Addossata al fianco orientale della cattedrale, la chiesa di San Giovanni Evangelista appartiene a uno dei più antichi e potenti monasteri benedettini dell'Italia settentrionale. Vi si entra per una sola ragione, imperiosa: alzare gli occhi verso la cupola che il Correggio avrebbe dipinto all'inizio degli anni Venti del Cinquecento. Lì, in un vortice di nubi, il Cristo appare in pieno scorcio, folgorante di verità e di movimento. Questa Visione di san Giovanni Evangelista a Patmos è uno degli atti fondativi della pittura illusionistica moderna: l'istante in cui un soffitto cessa di essere una superficie per diventare un cielo aperto. Attorno a questo fuoco gravita tutto un momento della storia dell'arte: la fioritura parmense del Rinascimento, in cui il giovane Parmigianino mosse i primi passi sulla scia del maestro.
Parma, patria del Correggio
Al volgere del XVI secolo, Parma non era Firenze né Roma, ma una città che la pittura avrebbe portato assai in alto. Antonio Allegri, detto il Correggio (1489 ca.-1534), vi dispiegò in pochi anni un linguaggio interamente nuovo, fatto di morbidezza delle carni, di luce sfumata e di spazi che si aprono al di là del muro. Formatosi lontano dalle grandi botteghe, avrebbe saputo cogliere insieme la grazia leonardesca, l'ampiezza del Mantegna — di cui i soffitti mantovani gli avrebbero insegnato il senso dello scorcio — e l'energia romana di Michelangelo e di Raffaello, senza mai lasciare a lungo l'Emilia.
Fu a Parma che il Correggio trovò i suoi due grandi cantieri di cupole: prima San Giovanni Evangelista, poi, di seguito, la cattedrale (il Duomo) con la sua Assunzione. I monaci benedettini, ricchi e colti, offrivano una cornice ideale: un programma dotto, superfici vaste e la libertà di tentare ciò che nessuno aveva osato. La città divenne così, per una generazione, un laboratorio della pittura monumentale, da cui sarebbe scaturita anche l'arte raffinata e inquieta del manierismo parmense.
La cupola: la Visione di san Giovanni
La cupola di San Giovanni sarebbe opera del Correggio per gli anni 1520-1524 circa. Il soggetto è tratto dall'Apocalisse e dalla tradizione legata a san Giovanni Evangelista, patrono della chiesa: ritiratosi nell'isola di Patmos, il vecchio apostolo riceve la visione del Cristo glorioso. Il pittore colloca al sommo della calotta la figura del Cristo che discende verso lo spettatore, circondato dai dodici apostoli seduti sulle nubi che cingono la base della cupola.
L'intera composizione è pensata da un punto preciso del pavimento, all'ingresso del coro: da lì san Giovanni, isolato, alza gli occhi verso l'apparizione, e il fedele ne sposa lo sguardo. Il cielo sembra scavarsi sopra la crociera; i corpi, visti dal basso, si dispiegano in una profondità vertiginosa. Alla base della cupola corre un fregio a soggetti veterotestamentari, in cui giovani talenti parmensi sarebbero stati associati al cantiere. Il Correggio avrebbe inoltre dipinto, nella chiesa, la lunetta di san Giovanni sopra una porta del transetto, brano di un'intimità e di una tenerezza rare.
L'illusionismo del Correggio
Ciò che fa la gloria di questa cupola è il di sotto in su: «visto dal basso verso l'alto». Il Correggio non ha dipinto una scena che si guarda come un quadro appeso; ha calcolato ogni figura come se fluttuasse realmente nell'aria, sopra le nostre teste. Il Cristo, in particolare, è trattato in uno scorcio audace: se ne vedono le gambe avanzare, il torso fuggire, le braccia aprirsi, in un movimento che pare squarciare l'architettura.
Questa rivoluzione poggia su tre mezzi congiunti: lo scorcio anatomico, spinto fino all'acrobazia; la luce, che modella i corpi per masse fuse anziché per contorni netti; e l'orchestrazione dell'insieme in una spirale ascendente, dove le nubi conducono lo sguardo verso il fuoco luminoso. Si ha qui il prototipo dei grandi soffitti «aperti» che il barocco, un secolo più tardi, porterà al suo culmine. San Giovanni fu dapprima il banco di prova; l'Assunzione del Duomo ne sarebbe il compimento, ancor più vasto, in cui decine di figure paiono aspirate verso il cielo.
Il giovane Parmigianino
Fu in questa bottega collettiva che si sarebbe rivelato Francesco Mazzola, detto il Parmigianino (1503-1540), l'altro grande nome del Rinascimento parmense. Giovanissimo, avrebbe partecipato alla decorazione di San Giovanni, contribuendo forse ad alcune cappelle laterali e assorbendo sul posto la lezione del Correggio: la grazia degli atteggiamenti, la fluidità della luce, l'audacia dei punti di vista.
Ma l'allievo non doveva restare un imitatore. Il Parmigianino avrebbe presto tratto da questa materia un'arte più allungata, più artificiosa, tutta di nervosa eleganza — colli allungati, mani affusolate, composizioni sapientemente squilibrate — che figura tra i vertici del manierismo. Vedere San Giovanni significa dunque cogliere il punto di biforcazione: il luogo in cui la dolcezza classica del Correggio e l'inquietudine raffinata del suo più giovane coetaneo coesistono ancora, prima di separarsi.
Il complesso benedettino e le stratificazioni successive
La chiesa è solo la parte visibile di un vasto complesso monastico, con il suo chiostro, la sua biblioteca e la sua celebre spezieria — l'antica farmacia dei monaci, con le sue boiserie e i suoi vasi da farmacia accuratamente conservati. L'edificio stesso sarebbe stato ricostruito all'inizio del XVI secolo, offrendo proprio le grandi superfici che il Correggio avrebbe investito.
Occorre qui distinguere le stratificazioni. La decorazione rinascimentale — la cupola e i suoi dintorni — appartiene agli anni Venti del Cinquecento. La facciata riccamente scolpita, invece, rivolta verso la piazza, rientra nel gusto barocco del XVII secolo: è nettamente posteriore, così come l'alto campanile che domina il quartiere. L'interno stesso ha ricevuto, nel corso dei decenni seguenti, arricchimenti della Controriforma. Il visitatore avveduto saprà dunque distinguere: sotto gli ornamenti più tardi si legge ancora la struttura sobria del primo Cinquecento, primo scrigno del capolavoro.
Portata
San Giovanni Evangelista occupa un posto cardine nella storia dell'arte occidentale. Trasformando una cupola in cielo aperto, il Correggio vi avrebbe inventato un modo di rappresentazione destinato a irrigare tre secoli di pittura: dall'Assunzione del vicino Duomo fino ai soffitti illusionistici del barocco romano e dell'Europa intera. La città di Parma, sospinta da questo fuoco, divenne per il tardo Rinascimento un centro tanto decisivo quanto discreto, da cui uscì anche uno dei maestri del manierismo. Vedere questa cupola significa assistere alla nascita di un'idea: che la pittura possa abolire il soffitto e dare al fedele l'illusione del soprannaturale.
Cosa vedere assolutamente
- La cupola del Correggio e la sua Visione di san Giovanni Evangelista, dal punto di vista calcolato all'ingresso del coro.
- La figura del Cristo in scorcio, che discende dalle nubi al sommo della calotta.
- Il fregio alla base della cupola, dove giovani pittori parmensi avrebbero collaborato.
- La lunetta di san Giovanni attribuita al Correggio, sopra una porta del transetto.
- Le cappelle laterali in cui si cerca la traccia del giovanissimo Parmigianino.
- L'antica farmacia benedettina (spezieria) e il chiostro, testimoni della vita del monastero.
Informazioni pratiche
San Giovanni Evangelista è anzitutto un luogo di culto attivo, a pochi passi dalla cattedrale e dal battistero di Parma. La visita si svolge nel rispetto delle funzioni: orari e condizioni di accesso possono variare, in particolare per l'antica farmacia e il chiostro, gestiti separatamente. È prudente verificare queste informazioni presso i servizi ufficiali della parrocchia o dell'ufficio del turismo prima di recarsi sul posto. Una luce radente o una giornata limpida aiutano a leggere gli scorci della cupola; conviene prevedere un momento di calma, con la testa alzata, per esaurirne la vertigine.
Quiz
1. Chi avrebbe dipinto la cupola di San Giovanni Evangelista a Parma? Il Correggio (Antonio Allegri) — vi dispiegò la sua Visione di san Giovanni Evangelista verso il 1520-1524.
2. Quale tecnica rende la cupola così spettacolare? Il di sotto in su, la veduta in scorcio dal basso — le figure sembrano fluttuare realmente sopra lo spettatore.
3. Quale giovane artista, futuro maestro del manierismo, avrebbe esordito sulla scia del Correggio a Parma? Il Parmigianino (Francesco Mazzola) — trasse da questa lezione la sua arte allungata e raffinata.

