metà del Cinquecento, l'architetto perugino Galeazzo Alessi (1512-1572) fu uno dei grandi capomastri della Genova del suo tempo. A lui si devono, o a lui si ricollegano, diversi dei cantieri che fecero passare la città al linguaggio del pieno Rinascimento: edifici religiosi, palazzi urbani e ville suburbane. È in quest'ultimo registro che Alessi sembra aver dato la sua prova più nuova. La villa suburbana genovese non è né la cascina fortificata medievale né il semplice padiglione di delizia: è una dimora di rappresentanza, posta sulle colline a distanza dalla città, pensata come un dialogo regolato tra architettura, giardino e panorama. La Villa delle Peschiere, come la Villa Cambiaso che volentieri le si accosta, apparterrebbe a questa famiglia di opere in cui Alessi mette a punto una grammatica — pianta chiara, logge, scaloni monumentali, giardini a gradoni — destinata a diffondersi in tutta la Liguria.
L'architettura della villa
Il corpo di fabbrica obbedisce alla logica di ordine e di simmetria propria del manierismo colto. La facciata, articolata da un gioco di aperture, di lesene e di cornici, si apre con logge che fanno entrare il paesaggio nell'edificio e prolungano le sale verso l'esterno; questo motivo della loggia, rivolto alla veduta e ai giardini, è uno dei tratti determinanti della villa genovese. Il partito sfrutta abilmente il rilievo: costruita a mezza costa, la dimora si dispone su più livelli e si raccorda alle terrazze del giardino mediante scale e ripiani, così che non si può separare l'architettura costruita dal suo basamento paesaggistico. Le proporzioni, l'ordinamento delle facciate e la cura riservata alle transizioni tra interno ed esterno rivelano una cultura architettonica nutrita di modelli romani, qui adattata al sito ripido di Genova.
I giardini, le terrazze e le peschiere
Il nome stesso della villa dice l'essenziale: le «peschiere» sono i vivai, quelle vasche d'ornamento e di piscicoltura di rappresentanza che punteggiano i giardini. Organizzati in terrazze successive che assecondano il pendio, essi accosterebbero aiuole, viali, muri di sostegno e specchi d'acqua, secondo il principio del giardino all'italiana del Rinascimento, dove l'acqua svolge un ruolo di primo piano — vasche, giochi d'acqua, ninfei e fontane a scandire la passeggiata. Questi dispositivi idraulici non erano soltanto ornamentali: rinfrescavano i dintorni, alimentavano le piantagioni e offrivano, lungo la discesa o la salita tra i livelli, una successione di quadri. È questa scenografia dell'acqua e del gradone, non meno del costruito, ad aver fissato il nome e la fama della villa.
L'apparato decorativo interno: affreschi e stucchi
L'interno avrebbe ricevuto una ricca decorazione di affreschi e di stucchi, conforme al gusto del patriziato genovese per i cicli dipinti a soggetto mitologico e allegorico. La tradizione ricollega queste campagne all'ambito dei pittori attivi a Genova a metà secolo — si evocano volentieri i Semino (Ottavio Semino) e Giovanni Battista Castello, detto il Bergamasco, artisti che operarono alla decorazione di più dimore genovesi di quella generazione. Le attribuzioni precise vanno tuttavia maneggiate con prudenza: la parte rispettiva dei maestri e delle loro botteghe, come la datazione esatta dei diversi insiemi, chiedono di essere verificate presso gli studi specialistici. Ciò che si può ritenere senza rischio è la solidarietà voluta tra l'architettura di Alessi e un apparato dipinto che dispiega, sulle volte e sulle pareti, il repertorio figurato del tardo Rinascimento.
Portata
La Villa delle Peschiere vale tanto per sé quanto per ciò che annuncia. È uno dei capisaldi del tipo della villa genovese — dimora di collina, con logge, giardini a terrazze e peschiere — e un veicolo della diffusione del manierismo di Alessi in Liguria. Accostandola alla Villa Cambiaso, si legge la coerenza di una maniera: la stessa attenzione al sito, la stessa chiarezza della pianta, la stessa alleanza tra architettura e giardino. Al di là di Genova, questo modello della villa suburbana colta partecipa del grande movimento che, nell'Italia del Cinquecento, fa della casa di campagna un luogo d'arte totale.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata manierista e le sue logge aperte sul paesaggio.
- I giardini a terrazze scaglionati a mezza costa.
- Le peschiere, le vasche-vivaio che danno il nome alla villa.
- L'apparato decorativo interno di affreschi e stucchi, da ricollegare all'ambito dei Semino e del Bergamasco.
- L'affinità di spirito con la Villa Cambiaso, altra villa genovese attribuita ad Alessi.
- La veduta a picco su Genova e sul suo porto dai livelli alti del giardino.
Informazioni pratiche
La villa sorge sulle colline di Genova, a distanza dal centro storico. Il suo status attuale sarebbe quello di una proprietà privata, suscettibile di un uso di rappresentanza o eventistico; l'accesso, le condizioni di visita e l'eventuale apertura dei giardini sono da verificare presso le fonti ufficiali e i gestori del luogo. Nessun orario né tariffa può essere qui indicato senza conferma recente.
Quiz
1. A quale architetto si attribuisce la Villa delle Peschiere?
- Andrea Palladio
- Galeazzo Alessi
- Baldassarre Peruzzi
2. Da dove viene il nome «delle Peschiere»?
- Dalle vasche e vivai del suo giardino
- Dal nome di un papa
- Da un villaggio vicino
3. A quale periodo risale la villa?
- Al Medioevo
- Al Settecento tardobarocco
- Al Rinascimento, metà del XVI secolo

