Uno scafo gotico innestato di Rinascimento
Sorta nel cuore del sestiere di Dorsoduro, a pochi passi dal vasto campo Santa Margherita, la chiesa di Santa Maria dei Carmini — ufficialmente Santa Maria del Carmelo, ma che i veneziani non chiamano mai altrimenti che «i Carmini» — è uno di quei monumenti in cui la storia dell'arte veneziana si legge per strati. Il suo corpo principale appartiene pienamente al gotico: l'edificio sarebbe stato eretto nel corso del Trecento per la comunità dei Carmelitani, l'ordine del Carmelo insediato da lungo tempo in questo punto della città, e conserva l'impianto basilicale a tre navate così caratteristico delle grandi chiese conventuali della laguna. All'interno lo spazio si ordina secondo un ritmo sobrio e ampio di colonne che separano la navata centrale dalle navate laterali, sotto una copertura e volte che prolungano la tradizione medievale. Occorre, fin da subito, etichettare questo scheletro per ciò che è: un'architettura gotica, anteriore di un secolo e mezzo abbondante ai capolavori pittorici che oggi fanno la fama del luogo.
Su questo corpo antico il Rinascimento veneziano è venuto a innestarsi per tocchi. Il portale laterale, che si apre sul fianco della chiesa, presenta un vocabolario ornamentale che si riconduce alla corrente detta «lombardesca» — quella maniera raffinata, fatta di lesene, girali finemente scolpiti e medaglioni, che diffusero a Venezia, tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, botteghe di scalpellini giunti dalla Lombardia, primi fra tutti la famiglia dei Lombardo. Senza che gliene si debba attribuire una paternità certa, questa porta testimonierebbe il nuovo gusto per l'ornato all'antica che allora conquista gli edifici veneziani, compresi quelli la cui struttura resta medievale. Il campanile, coronato più tardi, e vari riassetti posteriori hanno continuato a sovrapporre le epoche, così che l'insieme si presenta come un palinsesto in cui il gotico resta la trama e il Rinascimento il ricamo.
Una parola, qui, di avvertimento, poiché la confusione è frequente: la chiesa dei Carmini non va confusa con la Scuola Grande dei Carmini, sua vicina immediata. La Scuola, sede della confraternita carmelitana, è un edificio distinto, celebre per il suo decoro barocco del Settecento e soprattutto per il soffitto dipinto da Giambattista Tiepolo. Quel ciclo appartiene a tutt'altro capitolo della storia veneziana ed esce dal perimetro che ci occupa: è proprio la chiesa, e il suo contenuto rinascimentale del primo Cinquecento, ciò che qui si vuole trattenere.
La Natività del Cima e il San Nicola di Lotto
Ciò che pienamente giustifica di conservare i Carmini per il Rinascimento sono due pale d'altare maggiori, separate da una ventina d'anni e rappresentative di due temperamenti distinti della pittura veneziana.
La prima è la Natività di Cima da Conegliano — spesso indicata come Adorazione dei pastori — che si colloca attorno al 1509. Giovanni Battista Cima, nativo di Conegliano nell'entroterra trevigiano, è uno dei grandi maestri della generazione formatasi sulla scia di Giovanni Bellini. La sua pittura si riconosce per la chiarezza luminosa, per i lontani di colline dolci che rimandano al suo paese d'origine, e per quella gravità serena che dona alle sue scene sacre un'evidenza quasi silenziosa. La Natività dei Carmini dispiega la scena dell'adorazione in una cornice in cui il motivo architettonico in rovina — la mangiatoia collocata sotto vestigia antiche — dialoga con un paesaggio limpido, secondo una formula che il Cima ha portato a un raro grado di perfezione. La tavolozza, gli incarnati curati e la costruzione equilibrata dello spazio fanno di questa pala una tappa della maturità dell'artista, in un momento in cui la pittura veneziana scivola dolcemente verso lo stile tonale del Cinquecento.
Il secondo vertice è il San Nicola di Bari in gloria di Lorenzo Lotto, datato 1529. Lotto, personalità singolare e un po' a sé nel panorama veneziano — inquieto, mobile, sempre in cerca, attivo tanto a Venezia quanto nelle Marche e a Bergamo — offre qui una delle sue composizioni più ammirate. San Nicola vi troneggia in gloria, sorretto sulle nubi e circondato da angeli, mentre altri santi lo accompagnano nella parte alta del dipinto. Ma ciò che ha reso quest'opera giustamente celebre è la sua parte inferiore: sotto la visione celeste si distende un paesaggio di sorprendente modernità, dove si scopre uno scorcio di costa, un mare percorso da imbarcazioni e un'atmosfera meteorologica trattata con una libertà insolita per l'epoca. Questo paesaggio in basso, quasi autonomo, in cui l'attenzione si posa sulla luce, sull'acqua e sull'aria, è stato spesso salutato come uno dei più innovativi del Rinascimento veneziano, e annuncia la sensibilità che svilupperanno più tardi i paesaggisti. Vale, da solo, la visita.
Attorno a queste due opere principali, la navata e le cappelle laterali dei Carmini custodiscono numerose altre pale e decori, accumulati nel corso dei secoli, che fanno della chiesa una vera e propria galleria della pittura veneziana. Senza impegnare attribuzioni ferme, vi si ritrova lo spirito delle grandi botteghe della Serenissima, con opere che scandiscono la produzione dal tardo gotico fino ai secoli seguenti. L'insieme compone un luogo di devozione carmelitana in cui la spiritualità dell'ordine del Carmelo — la venerazione mariana, la figura dei santi protettori — si incarna in un allestimento denso, spesso meno frequentato delle grandi basiliche veneziane, e proprio per questo propizio a una scoperta più raccolta.
Una tappa discreta di Dorsoduro
Immersa nel tessuto popolare e vivo di Dorsoduro, lontano dai grandi assi turistici, la chiesa dei Carmini offre un'esperienza diversa da quella dei Frari o di San Zanipolo. Appartiene a quella rete di chiese conventuali che un tempo strutturavano la vita religiosa di ogni quartiere di Venezia, e il suo interesse risiede appunto in questa doppia natura: un contenitore gotico, ereditato dal tardo Medioevo, e un contenuto che culmina con due capolavori del primo Rinascimento, Cima e Lotto. Iscritta, come l'intera città, nel patrimonio mondiale dell'UNESCO sotto la voce «Venezia e la sua laguna» (1987), merita di essere avvicinata per ciò che è: un luogo in cui si viene meno per lo splendore di una facciata che per l'incontro, nella penombra di una navata medievale, con la luce che vi seppero deporre due dei più grandi pittori del loro tempo.
Cosa vedere assolutamente
- La Natività (Adorazione dei pastori) di Cima da Conegliano, 1509 ca.: luce limpida e paesaggio di colline caratteristico del maestro.
- Il San Nicola di Bari in gloria di Lorenzo Lotto, 1529, e soprattutto il suo paesaggio inferiore di sorprendente modernità.
- Il corpo gotico della chiesa (Trecento): impianto basilicale a tre navate, da leggere come la trama medievale del luogo.
- Il portale laterale e gli elementi di ornato rinascimentale / lombardesco innestati sull'edificio antico.
- L'allestimento denso di pale d'altare nelle cappelle, che fa della chiesa una vera galleria di pittura veneziana.
Informazioni pratiche
La chiesa di Santa Maria dei Carmini si trova nel sestiere di Dorsoduro, nelle immediate vicinanze del campo Santa Margherita, una delle piazze più animate di Venezia, e della vicina Scuola Grande dei Carmini (da non confondere con la chiesa). L'accesso avviene a piedi, attraverso la rete di calli e ponti del quartiere; i vaporetti servono Dorsoduro con diverse fermate nei dintorni. Non essendo qui confermati gli orari di apertura e le eventuali condizioni di accesso, conviene verificarli prima della visita presso le fonti ufficiali (parrocchia o organismi del patrimonio veneziano).
Quiz
- Quale pittore ha realizzato il San Nicola di Bari in gloria (1529) conservato ai Carmini ?
- Giambattista Tiepolo
- Lorenzo Lotto
- Giovanni Bellini
- A quale stile appartiene il corpo principale della chiesa di Santa Maria dei Carmini ?
- Gotico (Trecento)
- Barocco
- Neoclassico
- Cosa non va confuso con la chiesa dei Carmini ?
- I Frari
- La Scuola Grande dei Carmini (decoro barocco di Tiepolo)
- La basilica di San Marco

