Una facciata nata da due epoche: Gambello, poi Codussi
A pochi passi da piazza San Marco, celata in fondo a un campo tranquillo del sestiere di Castello, la chiesa di San Zaccaria offre uno dei volti più singolari di Venezia: quello di un monumento in cui il gotico morente e il primo Rinascimento convivono su un'unica facciata. L'edificio apparteneva a un antico e potente monastero benedettino femminile, uno dei più antichi e prestigiosi della città, noto per reclutare le proprie monache tra le grandi famiglie patrizie. Questa ricchezza e questo rango spiegano l'ambizione del cantiere avviato nella seconda metà del Quattrocento per ricostruire la chiesa.
I lavori furono dapprima affidati ad Antonio Gambello, architetto ancora legato al linguaggio del tardo gotico veneziano. A lui si devono la pianta dell'edificio e le parti basse della facciata, quel basamento che conserva la verticalità, le proporzioni slanciate e parte del repertorio ornamentale ereditati dal Medioevo. Alla morte di Gambello, intorno all'inizio degli anni 1480, il cantiere sarebbe passato con ogni probabilità a Mauro Codussi, uno dei primi grandi introduttori del linguaggio classico a Venezia. A lui spetterebbe il completamento della facciata superiore, portata a termine all'incirca tra il 1483 e il 1500.
Il risultato è una lezione di architettura. Codussi sovrappone registri di marmo bianco scanditi da colonne e paraste classiche, alleggerisce le superfici con ampie finestre e corona il tutto con un vasto frontone semicircolare, motivo che diventerà una firma della sua arte e che si ritroverà su altre chiese veneziane. Il grande semicerchio che chiude la composizione e i segmenti arrotondati che lo accompagnano trasformano la verticalità gotica del basamento in un movimento ampio e luminoso. Si legge così, dal basso verso l'alto, il passaggio da un secolo all'altro: la facciata di San Zaccaria è spesso citata come l'emblema stesso della transizione tra gotico e Rinascimento nell'architettura veneziana. La parte esatta spettante a ciascun architetto, come la cronologia precisa delle campagne, resta discussa dagli storici e meriterebbe conferma.
La Pala di San Zaccaria di Giovanni Bellini (1505)
Se San Zaccaria attira tanti amanti della pittura, è per un dipinto che non ha mai lasciato le sue mura: la Sacra Conversazione di Giovanni Bellini, comunemente chiamata Pala di San Zaccaria e datata 1505. Collocata su un altare della navata sinistra, questa grande pala d'altare figura tra i capolavori assoluti della maturità del maestro, ormai anziano e all'apice della sua arte.
Bellini vi rappresenta la Vergine in trono con il Bambino, circondata da santi — tra i quali si riconoscono tradizionalmente figure come santa Caterina, santa Lucia, san Pietro e san Girolamo — in una composizione di sovrana calma. Il genio del dipinto risiede nella sua messinscena: il pittore finge di prolungare l'architettura reale della chiesa dipingendo un'abside classica, incorniciata da colonne, che sembra aprirsi nella parete. La luce vi avvolge i personaggi di una dolcezza soffusa, unificando gli incarnati, le stoffe e la penombra dorata dell'abside. Un angelo musicante seduto ai piedi del trono introduce quella nota musicale e meditativa propria delle grandi sacre conversazioni di Bellini.
Quest'opera testimonia il modo in cui Bellini, allo snodo tra Quattrocento e Cinquecento, seppe assorbire le lezioni della luce e del colore che avrebbero nutrito l'intera scuola veneziana, da Giorgione a Tiziano. Vederla in situ, nella luce mutevole della chiesa per cui fu concepita, offre un'esperienza che nessuna riproduzione può sostituire. La datazione al 1505 e la lettura precisa dell'iconografia sono ben stabilite ma, come sempre, meritano di essere verificate presso le fonti.
La chiesa conserva altre pitture notevoli dei secoli successivi, in particolare una pala attribuita a Palma il Vecchio e tele riconducibili alla bottega o alla cerchia del Tintoretto, che fanno di San Zaccaria un vero e proprio compendio della pittura veneziana.
La cappella di San Tarasio e gli affreschi di Castagno
Oltre la navata, San Zaccaria custodisce un nucleo più antico e più segreto, accessibile dalle antiche cappelle del coro. La più preziosa è la cappella di San Tarasio, che occupa il luogo dell'abside della chiesa medievale precedente e conserva la memoria delle campagne decorative della metà del Quattrocento.
Vi si ammirano gli affreschi della volta dipinti da Andrea del Castagno, realizzati nel 1442. Questo cantiere riveste un'importanza particolare per la storia dell'arte: Castagno, artista fiorentino, vi introduce a Venezia il vocabolario monumentale e la costruzione prospettica del primo Rinascimento toscano, in un momento in cui la città rimaneva in larga parte fedele al gotico internazionale. Le figure di santi ed evangelisti che dipinge nelle vele testimoniano questo incontro tra la robustezza fiorentina e il contesto lagunare. La datazione al 1442 e l'attribuzione sono solidamente accolte, ma restano da confermare nel dettaglio.
La stessa cappella accoglie diversi polittici gotici a fondo oro, opere di Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna, due artisti associati negli anni 1440. Le loro grandi strutture dorate, irte di pinnacoli e popolate di santi, illustrano l'apogeo del tardo gotico veneziano — cosicché la cappella di San Tarasio riunisce, a pochi metri di distanza, i due mondi che la facciata di Codussi mette in scena all'esterno. Sotto la chiesa corre inoltre una cripta dalle volte basse, oggi regolarmente invasa dalle acque: questo specchio liquido, in cui si riflettono le colonne, figura tra le immagini più memorabili del sottosuolo veneziano.
Un luogo legato ai dogi di Venezia
San Zaccaria non era soltanto un convento di patrizie: la chiesa intratteneva un legame privilegiato con il potere. Secondo un'antica tradizione, il doge di Venezia vi si recava ogni anno in visita solenne a Pasqua, accompagnato dal suo corteo. Questa cerimonia legava simbolicamente lo Stato veneziano a questo monastero, e a tale rapporto si riconducono volentieri alcune donazioni e privilegi di cui beneficiò la comunità. Questo legame, spesso evocato, meriterebbe di essere precisato nel suo svolgimento e nel suo significato esatto. Esso finisce di fare di San Zaccaria un condensato di Venezia: un luogo dove la devozione, il patriziato, l'arte e lo Stato si sono incontrati per secoli, e dove l'architettura stessa racconta il passaggio da un'epoca all'altra.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata di Codussi: i suoi registri di marmo bianco e il grande frontone semicircolare, posati sul basamento gotico di Gambello — la sintesi gotico/Rinascimento in una sola immagine.
- La Pala di San Zaccaria di Giovanni Bellini (1505), nella navata sinistra: abside dipinta, angelo musicante e luce dorata, capolavoro della maturità del maestro, rimasto in situ.
- La cappella di San Tarasio e gli affreschi di Andrea del Castagno (1442), tappa del primo Rinascimento fiorentino a Venezia.
- I polittici gotici dorati di Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna nella stessa cappella: il tardo gotico al suo culmine.
- La cripta allagata, le cui acque riflettono le colonne del sottosuolo.
Informazioni pratiche
La chiesa si trova nel sestiere di Castello, a pochi minuti a piedi da piazza San Marco, in fondo al campo San Zaccaria. L'accesso alla navata è di norma libero, mentre la visita alle cappelle laterali (tra cui la cappella di San Tarasio) e alla cripta può essere a pagamento. Poiché gli orari e le tariffe non sono qui garantiti, conviene verificarli sul posto o presso le fonti ufficiali prima della visita; si avrà cura, inoltre, di rispettare il carattere di luogo di culto dell'edificio.
Quiz
- Quale architetto completò la facciata superiore in marmo di San Zaccaria, con il suo grande frontone semicircolare?
- Antonio Gambello
- Mauro Codussi
- Andrea Palladio
- Quale opera maggiore di Giovanni Bellini, datata 1505, si trova ancora nella chiesa?
- La Tempesta
- **La Pala di San Zaccaria (Sacra Conversazione) **
- L'Assunta dei Frari
- Quale pittore fiorentino realizzò nel 1442 gli affreschi della cappella di San Tarasio?
- Il Tintoretto
- Palma il Vecchio
- Andrea del Castagno

