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Rinascimento italiano

Santa Maria dell'Anima

Rome

Santa Maria dell'Anima

A pochi passi da Piazza Navona, nascosta nel dedalo di vicoli del Campo Marzio, Santa Maria dell'Anima cela dietro una facciata sobria una delle chiese più singolari della Roma rinascimentale. Chiesa nazionale delle comunità di lingua tedesca — tedeschi, austriaci, fiamminghi e olandesi dei territori dell'Impero — porta nella sua stessa struttura la memoria di un mondo nordico trapiantato nel cuore della Città eterna. La sua pianta a sala, rarissima a Roma, ne fa un oggetto di studio prima ancora che un luogo di devozione.

La chiesa nazionale dei popoli di lingua tedesca

La storia dell'Anima comincia molto prima della ricostruzione rinascimentale. Tra la fine del Trecento e i primi del Quattrocento, una coppia di pellegrini originari dei Paesi Bassi avrebbe fondato un ospizio destinato ad accogliere i pellegrini di lingua tedesca giunti a Roma. All'ospizio si affiancò una cappella intitolata a Santa Maria dell'Anima, nome che la tradizione ricollega a un'immagine mariana in cui la Vergine era raffigurata tra due anime del Purgatorio. Attorno a questa struttura si organizzò a poco a poco una vera e propria comunità nazionale, dotata di confraternite, di rendite e di un proprio cimitero.

Nel corso del Quattrocento l'istituzione prosperò grazie ai lasciti dei fedeli germanici di passaggio o residenti a Roma. Alle soglie del Cinquecento la vecchia cappella medievale non bastava più. La comunità decise allora di edificare una chiesa nuova, all'altezza delle proprie ambizioni e del prestigio ormai acquisito. Il cantiere si aprì intorno al 1500 e si protrasse per quasi un quarto di secolo, fino al 1523 circa. L'Anima divenne così la chiesa di riferimento dei popoli di lingua tedesca a Roma, funzione che conserva ancora oggi: resta un'istituzione viva, sede di un collegio e luogo di culto in lingua tedesca.

Questo statuto di chiesa nazionale non è un dettaglio secondario. Nella Roma del Rinascimento ogni "nazione" — i francesi a San Luigi dei Francesi, gli spagnoli, i fiorentini, i portoghesi — si dotava di un santuario che ne affermava l'identità e la presenza presso il papato. L'Anima svolgeva questo ruolo per l'area germanica, e la sua stessa architettura volle farsi specchio di una sensibilità venuta dal Nord.

Una Hallenkirche nordica e la sua facciata

La singolarità maggiore di Santa Maria dell'Anima sta nella pianta: è una chiesa a sala (in tedesco Hallenkirche), un edificio cioè le cui tre navate si innalzano alla medesima altezza, o quasi, sotto un unico tetto. Questa scelta è un archetipo dell'architettura tardogotica del mondo germanico, dove si privilegia uno spazio interno unificato, ampiamente illuminato dalle finestre delle navate laterali, piuttosto che la gerarchia verticale di una navata centrale che domina i collaterali più bassi, come vuole invece la tradizione italiana.

A Roma questo tipo è di una rarità notevole: l'Anima appare come un'eccezione, un frammento d'Europa settentrionale importato in una città che, negli stessi anni, riscopriva le proporzioni dell'antichità classica. Lo spazio interno, così livellato, produce un'impressione di ampiezza e di luminosità che contrasta con la penombra solenne di tante basiliche romane. Le navate sono ritmate da pilastri e coperte da volte, mentre lungo i fianchi si dispone una serie di cappelle in cui le famiglie e le confraternite germaniche affermavano la propria devozione e la propria memoria.

La facciata, al contrario, adotta un linguaggio pienamente italiano e rinascimentale: impianto classico, sovrapposizione di ordini, portali incorniciati, coronamento orizzontale. La sua ideazione è talvolta attribuita a Giuliano da Sangallo, architetto fiorentino di primo piano attivo a Roma sotto Giulio II; l'attribuzione, tuttavia, non è certa, e la critica ha proposto anche altri nomi senza giungere a un accordo definitivo. Conviene dunque menzionarla con prudenza, come un'ipotesi plausibile più che come una certezza documentata. La facciata si distingue per la sua verticalità e per il campanile che la sovrasta, ulteriore eco della tradizione settentrionale.

La tomba di Adriano VI e la pala di Giulio Romano

Il tesoro storico dell'Anima è senza dubbio la tomba di papa Adriano VI, collocata nel coro. Adriaan Florisz Boeyens, nativo di Utrecht ed eletto papa nel 1522, fu l'ultimo pontefice non italiano prima di Giovanni Paolo II nel 1978 — un fatto che, da solo, conferisce a questo monumento un rilievo singolare nella storia del papato. Già precettore di Carlo V, uomo di riforma austero e poco amato dalla Roma curiale, regnò poco più di un anno e morì nel 1523. Fu naturale che venisse sepolto nella chiesa della sua "nazione", l'Anima.

La tomba monumentale, in marmo policromo, accosta la statua del pontefice disteso a un apparato architettonico articolato in nicchie, figure allegoriche e iscrizioni. L'ideazione d'insieme è generalmente associata al nome di Baldassarre Peruzzi, uno dei grandi architetti-pittori senesi della generazione di Raffaello, mentre l'esecuzione scultorea è attribuita a più mani. Anche in questo caso la ripartizione precisa dei ruoli tra ideatore e scultori resta discussa, ed è più corretto parlare di un'opera al cui progetto il nome di Peruzzi è tradizionalmente legato, piuttosto che di una paternità pienamente accertata. Il monumento resta comunque una delle grandi tombe pontificie della prima Roma rinascimentale.

Sull'altare maggiore si dispiega l'altro capolavoro della chiesa: una pala raffigurante la Sacra Famiglia, opera di Giulio Romano, l'allievo più dotato e più vicino a Raffaello, futuro maestro della "maniera" a Mantova. Questo dipinto, eseguito negli anni successivi alla morte del maestro, testimonia il linguaggio nuovo che andava allora elaborandosi a Roma, dove il classicismo raffaellesco si piegava verso le tensioni e le ricerche del manierismo nascente. La compresenza di una tomba concepita nell'orbita di Peruzzi e di una pala di Giulio Romano fa dell'Anima un prezioso testimone della Roma degli anni Venti del Cinquecento, alla vigilia del terribile Sacco del 1527.

Cosa vedere assolutamente

  • La tomba di papa Adriano VI, nel coro: l'ultimo papa non italiano prima di Giovanni Paolo II, monumento in marmo legato al nome di Baldassarre Peruzzi.
  • La pala della Sacra Famiglia di Giulio Romano sull'altare maggiore, opera dell'ambiente raffaellesco sulla soglia del manierismo.
  • La pianta a sala con le tre navate della medesima altezza, una rarità architettonica a Roma, di ispirazione nordica.
  • La facciata rinascimentale e il suo campanile, la cui ideazione è talvolta attribuita a Giuliano da Sangallo.
  • Le cappelle laterali delle famiglie e delle confraternite germaniche, con i loro monumenti funebri e i loro apparati decorativi.

Informazioni pratiche

  • Tipo: chiesa nazionale delle comunità di lingua tedesca, tuttora in attività (culto in lingua tedesca).
  • Indirizzo: Via di Santa Maria dell'Anima, nelle immediate vicinanze di Piazza Navona, rione Parione, Roma.
  • Ingresso: libero.
  • Da sapere: la chiesa rientra nel perimetro del Centro storico di Roma, iscritto nel patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1980. Gli orari di apertura possono variare in base alle funzioni e ai periodi dell'anno; è prudente verificarli prima della visita.

Quiz

1. Quale comunità serve tradizionalmente Santa Maria dell'Anima?

  • I francesi di Roma
  • I popoli di lingua tedesca (tedeschi, austriaci, fiamminghi, olandesi)
  • I fiorentini

2. Quale particolarità architettonica, rara a Roma, caratterizza la chiesa?

  • Una cupola di ispirazione bizantina
  • Una pianta a sala con le tre navate della medesima altezza, di ispirazione nordica
  • Una pianta a croce greca perfetta

3. Quale personaggio riposa nella tomba più celebre della chiesa?

  • L'imperatore Carlo V
  • Papa Adriano VI, l'ultimo papa non italiano prima di Giovanni Paolo II
  • Il pittore Raffaello