Una chiesa di transizione nel cuore del Dorsoduro
La chiesa di San Trovaso sorge nel sestiere di Dorsoduro, a Venezia, ai margini di un ampio campo che digrada verso il rio di San Trovaso. Il suo nome disorienta spesso il visitatore: «San Trovaso» non esiste nel calendario dei santi. Si tratterebbe di una contrazione, tipicamente veneziana, dei nomi di due martiri milanesi del IV secolo cui l'edificio è dedicato, Gervasio e Protasio (in dialetto veneto, appunto, Santi Gervasio e Protasio). La lingua veneziana, amante di elisioni e di sonorità addolcite, avrebbe fuso i due vocaboli in un'unica parola, così come avrebbe trasformato Sant'Ermagora in «San Marcuola» o Sant'Eustachio in «San Stae». Questa abitudine linguistica fa parte del fascino della toponomastica lagunare.
Una parrocchia esisteva in questo luogo fin da epoca assai remota: la tradizione parla di origini che risalirebbero all'alto Medioevo, con diverse ricostruzioni dopo incendi e crolli. L'edificio che si ammira oggi è il risultato di una ricostruzione avviata a partire dal 1584, sulle fondamenta di un santuario medievale precedente. Ci si colloca allora nella seconda metà del Cinquecento veneziano, periodo segnato dall'impronta di Andrea Palladio e del suo classicismo, ma già rivolto verso forme più mosse che preannunceranno il barocco. San Trovaso appartiene precisamente a questo momento di transizione: sobrietà delle linee e ritmo degli ordini ereditati dal tardo Rinascimento, ma con una monumentalità e un senso dell'effetto che scivolano verso il Seicento. Il cantiere si sarebbe protratto per diversi decenni, come accadeva spesso a Venezia, dove le fabbriche delle chiese dipendevano dalle risorse — sovente irregolari — dei parrocchiani e delle confraternite.
L'interno adotta una pianta a tre navate, con cappelle laterali che accolgono gli altari delle diverse corporazioni e famiglie della parrocchia. È qui, in questa scenografia di pietra chiara e di altari ordinati, che si dispiega uno degli insiemi pittorici più interessanti del quartiere, dominato dalla presenza del più veneziano dei pittori, Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1518-1594), che visse e lavorò non lontano da qui, nel sestiere di Cannaregio, ma la cui bottega si diffuse in tutta la città.
Due facciate gemelle e la leggenda delle fazioni
La grande singolarità di San Trovaso, quella che colpisce ogni passante attento, sta nella sua architettura esterna: la chiesa presenta due facciate quasi identiche, l'una rivolta verso il campo di San Trovaso, l'altra verso il rio, dal lato del ponte. Due frontoni, due portali, due composizioni di lesene e di nicchie che si rispondono come gemelli. Questa disposizione, rara, si spiegherebbe anzitutto con ragioni pratiche e urbanistiche: la chiesa occupa un lotto delimitato al tempo stesso da una piazza e da un canale, due vie d'accesso ugualmente frequentate in una città in cui ci si muove tanto per acqua quanto per terra. Offrire un ingresso degno da ciascun lato era una risposta logica a questa doppia percorrenza.
Ma a questa spiegazione razionale si è innestata una tradizione leggendaria gustosa, spesso riferita ai visitatori. Venezia era, fin dal Medioevo, divisa in due grandi fazioni popolari rivali: i Nicolotti, abitanti della parte occidentale della città (attorno a San Nicolò dei Mendicoli, nel Dorsoduro), pescatori e gente di mare; e i Castellani, dell'est (attorno all'Arsenale e al quartiere di Castello), carpentieri e operai dei cantieri navali. La loro rivalità, incanalata e ritualizzata dalla Repubblica, si esprimeva in particolare nelle celebri guerre dei pugni, che opponevano i due schieramenti su certi ponti. Trovandosi San Trovaso al confine dei territori delle due fazioni, la leggenda vuole che le due facciate abbiano consentito a ciascuno schieramento di entrare e uscire dalla propria porta, senza doversi incrociare né rischiare lo scontro — e, si diceva, che un matrimonio tra un Nicolotto e una Castellana potesse esservi celebrato, con ogni famiglia che usava il proprio ingresso. Occorre prendere questo racconto per ciò che è: una tradizione orale, seducente ma priva di solido fondamento documentario, che illustra bene il modo in cui i Veneziani hanno sempre amato raccontare la propria città. La si segnalerà dunque al condizionale, pur assaporandola.
All'interno, l'attenzione si concentra sulle tele del Tintoretto. San Trovaso conserva, nella cappella del Santissimo Sacramento, una celebre Ultima Cena (Ultima Cena), trattata con quel senso veneziano dello scorcio, della luce radente e della messa in scena drammatica che caratterizza il maestro: la tavola è disposta in obliquo, gli apostoli animati da gesti vivaci, lo spazio scavato da effetti di chiaroscuro che preannunciano le grandi Cene tarde dell'artista, come quella di San Giorgio Maggiore. Gli si attribuisce inoltre, nella medesima chiesa, una Tentazione di sant'Antonio, composizione in cui il santo eremita è assalito da figure tentatrici, soggetto propizio ai contrasti luminosi e all'espressività dei corpi. Vi si conserva anche un'Adorazione dei Magi, generalmente ricondotta alla bottega del Tintoretto più che alla sua sola mano — la produzione del maestro mobilitava infatti numerosi collaboratori, tra cui il figlio Domenico, ed è opportuno restare prudenti sulla ripartizione esatta delle attribuzioni.
Un gioiello gotico e lo squero vicino
L'elemento più inatteso di San Trovaso è un dipinto che, per il suo stile, contrasta radicalmente con i Tintoretto: la pala di san Crisogono a cavallo (San Crisogono), opera attribuita a Michele Giambono (attivo nella prima metà del XV secolo, morto verso il 1462). Mentre tutto il resto della chiesa appartiene all'universo del tardo Rinascimento e del manierismo veneziano, questo dipinto rientra nel gotico internazionale, quello stile raffinato e cortese che dominò l'Europa attorno al 1400-1450. San Crisogono, martire venerato a Venezia, vi è raffigurato come cavaliere, in un'armatura scintillante, su uno sfondo lavorato e dorato, con quell'eleganza lineare, quel gusto per il dettaglio prezioso e quella immobilità ieratica propri del Giambono, uno dei principali rappresentanti veneziani di questa maniera. Il confronto, sotto uno stesso tetto, tra questo cavaliere gotico fermo nel suo oro e le Cene febbrili del Tintoretto offre al visitatore una sintesi impressionante di due secoli d'arte veneziana: da un lato la linea, l'oro e il sacro immobile; dall'altro la luce, il movimento e il teatro. È una delle ragioni che rendono la visita di San Trovaso così istruttiva per chi voglia comprendere l'evoluzione della pittura a Venezia.
Infine, non si potrebbe evocare San Trovaso senza menzionare il suo immediato vicino, uno dei luoghi più fotografati del Dorsoduro: lo squero di San Trovaso, piccolo cantiere di costruzione e riparazione delle gondole affacciato sul rio, proprio di fronte alla chiesa. Le sue casette di legno dai balconi fioriti, dall'aspetto quasi alpino — si dice che fossero state costruite da carpentieri venuti dal Cadore, nelle Dolomiti — ospitano da secoli il lavoro degli squeraroli, quegli artigiani che sagomano, calafatano e mantengono le nere gondole emblematiche della laguna. È uno dei rari squeri ancora in attività a Venezia, e la sua prossimità con la chiesa forma uno dei quadri urbani più suggestivi del quartiere: il sacro e il mestiere, la pittura e il legno, riuniti attorno a uno stesso canale. La visita della chiesa e la contemplazione dello squero, dalla piccola fondamenta di fronte, si completano naturalmente per cogliere lo spirito popolare e laborioso di questo angolo del Dorsoduro, lontano dalla folla di San Marco.
Cosa vedere assolutamente
- Le due facciate gemelle, sul campo e sul rio, e la loro leggenda legata alla rivalità delle fazioni Nicolotti e Castellani.
- L'Ultima Cena del Tintoretto, con la tavola in obliquo e il chiaroscuro drammatico, nella cappella del Santissimo Sacramento.
- La Tentazione di sant'Antonio del Tintoretto e l'Adorazione dei Magi attribuita alla sua bottega.
- La pala di san Crisogono a cavallo di Michele Giambono, splendida testimonianza del gotico internazionale, in totale contrasto con i Tintoretto.
- Proprio di fronte, lo squero di San Trovaso, pittoresco cantiere di gondole dalle casette di legno, uno degli ultimi ancora in attività a Venezia.
Informazioni pratiche
La chiesa di San Trovaso si trova nel sestiere di Dorsoduro, sul campo di San Trovaso, ai margini dell'omonimo rio, nelle immediate vicinanze dello squero di San Trovaso (cantiere di gondole, da ammirare dalla fondamenta di fronte). Il quartiere si raggiunge facilmente a piedi dalle Zattere, dalle Gallerie dell'Accademia o dal campo Santa Margherita. Le chiese parrocchiali di Venezia hanno orari di apertura limitati e variabili (spesso ristretti a poche ore del mattino): si consiglia vivamente di verificare gli orari in vigore prima della visita. (Orari ed eventuali tariffe non riportati qui: da confermare presso fonti ufficiali.)
Quiz
- Che cosa indica il nome «San Trovaso»?
- a) Un doge veneziano
- b) Una contrazione veneziana dei santi Gervasio e Protasio (Gervasio e Protasio)
- c) Un architetto del Rinascimento
- Quale particolarità architettonica distingue la chiesa di San Trovaso?
- a) Un campanile pendente
- b) Due facciate gemelle, l'una sul campo, l'altra sul rio
- c) Una cupola dorata
- Quale artista dipinse la celebre Ultima Cena conservata nella chiesa?
- a) Il Tintoretto
- b) Michele Giambono
- c) Andrea Palladio

