Arroccata sulle sue colline di mattoni rosati, al limite meridionale dell'Umbria e a un passo dalla Toscana, Città della Pieve custodisce gelosamente la memoria del suo figlio più illustre: Pietro di Cristoforo Vannucci, che il mondo conosce con il nome di il Perugino. È qui, in un modesto borgo di terracotta dalle strade strette, che sarebbe nato verso il 1450 colui che sarebbe diventato uno dei maggiori maestri del Rinascimento umbro, l'uomo dalla cui bottega passò il giovane Raffaello. Nel cuore della città, l'oratorio di Santa Maria dei Bianchi conserva quello che si ritiene uno dei manifesti più puri della sua arte: una vasta Adorazione dei Magi dipinta ad affresco nel 1504, in cui si dispiega tutto ciò che fa la dolcezza e la chiarezza dello stile peruginesco. Entrare in questa sala significa ritrovare il pittore all'apice della sua maniera, sul suolo stesso che lo vide nascere.
Città della Pieve, la città del Perugino
Città della Pieve occupa una posizione singolare: piccola città di confine, guarda verso il lago Trasimeno e verso la vicina Toscana, tra Perugia, Chiusi e Orvieto. Il suo tessuto urbano di mattoni — materiale sovrano, in mancanza di pietra locale — le conferisce una tinta calda e uniforme, scandita da torri, porte e vicoli, uno dei quali passa per essere tra i più stretti d'Italia. La confraternita dei Disciplinati di Santa Maria, detta dei « Bianchi » per via della veste bianca che indossavano i suoi membri, vi possedeva un oratorio, sede delle sue devozioni e delle sue opere di carità. Fu questa compagnia che, all'inizio del XVI secolo, avrebbe commissionato al figlio della terra, allora celebre in tutta Italia, una grande scena per ornare la parete della sua sala di riunione. La vicenda è rimasta famosa per un dettaglio gustoso, tramandato dagli archivi locali: le trattative sul prezzo dell'opera, in cui il pittore e i suoi committenti paesani si sarebbero aspramente disputati alcuni fiorini, testimonianza rara dei rapporti concreti tra un artista di fama e una comunità di provincia.
L'Adorazione dei Magi (1504)
L'affresco si dispiega su un vasto pannello murale, come una finestra aperta su un mattino limpido. In primo piano, la Vergine seduta presenta il Bambino all'adorazione dei tre Magi, inginocchiati e in piedi secondo la tradizione che li raffigura nelle tre età della vita. Attorno a loro si accalca un lungo corteo: paggi, cavalli, cammelli, servitori e seguaci che prolungano la scena verso la lontananza, in una processione ordinata che serpeggia attraverso il paesaggio. L'iscrizione e i documenti legati all'oratorio collocherebbero l'esecuzione nel 1504, in un momento in cui il Perugino, molto richiesto tra Firenze, Perugia e Roma, avrebbe condotto contemporaneamente numerosi cantieri. La composizione colpisce per la sua ampiezza e la sua calma sovrana: nessuna agitazione, nessun disordine, ma una messa in scena equilibrata in cui ogni figura trova il suo posto in uno spazio arioso. Il tema dell'Adorazione, caro alle confraternite per il suo valore di umiltà e di offerta, si presta qui a un dispiegamento quasi processionale che doveva parlare direttamente ai « Bianchi », essi stessi uomini di cortei e di devozioni pubbliche.
Lo stile del maestro: paesaggio e dolcezza
Tutto, in questo affresco, porta la firma del Perugino. Il paesaggio, innanzitutto: quelle colline morbide che si allontanano in piani azzurrati, quegli alberi esili stagliati contro un cielo chiaro, quella luce uniforme che avvolge tutta la scena — vi si riconosce l'Umbria idealizzata che il maestro ha instancabilmente ripreso, scenario mentale tanto quanto topografico, divenuto quasi un archetipo di serenità. I tipi umani, poi: volti ovali dalle palpebre pesanti, espressioni pacate, gesti lenti e misurati, corpi morbidamente inclinati secondo quelle curve aggraziate che fanno la « dolcezza » peruginesca. Il colore, infine, gioca su accordi teneri, azzurri, rosa e ori, senza asprezze né contrasti violenti. Al Perugino è stata talvolta rimproverata la ripetizione delle sue formule, la ripresa delle stesse pose e delle stesse figure da un dipinto all'altro; ma nell'Adorazione dei Bianchi questa maniera trova la sua piena giustificazione, perché serve un ideale di pace e di raccoglimento. Manifesto del suo stile, l'opera condensa in un'unica parete la grammatica visiva che, trasmessa alla sua bottega, avrebbe irrigato la generazione successiva.
Il Perugino nella sua città
L'Adorazione di Santa Maria dei Bianchi non è un episodio isolato: Città della Pieve conserva altre testimonianze della mano del maestro, che ha seminato la sua arte sul suolo natale fino agli ultimi anni. La cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio custodirebbe così alcune tele del Perugino, mentre l'antica chiesa di San Pietro, ai margini della città, conserverebbe un affresco della sua tarda maturità. Il pittore, morto verso il 1523 in seguito a un'epidemia nella campagna perugina, avrebbe lavorato per la sua regione d'origine fino alla fine, anche quando il favore del gusto romano si volgeva già verso le audacie di Michelangelo e del giovane Raffaello. Oggi la piccola città si è fatta custode di questa memoria: percorrere le sue strade di mattoni collegando l'oratorio, la cattedrale e San Pietro equivale a comporre un vero e proprio itinerario peruginesco, in cui si misura quanto un artista possa rimanere, per secoli, l'anima di un luogo.
Rilievo
L'Adorazione dei Magi di Città della Pieve occupa un posto a parte nell'opera del Perugino: è uno dei suoi grandi affreschi della maturità, eseguito nella sua città natale, per una confraternita della sua terra. In quanto tale, possiede un valore documentario e affettivo tanto quanto artistico, cristallizzando il legame tra un maestro del Rinascimento e la sua terra d'origine. Illustra inoltre il ruolo delle confraternite laiche come committenti di primo piano nell'Italia del primo Cinquecento. Infine, come sintesi della maniera peruginesca al suo apice, essa illumina in controluce la formazione di tutta una corrente — quella da cui Raffaello, passato per la bottega del maestro, avrebbe saputo trarre le lezioni prima di superarle.
Cosa vedere assolutamente
- La grande Adorazione dei Magi affrescata (1504), nella sua ampiezza processionale e nella sua calma sovrana.
- Il paesaggio umbro sullo sfondo: colline azzurrate, alberi esili, luce uniforme, archetipo dello scenario peruginesco.
- I tipi di volti dalle palpebre pesanti e dalle espressioni pacate, firma della « dolcezza » del maestro.
- Il lungo corteo di seguaci, cavalli e cammelli che prolunga la scena verso la lontananza.
- La cornice umile dell'oratorio dei Bianchi, sala di confraternita che restituisce il contesto devozionale della committenza.
- A completamento, l'itinerario peruginesco della città: cattedrale e chiesa di San Pietro, altre tappe della sua mano.
Informazioni pratiche
L'oratorio di Santa Maria dei Bianchi si trova nel centro storico di Città della Pieve, raggiungibile a piedi dalla piazza principale. Funziona come luogo di memoria e di visita più che come parrocchia attiva; le modalità di accesso e gli orari sarebbero gestiti a livello locale, talvolta in collegamento con l'ufficio del turismo o con le strutture culturali della città. È prudente verificare i giorni e gli orari di apertura prima di qualsiasi spostamento, poiché possono variare a seconda della stagione. Essendo l'affresco sensibile alla luce, la fotografia con flash è da evitare. Si raccomanda il silenzio e il rispetto dovuto a un luogo carico di significato religioso e patrimoniale.
Quiz
1. Di quale grande pittore del Rinascimento Città della Pieve è la città natale ?
- Il Perugino
- Il Pinturicchio
- Il Signorelli
2. Quale soggetto rappresenta il grande affresco di Santa Maria dei Bianchi ?
- La Crocifissione
- L'Adorazione dei Magi
- L'Annunciazione
3. In quale anno sarebbe stato eseguito l'affresco ?
- 1450
- 1504
- 1523

