Bisogna lasciare L'Aquila e salire verso le verdeggianti alture di Tornimparte per scoprire, nella frazione di Villagrande, una chiesa di paese che conserva uno dei segreti meglio custoditi del Rinascimento italiano. San Panfilo non ha nulla di una grande fabbrica urbana: è un modesto santuario di montagna. Ma la sua abside si apre come uno scrigno su un ciclo di affreschi dipinto alla fine del Quattrocento da Saturnino Gatti (c. 1463-1518), il pittore più dotato che l'Abruzzo abbia prodotto in quell'epoca. Si è portati volentieri a considerare questo insieme come il suo capolavoro, e come uno dei vertici della pittura rinascimentale della regione. Lontano dalle rotte turistiche, esso testimonia il modo in cui i centri dell'Italia centrale — Umbria, Toscana — irrigarono fino alle valli appenniniche una cultura figurativa nuova.
Tornimparte e la chiesa di San Panfilo
Tornimparte è un comune sparso in frazioni (le ville) aggrappate al versante sud-occidentale della conca aquilana, sui contrafforti che guardano verso la valle dell'Aterno. Villagrande ne è il nucleo più antico, e San Panfilo, posta sotto il patrocinio del santo vescovo patrono di Sulmona, ne costituisce la chiesa principale. L'edificio, di aspetto rurale, ha conosciuto la vita lunga e modesta dei santuari di montagna: campagne costruttive medievali, rimaneggiamenti successivi, manutenzione da parte della comunità del villaggio. Ciò che il visitatore trattiene non è l'architettura — sobria, senza pretese — ma quanto si dispiega nell'abside. Là dove, in una parrocchia di campagna, ci si aspetterebbe al massimo una decorazione di circostanza, la fine del XV secolo ha dotato questa abside di un programma dipinto di sorprendente ambizione, all'altezza, a quanto pare, di una committenza locale decisa a offrirsi il miglior pittore disponibile.
Il ciclo di Saturnino Gatti
La decorazione dell'abside è datata, con la prudenza che s'impone, agli anni 1491-1494. Ricopre le pareti e la volta dell'abside con un programma denso, articolato attorno a più registri. Vi si seguono delle Storie di san Panfilo, dedicate al titolare della chiesa, intrecciate a un ciclo cristologico — episodi della vita di Cristo — e coronate da un Giudizio Universale che dispiega, secondo la consuetudine, la geografia dell'aldilà. L'insieme funziona come un libro di immagini a scala monumentale: al fedele che alzava lo sguardo, offriva al tempo stesso la leggenda del santo locale, il racconto della salvezza e la prospettiva delle cose ultime.
La coerenza del programma, la qualità delle figure e l'unità di mano depongono a favore di un intervento concentrato di Gatti e della sua bottega in un breve arco di tempo. La datazione precisa, così come l'esatta estensione della partecipazione di collaboratori, restano questioni aperte che si affronteranno al condizionale: il ciclo ha subito le offese del tempo e dei restauri, e la sua lettura critica è stata affinata nel corso delle campagne di studio.
Lo stile di Gatti e le sue fonti centro-italiane
Ciò che colpisce di fronte a questi affreschi è la loro modernità rispetto al contesto regionale. Gatti lavora in un linguaggio chiaro, spazializzato, attento alla prospettiva e alla costruzione dei volumi: le sue figure possiedono una dolcezza di modellato, una grazia dei volti e un senso della luce che tradiscono una formazione nutrita al di fuori dell'Abruzzo. La critica evoca da tempo una cultura umbra, prossima al mondo del Perugino, e accenti fiorentini. Si è persino avanzata l'ipotesi — con la riserva che conviene a ogni ricostruzione biografica lacunosa — di un passaggio nell'orbita della bottega del Verrocchio a Firenze, ipotesi seducente ma non documentata con certezza, che spiegherebbe la finezza plastica e l'attenzione anatomica del pittore.
Ciò che occorre trattenere è il ruolo di tramite svolto da Gatti: egli acclimata in una valle appenninica le conquiste del Rinascimento dell'Italia centrale, senza copiarle servilmente. La sua maniera conserva un sapore proprio, un'intensità espressiva, un gusto per il dettaglio narrativo che costituiscono tutto il pregio dell'insieme di Tornimparte. Si misura in questo come il Rinascimento non sia stato soltanto affare delle grandi capitali, ma come esso si sia irradiato attraverso artisti radicati nel territorio, capaci di altissimo livello.
Gatti scultore
Saturnino Gatti non fu soltanto pittore. Praticò anche la scultura, in particolare la terracotta policroma — tecnica allora assai viva in Italia centrale — e la lavorazione del legno. Questa doppia competenza, frequente tra gli artisti del Rinascimento, illumina la sua pittura: il senso del volume, la presenza scultorea delle sue figure, il loro radicamento nello spazio devono senza dubbio qualcosa a questa pratica del modellato. La sua attività si dispiegò soprattutto nell'Aquilano e nei suoi dintorni, dove fu, nella sua generazione, una figura di primo piano. Tornimparte rimane tuttavia il luogo in cui il suo talento si legge con la maggiore evidenza, riunito e concentrato in un unico programma.
Portata
L'interesse di San Panfilo supera di gran lunga la scala del villaggio. Il ciclo di Tornimparte è il principale punto di riferimento per comprendere la diffusione del Rinascimento nell'Abruzzo interno, e l'opera più completa di un artista la cui produzione è per il resto dispersa e talvolta alterata. Esso illustra un fenomeno decisivo: la circolazione dei modelli centro-italiani verso le periferie montane, e la capacità di un centro locale di innalzare una committenza parrocchiale al livello delle migliori produzioni del tempo. Per la storia dell'arte regionale è un'opera di riferimento; per il visitatore, una rivelazione tanto più forte in quanto si nasconde in un luogo improbabile.
Cosa vedere assolutamente
- L'abside nel suo insieme: la sensazione di entrare in uno spazio interamente dipinto, dal pavimento alla volta.
- Le Storie di san Panfilo, dedicate al patrono della chiesa e raramente raffigurate altrove.
- Il ciclo cristologico e la qualità narrativa degli episodi della vita di Cristo.
- Il Giudizio Universale, per la sua messa in scena delle cose ultime.
- I volti e il modellato delle figure, in cui si legge la cultura umbro-fiorentina di Gatti.
- Il contrasto tra l'umiltà dell'edificio e l'ambizione della decorazione dipinta.
Informazioni pratiche
San Panfilo è una chiesa di frazione, luogo di culto vivo della comunità di Villagrande di Tornimparte, a poca distanza da L'Aquila. L'accesso e gli orari di apertura dipendono dalla vita parrocchiale locale e non possono essere garantiti: è preferibile informarsi in anticipo presso la parrocchia o l'ufficio del turismo del territorio aquilano. Si visiterà con il rispetto dovuto a un luogo di culto, e senza attendersi le comodità di un grande museo. Nessun prezzo né orario è qui indicato, in mancanza di informazioni verificate.
Quiz
1. Chi ha dipinto il ciclo di affreschi dell'abside di San Panfilo ? Saturnino Gatti — il principale pittore aquilano della sua generazione.
2. A quali regioni italiane la critica avvicina lo stile di Gatti ? L'Umbria e la Toscana (Firenze) — con l'ipotesi di un passaggio presso la bottega del Verrocchio.
3. Oltre alla pittura, quale arte ha praticato Gatti ? La scultura, in particolare la terracotta — ciò che nutre il senso del volume nella sua pittura.

