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Un cantiere rinascimentale nel cuore di Venezia

A pochi passi dal ponte di Rialto, nel sestiere di San Marco e allo sbocco delle Mercerie, l'asse commerciale che collega il ponte a piazza San Marco, la chiesa di San Salvador (San Salvatore) occupa uno dei luoghi più frequentati di Venezia. La densità del tessuto edilizio circostante nasconde in parte l'edificio, la cui facciata barocca emerge senza spazio di respiro lungo un flusso continuo di passanti. Questa condizione di serramento urbano, tipicamente veneziana, non deve ingannare: dietro un esterno tardo si cela uno degli interni più coerenti e ambiziosi del Rinascimento veneziano.

La comunità che officia San Salvador, quella dei canonici regolari, occupa il sito fin dal Medioevo. La chiesa attuale è frutto di una ricostruzione completa avviata nel 1508, una data che la colloca allo snodo del Cinquecento, nel momento in cui Venezia assimila le lezioni dell'architettura antica e centralizzata diffuse da Roma e dalla Toscana, pur restando fedele alla propria eredità. Il cantiere fu lungo, attraversò più generazioni e fu affidato in successione ad alcuni dei più grandi maestri attivi nella città lagunare. Questa continuità, malgrado i passaggi di mano, spiega la notevole unità del risultato.

Il primo responsabile sarebbe stato Giorgio Spavento, architetto proto e maestro d'opera legato alla basilica di San Marco, al quale si attribuisce l'ideazione d'insieme e soprattutto l'impianto generale della pianta. Alla sua morte la direzione sarebbe passata a Tullio Lombardo, scultore e architetto della celebre dinastia dei Lombardo, artefici maggiori del primo Rinascimento veneziano, che avrebbe proseguito e inflesso il progetto. Più tardi ancora intervenne Jacopo Sansovino, il fiorentino divenuto proto della Serenissima e figura dominante dell'architettura veneziana della metà del secolo, che vi lasciò in particolare uno dei suoi grandi monumenti funebri. Questa successione — Spavento, Tullio Lombardo, Sansovino — va intesa al condizionale nel dettaglio delle attribuzioni, ma traccia bene il filo di un cantiere che attraversa il Rinascimento veneziano in tutta la sua ampiezza.

La pianta a tre cupole: Bisanzio riletta dal Rinascimento

Il vero capolavoro di San Salvador è la sua pianta. L'edificio adotta un impianto a croce latina la cui navata è scandita da una successione di tre cupole allineate in fila, alternate a campate più basse coperte da cupole minori, secondo un ritmo regolare e sapientemente cadenzato. Questa formula è eccezionale. Rimanda direttamente alla tradizione bizantina delle chiese a cupole multiple su navata, di cui Venezia possedeva il modello eclatante sotto gli occhi di tutti: la basilica di San Marco stessa, con le sue cinque cupole disposte a croce.

L'intelligenza del partito di San Salvador sta proprio in questa rilettura. Invece di riprodurre ingenuamente lo schema medievale, gli architetti del Rinascimento lo hanno reinterpretato con il vocabolario del loro tempo: paraste e semicolonne di ordine classico, archi a tutto sesto, trabeazioni nette, articolazione chiara delle campate. Il risultato è una sintesi originale tra la centralità ereditata da Bisanzio e la razionalità spaziale del Rinascimento. Il fedele che avanza nella navata percepisce insieme una progressione longitudinale verso l'altare maggiore, come in una basilica, e il respiro verticale e ritmato delle cupole che si succedono sopra il suo capo. Questa doppia lettura, longitudinale e centrata, fa di San Salvador un'esperienza spaziale senza veri equivalenti.

La luce, distribuita dai tamburi delle cupole e dalle finestre alte, cade in modo regolare e modella la chiara pietra d'Istria delle membrature architettoniche. L'insieme dà un'impressione di sobrietà monumentale, assai diversa dalla ricchezza policroma di San Marco, ma che ne costituisce in qualche modo l'eco dotta e misurata. Si può leggere in questa pianta una meditazione architettonica sull'identità veneziana stessa, capace di convocare il proprio passato bizantino senza rinunciare alla modernità del proprio tempo.

Una facciata barocca: l'eccezione di Giuseppe Sardi

Qui si impone un avvertimento, poiché condiziona la corretta lettura dell'edificio. La facciata di San Salvador non appartiene al Rinascimento. Fu innalzata assai più tardi, nel 1663, su un disegno attribuito a Giuseppe Sardi, architetto attivo a Venezia nella seconda metà del Seicento e autore di diversi frontespizi di chiese della città. Questa facciata appartiene pienamente al linguaggio barocco: movimento plastico, gioco marcato delle colonne addossate e degli aggetti, statuaria, decorazione sostenuta da una committenza privata, quella di un mecenate che finanziò l'opera.

Occorre dunque dissociare accuratamente i registri. Per tutto ciò che riguarda il Rinascimento — la pianta, lo spazio interno, le cupole in fila, la successione Spavento / Tullio Lombardo / Sansovino, le grandi opere del coro — San Salvador è una tappa capitale. Ma la sua facciata sulla calle, con cui il passante si trova per primo a confrontarsi, è un'aggiunta barocca posteriore di un secolo e mezzo, che conviene etichettare come tale ed escludere dall'analisi propriamente rinascimentale. Questa stratificazione è frequente a Venezia, dove le chiese furono spesso compiute o rimodellate per ondate successive; ricorda che un monumento si legge per strati e che l'etichetta di un edificio non deve mai essere applicata in blocco.

Tiziano all'altare maggiore, tombe principesche nella navata

L'interno di San Salvador conserva un insieme di opere di prim'ordine, in testa alle quali due dipinti di Tiziano, il maestro incontrastato della pittura veneziana del Cinquecento. All'altare maggiore si trova un'Annunciazione, datata all'ultimo periodo del pittore, verso il 1560-1566, opera della vecchiaia in cui la pennellata si fa libera, quasi incandescente, e la luce sembra dissolvere i contorni. Si racconta che il dipinto rechi una firma insistente del pittore, come per riaffermarne la paternità malgrado lo stile volutamente sconnesso; l'aneddoto, spesso citato, va accolto con prudenza. A San Salvador si trova inoltre una Trasfigurazione di Tiziano, databile intorno al 1560, legata al dispositivo dell'altare maggiore. Queste due tele sono in situ, cioè conservate nel luogo per cui furono concepite, condizione divenuta rara che dà un valore particolare alla loro presenza: si scoprono nella luce e nello spazio stessi che il pittore aveva in mente.

La navata accoglie inoltre due insigni monumenti funebri. Il primo è la tomba del doge Francesco Venier, opera di Jacopo Sansovino eseguita verso il 1556-1561, negli ultimi anni dell'artista. Questo monumento a parete, ricco della sua statuaria e della sua architettura scolpita, testimonia la maniera ampia e classicheggiante del grande scultore fiorentino applicata al genere veneziano della tomba di doge. Il secondo è la tomba di Caterina Cornaro, la patrizia veneziana che fu regina di Cipro prima di cedere il proprio regno alla Repubblica e di finire i suoi giorni sotto la protezione di Venezia. La sua sepoltura a San Salvador iscrive nella pietra uno degli episodi più romanzeschi della storia veneziana, al confine tra politica e leggenda; l'attribuzione precisa e la data di questo monumento richiedono conferma.

La chiesa conserva infine una pala d'argento, un retablo d'oreficeria di origine medievale, prezioso testimone dell'arte del metallo anteriore alla ricostruzione rinascimentale. Secondo la tradizione, questo pezzo non è esposto in permanenza, ma scoperto in occasione di alcune grandi feste, alla maniera dei tesori liturgici che si mostrano solo nei momenti forti del calendario. Questo andirivieni tra conservazione e ostensione fa parte della vita stessa dell'edificio, in cui si sovrappongono gli strati del Medioevo, del Rinascimento e del Barocco in un condensato della storia artistica veneziana.

Cosa vedere assolutamente

  • La pianta a tre cupole in fila, rilettura rinascimentale dell'eredità bizantina di San Marco: l'elemento architettonico più notevole dell'edificio.
  • I due Tiziano dell'altare maggiore, l'Annunciazione (v. 1560-1566) e la Trasfigurazione (v. 1560), tele dell'ultima maniera del pittore, conservate in situ.
  • Il monumento funebre del doge Francesco Venier di Jacopo Sansovino (v. 1556-1561), vertice della scultura funeraria veneziana della metà del secolo.
  • La tomba di Caterina Cornaro, regina di Cipro divenuta protetta di Venezia, una delle figure più romanzesche della Serenissima.
  • La facciata barocca di Giuseppe Sardi (1663), da guardare per sé e da distinguere nettamente dall'interno rinascimentale.

Informazioni pratiche

San Salvador si trova nel sestiere di San Marco, a pochi passi dal ponte di Rialto e lungo le Mercerie, l'asse pedonale principale che collega Rialto a piazza San Marco. L'accesso avviene a piedi dall'una o dall'altra di queste due polarità; il vaporetto serve la vicina fermata di Rialto. Trattandosi di un luogo di culto oltre che di un sito patrimoniale, gli orari di visita e le eventuali condizioni di accesso alle opere possono variare; si consiglia di verificare le informazioni in vigore prima di recarvisi. (Orari e tariffe non indicati qui: da confermare sul posto o presso le fonti ufficiali.)

Quiz

  1. Qual è la particolarità architettonica maggiore della pianta di San Salvador?
  • Una navata unica senza transetto
  • Una successione di tre cupole in fila
  • Una pianta centrale a cupola unica
  • Un deambulatorio con cappelle radiali
  1. Quale pittore ha realizzato l'Annunciazione e la Trasfigurazione conservate all'altare maggiore?
  • Il Tintoretto
  • Veronese
  • Tiziano
  • Giovanni Bellini
  1. A quale stile appartiene la facciata innalzata da Giuseppe Sardi nel 1663?
  • Rinascimento
  • Gotico
  • Barocco
  • Neoclassico