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Rinascimento italiano

Santuario della Santa Casa (Loreto)

Lorette

Santuario della Santa Casa (Loreto)

Arroccato su un colle delle Marche, a poca distanza dall'Adriatico, il santuario di Loreto è uno dei più grandi centri di pellegrinaggio dell'Europa cristiana — e, per l'appassionato di Rinascimento, un cantiere d'eccezione. Nel cuore della vasta basilica, una modesta costruzione in pietra, la Santa Casa, si trova avvolta da un sontuoso rivestimento marmoreo all'antica disegnato da Bramante e scolpito dal fior fiore delle botteghe italiane, da Andrea Sansovino a Baccio Bandinelli. Tutt'intorno, la cupola di Giuliano da Sangallo, gli affreschi di Melozzo da Forlì e di Luca Signorelli nelle sagrestie, e una piazza fortificata fanno di Loreto un vero e proprio crocevia di artisti, dove più generazioni hanno lavorato fianco a fianco al servizio di un'unica devozione.

La Santa Casa e il pellegrinaggio: ciò che dice la tradizione

Il santuario si è edificato attorno a una reliquia singolare: secondo la tradizione devozionale, la Santa Casa sarebbe la casa di Nazareth in cui la Vergine Maria avrebbe vissuto e ricevuto l'Annunciazione, trasportata fino alle Marche alla fine del XIII secolo. Occorre enunciare questo racconto per ciò che è — una pia tradizione, oggetto di fede e non di dimostrazione storica — perché è essa a spiegare l'ampiezza del culto e la ricchezza delle successive campagne artistiche. Fin dalla fine del Medioevo, Loreto diventa uno dei pellegrinaggi maggiori della cristianità, attirando fedeli, principi e papi. Per custodire e magnificare questa piccola casa di pietra, si intraprende verso il 1469 la costruzione di una vasta basilica, avviata nel vocabolario del tardogotico prima che le campagne successive la facciano approdare al linguaggio del Rinascimento.

Il rivestimento marmoreo: Bramante e Andrea Sansovino

Il gioiello rinascimentale di Loreto è il rivestimento marmoreo, lo scrigno di marmo che avvolge la Santa Casa. La sua ideazione è attribuita a Bramante, verso il 1507-1510, negli anni in cui l'architetto domina i grandi cantieri romani di Giulio II. Egli immagina un cofano monumentale all'antica — basamento, lesene, nicchie, trabeazione — che trasforma l'umile casa in un reliquiario architettonico degno della Roma nuova. L'esecuzione scultorea si estende poi su più decenni e mobilita una bottega prestigiosa: Andrea Sansovino ne assume la direzione e firma diversi dei grandi rilievi della vita della Vergine — l'Annunciazione in particolare è tra i vertici della scultura rinascimentale —, mentre altre mani vi intervengono, tra cui Tribolo, Raffaello da Montelupo, Baccio Bandinelli e i loro seguaci. La precisa ripartizione delle esecuzioni resta discussa dagli specialisti, ed è opportuno mantenere prudenza sull'attribuzione dell'uno o dell'altro pannello: l'insieme si legge anzitutto come un'opera collettiva, un manifesto della statuaria italiana del primo Cinquecento dispiegato tutt'intorno alla reliquia.

Gli affreschi rinascimentali delle sagrestie: Melozzo, Signorelli

Due sagrestie conservano, in situ, cicli dipinti di primo ordine. La sagrestia detta di San Marco è ornata da affreschi di Melozzo da Forlì, maestro degli scorci arditi e delle figure viste di sotto in su: i suoi angeli e le sue composizioni vi dispiegano quella sapienza della prospettiva aerea che ne fece la fama. La sagrestia di San Giovanni, invece, spetta a Luca Signorelli, la cui maniera nervosa e scultorea preannuncia le grandi macchine che dipingerà più tardi a Orvieto. Questi due complessi, conservati sul posto, offrono un raro accostamento di due temperamenti maggiori della pittura di fine Quattrocento, da scoprire nella loro cornice d'origine.

L'architettura: cupola di Sangallo, cantiere e stratificazioni

La basilica stessa è frutto di campagne scaglionate che occorre saper distinguere. Iniziata verso il 1469 in un tardogotico ancora percettibile, si dota, sotto l'impulso degli architetti rinascimentali, di una grande cupola attribuita a Giuliano da Sangallo, che copre la crociera e segnala da lontano il santuario. La posizione strategica del sito, prossimo alla costa ed esposto, spiega le fortificazioni che cingono la piazza e il palazzo apostolico, conferendo all'insieme una sagoma di cittadella sacra. A questi strati rinascimentali si sono aggiunti, più tardi, elementi da non confondere con essi: la facciata della basilica appartiene alla fine del XVI secolo, e l'alto campanile è opera di Luigi Vanvitelli nel XVIII secolo — due apporti da leggere come tappe barocca e tarda, posteriori al nucleo rinascimentale che costituisce l'interesse di Loreto per HitsMap.

Portata

Loreto vale come uno dei grandi cantieri collettivi del Rinascimento italiano: in un medesimo luogo si incrociano Bramante e la sua visione architettonica all'antica, Sansovino e i suoi rilievi, Sangallo e la sua cupola, Melozzo e Signorelli e i loro affreschi. Raramente tanti nomi di primo piano saranno convenuti attorno a un unico programma devozionale. A questo rigoglio artistico risponde un irraggiamento spirituale di dimensione europea: per il prestigio del suo pellegrinaggio, Loreto ha diffuso ben oltre le Marche il modello della Santa Casa, di cui si ritrovano repliche in tutta la cristianità cattolica. È questa duplice portata — vertice artistico e polo di devozione — a fare del santuario un punto di riferimento maggiore dell'atlante.

Cosa vedere assolutamente

  • Il rivestimento marmoreo della Santa Casa, scrigno monumentale ideato da Bramante e portato avanti dalla bottega di Sansovino.
  • I rilievi della vita della Vergine — in particolare l'Annunciazione — vertici della scultura rinascimentale, da esaminare pannello per pannello.
  • Gli affreschi di Melozzo da Forlì nella sagrestia di San Marco, per i suoi angeli e i suoi scorci vertiginosi.
  • Gli affreschi di Luca Signorelli nella sagrestia di San Giovanni, dalla maniera ferma e scultorea.
  • La cupola attribuita a Giuliano da Sangallo, che corona la crociera e segnala il santuario da lontano.
  • Il riconoscimento delle stratificazioni: distinguere il nucleo rinascimentale dalla facciata (fine XVI) e dal campanile di Vanvitelli (XVIII).

Informazioni pratiche

Il santuario si trova a Loreto, nelle Marche, facilmente raggiungibile dalla costa adriatica e da Ancona. Luogo di culto e di pellegrinaggio maggiore tuttora in attività, è aperto secondo orari legati alle funzioni e ai tempi di devozione; l'accesso ad alcuni spazi può essere regolato durante le grandi celebrazioni. Per gli orari, le condizioni di visita ed eventuali restrizioni, conviene fare riferimento alle fonti ufficiali del santuario piuttosto che a qualsiasi informazione numerica non verificata.

Quiz

1. Chi ha ideato il rivestimento marmoreo che avvolge la Santa Casa?

  • Andrea Palladio, ispirandosi ai templi antichi
  • Bramante (ca. 1507-1510), l'insieme poi scolpito da Sansovino e altri
  • Il Bernini, nel secolo successivo

2. Quali pittori hanno affrescato le sagrestie del santuario?

  • Melozzo da Forlì (sagrestia di San Marco) e Luca Signorelli (sagrestia di San Giovanni)
  • Raffaello e il Perugino
  • Giotto e Cimabue

3. Come presenta HitsMap la natura della Santa Casa?

  • Come una casa romana antica ritrovata dagli archeologi
  • Come una ricostruzione moderna a scopo turistico
  • Come una reliquia venerata che sarebbe, secondo la tradizione devozionale, la casa della Vergine a Nazareth — racconto enunciato come tradizione, non come fatto accertato