Nel cuore di Vicenza, città veneta plasmata dal genio di Andrea Palladio, il Teatro Olimpico è considerato uno dei luoghi più affascinanti di tutto il Rinascimento italiano. Concepito al termine estremo della vita dell'architetto, tenterebbe di far rivivere in pietra, legno e stucco il sogno erudito di un teatro antico ritrovato. Quanto segue resta presentato al condizionale, nel rispetto delle conoscenze consolidate e degli aspetti ancora dibattuti.
L'Accademia Olimpica e il sogno del teatro antico
Il progetto sarebbe nato in seno all'Accademia Olimpica, sodalizio erudito fondato a Vicenza nel 1555, di cui lo stesso Palladio sarebbe stato uno dei membri. Questi eruditi, nutriti dalla riscoperta dei testi antichi e in particolare del trattato di architettura di Vitruvio, avrebbero coltivato l'ambizione di dotare la città di un teatro permanente in cui rappresentare le tragedie greche e latine in condizioni degne dell'Antichità.
In quell'epoca, gli spettacoli si tenevano perlopiù in sale provvisorie, allestite per l'occasione e poi smontate. L'idea di un edificio coperto, durevole e interamente dedicato allo spettacolo avrebbe dunque costituito una vera novità. L'Accademia avrebbe affidato l'incarico al suo membro più prestigioso, all'apice della sua arte.
Palladio e la cavea a emiciclo
Andrea Palladio avrebbe disegnato i progetti nel 1580, l'anno stesso della sua morte. Il teatro sarebbe così il suo ultimo capolavoro, concepito come una trasposizione sapiente dei teatri romani descritti da Vitruvio e studiati sul campo durante i suoi viaggi.
L'architetto avrebbe organizzato la sala attorno a una caveaa emiciclo — in realtà una semi-ellisse stretta dai vincoli del sito — le cui gradinate salgono in pendenza verso un colonnato coronato di statue. Di fronte al pubblico si ergerebbe lafrons scenae, imponente muro di scena all'antica, scandito da colonne, nicchie, edicole e una profusione di statue, molte delle quali raffigurerebbero gli stessi membri dell'Accademia. Un cielo dipinto coronerebbe l'insieme, completando l'illusione di un teatro antico a cielo aperto, ma protetto stavolta da una copertura. Per questo motivo l'edificio è ritenuto il più antico teatro coperto in muratura dell'età moderna ancora conservato.
Scamozzi e le vie di Tebe in prospettiva forzata
Palladio essendo morto poco dopo l'avvio del cantiere, il completamento sarebbe spettato a Vincenzo Scamozzi, architetto vicentino che si sarebbe posto come erede del maestro. A lui si attribuisce in particolare la concezione e la realizzazione delle scenografie permanenti visibili dietro le aperture della frons scenae: le famose «vie di Tebe».
Attraverso l'arco centrale e le porte laterali, lo spettatore scoprirebbe vie in sequenza, fiancheggiate da palazzi, destinate a rappresentare la città di Tebe in cui si svolge la tragedia inaugurale. Realizzate in legno e stucco, queste prospettive giocherebbero su uno scorcio sorprendente: costruite in salita e con rapido restringimento, darebbero l'illusione di una profondità ben maggiore della scarsa distanza realmente disponibile. Questo espediente di prospettiva forzata, sapientemente calcolato, resterebbe una delle più antiche scenografie fisse conservate al mondo.
L'inaugurazione del 1585: l'Edipo re
Il teatro sarebbe stato inaugurato il 3 marzo 1585 con una rappresentazione dell'Edipo re di Sofocle, tragedia greca proposta in traduzione italiana. La scelta non sarebbe stata affatto casuale: mettere in scena Sofocle in un edificio che faceva rivivere il teatro antico avrebbe avuto valore di manifesto per l'Accademia Olimpica.
La serata, rimasta celebre, avrebbe mobilitato musica, illuminazione ed effetti scenici curati, sotto le scenografie appena completate da Scamozzi. Da allora, e nonostante i secoli, il luogo avrebbe conservato in modo notevole il suo aspetto originario.
Un posto a parte nella storia del teatro
Il Teatro Olimpico occuperebbe una posizione singolare: alla cerniera tra la scena umanistica ispirata all'Antichità e la successiva invenzione del teatro all'italiana, con la sua scena a scenografie mobili e il suo boccascena. Le sue prospettive fisse lo rendono più il compimento di un sogno archeologico che un modello destinato alla posterità, ma la sua influenza sulla scenografia europea sarebbe stata considerevole.
L'edificio è oggi iscritto, insieme alle altre realizzazioni vicentine di Palladio, nel patrimonio mondiale dell'UNESCO con la denominazione «Città di Vicenza e le ville palladiane del Veneto» (1994).
Cosa vedere assolutamente
- La frons scenae, imponente muro di scena a tre livelli, costellato di statue e forato dalle sue aperture sceniche.
- Le vie di Tebe in prospettiva forzata, da osservare dall'asse centrale della sala per cogliere appieno l'effetto di profondità.
- La cavea a emiciclo e il suo colonnato coronato di statue, che restituisce l'atmosfera di un teatro antico.
- Il soffitto dipinto che raffigura un cielo, e che prolunga l'illusione di uno spazio a cielo aperto.
- Gli spazi dell'Accademia Olimpica e l'odeo attiguo, testimoni della vita erudita che circondò il progetto.
Informazioni pratiche
Il Teatro Olimpico si visita nel cuore del centro storico di Vicenza, solitamente nell'ambito di un biglietto combinato con altri monumenti della città. Poiché orari, tariffe e condizioni di accesso possono variare, si consiglia vivamente di consultare il sito ufficiale del teatro o l'ufficio turistico di Vicenza prima di recarvisi. Il teatro ospita inoltre, in determinati periodi, una programmazione di spettacoli; l'accesso alle scenografie e alla sala può in tal caso essere soggetto a restrizioni particolari.
Quiz
- A quale architetto si deve la concezione del Teatro Olimpico, iniziato nel 1580?
- Andrea Palladio
- Vincenzo Scamozzi
- Donato Bramante
- Cosa rappresentano le celebri scenografie in trompe-l'œil del teatro, realizzate in prospettiva forzata?
- Le vie della città di Tebe
- I canali di Venezia
- I giardini di Roma
- Con quale tragedia fu inaugurato il teatro nel 1585?
- L'Edipo re di Sofocle
- L'Antigone di Sofocle
- La Medea di Euripide

