Una chiesa votiva contro la peste
La chiesa di San Rocco sorge nel sestiere di San Polo, a pochi passi dai Frari e fianco a fianco con la celebre Scuola Grande di San Rocco. Occorre distinguere subito questi due edifici vicini e spesso confusi: la Scuola è il vasto palazzo della confraternita ornato dei grandi cicli del Tintoretto, mentre la chiesa vera e propria, di cui qui si tratta, è il santuario attiguo che conserva le reliquie di san Rocco e fa da cornice al culto del santo.
San Rocco, pellegrino della Linguadoca del XIV secolo, si era guadagnato già alla fine del Medioevo una fama di protettore contro la peste, flagello ricorrente che colpì Venezia a più riprese. La confraternita veneziana posta sotto il suo patronato, fondata negli ultimi decenni del XV secolo, ottenne la traslazione delle reliquie del santo, il che fece di San Rocco un polo di devozione maggiore in una città ossessionata dalla protezione contro le epidemie. È questo contesto votivo e profilattico a spiegare l'ampiezza dei mezzi artistici dispiegati qui come alla Scuola: attraverso queste immagini la comunità implorava l'intercessione del santo guaritore.
La costruzione della chiesa si sviluppa, secondo la tradizione, a partire dal 1489 e fino verso il 1508. La si attribuisce a Bartolomeo Bon il Giovane (da non confondere con Bartolomeo Bon il Vecchio, scultore e architetto gotico dell'inizio del XV secolo) per la prima campagna, essendo stato l'edificio in seguito rimaneggiato da Antonio Scarpagnino, architetto attivo nel primo terzo del XVI secolo, a cui si devono anche interventi sulla Scuola vicina. Questa duplice paternità, da confermare nel dettaglio, iscrive San Rocco nel clima del Rinascimento veneziano, tra la persistenza di un vocabolario ancora segnato dal tardogotico e l'adozione progressiva del linguaggio classico rinascimentale. La chiesa fu in seguito oggetto di riadattamenti nei secoli successivi, in particolare nel Settecento, che ne modificarono sensibilmente l'aspetto esterno.
Il nucleo rinascimentale e la facciata barocca da escludere
Il visitatore attento al Rinascimento deve operare una cernita visiva fin dal primo sguardo, perché ciò che colpisce per primo l'occhio — la facciata — non appartiene al progetto del XV e XVI secolo. La facciata attuale è una realizzazione del Settecento, opera del tardobarocco attribuita a Bernardino Maccaruzzi. Scandita da colonne, animata da nicchie e statue, coronata da un frontone, appartiene a un'estetica posteriore di oltre due secoli al nucleo primitivo, e non ha dunque nulla a che vedere con la chiesa di Bon e di Scarpagnino. Conviene apprezzarla per ciò che è, uno scenografico apparato del Settecento, senza cercarvi il Rinascimento.
È all'interno, e nella struttura stessa dell'edificio, che si deve cercare il cuore rinascimentale. La pianta a navata unica, l'articolazione delle pareti e la disposizione del coro appartengono alla concezione iniziale, anche se le campagne decorative successive e i rimaneggiamenti ne hanno modificato la lettura. La parte rispettiva di Bartolomeo Bon il Giovane e di Antonio Scarpagnino nello stato conservato resta un punto da enunciare con prudenza: si terrà presente che le strutture murarie appartengono allo scorcio tra XV e XVI secolo, periodo di cerniera in cui Venezia passa dal gotico fiorito, ancora presente in certi dettagli, alle forme regolari e agli ordini antichi promossi dalla generazione di Mauro Codussi e dei Lombardo.
Questa stratificazione — nucleo rinascimentale, facciata e allestimenti barocchi — è caratteristica di numerose chiese veneziane, dove ogni secolo ha lasciato la propria impronta. L'interesse di San Rocco sta precisamente nel fatto che l'essenziale del suo interesse rinascimentale non risiede nell'ornato architettonico, relativamente sobrio, bensì nel programma dipinto che la abita, e in primo luogo nelle tele del Tintoretto. La chiesa funziona così come un complemento indispensabile alla Scuola: dopo aver ammirato gli immensi cicli biblici della sala capitolare, il visitatore trova qui, in una cornice più intima e direttamente legata al culto del santo, un insieme dedicato specificamente alla vita e ai miracoli di Rocco.
Il ciclo del Tintoretto sulla vita di san Rocco
Il grande richiamo artistico della chiesa risiede nel ciclo che il Tintoretto (Jacopo Robusti, 1518/1519-1594) vi consacrò alla vita e ai miracoli di san Rocco, distribuito tra il coro e la navata. Il pittore, veneziano legato più di ogni altro alla figura di san Rocco, lavorò a questo insieme in più tempi: una prima campagna si colloca, secondo la datazione comunemente accolta, verso il 1549, e una seconda, più tarda, verso il 1580 — cronologia che si darà tuttavia al condizionale, poiché le date precise e l'attribuzione di alcune tele restano discusse e presuppongono talora l'intervento della bottega.
Il pezzo più celebre è il San Rocco che risana gli appestati (o San Rocco al lazzaretto), grande tela in cui il santo percorre un ospizio gremito di malati distesi nella penombra. Il Tintoretto vi dispiega la sua arte del chiaroscuro drammatico e della composizione in profondità: la luce cade a bagliori sui corpi sofferenti, scavando lo spazio di un lazzaretto con un realismo impressionante, mentre il gesto guaritore del santo reca speranza in mezzo allo sconforto. Quest'opera giovanile, verosimilmente legata alla prima campagna intorno al 1549, è tra i manifesti della maniera del pittore, dove l'energia del disegno e l'audacia degli scorci annunciano già i grandi cicli della Scuola.
Il ciclo comprende altri episodi agiografici — la cattura, la prigionia e i miracoli del santo — di cui diversi si distendono nel coro, sopra e attorno all'altare maggiore, in una messa in scena che associa lo spettatore alla devozione. La campagna più tarda, che si colloca verso il 1580, corrisponde alla piena maturità del Tintoretto, quando egli completava o proseguiva i vasti insiemi della Scuola vicina; vi si osserva una fattura più larga, una gestione ancora più libera della luce e dell'ombra. L'insieme costituisce, con le tele della Scuola, una delle più importanti testimonianze dell'impegno del pittore presso la confraternita di san Rocco, impegno quasi esclusivo che ne fece, per tutta la vita, il pittore prediletto del santo a Venezia.
Vedere queste tele in situ, nella collocazione stessa per la quale furono concepite e nella chiesa che custodisce le reliquie del santo, aggiunge all'esperienza una dimensione che nessun museo può offrire: la pittura vi rimane al servizio della funzione votiva che la fece nascere. Per questo San Rocco merita di essere visitata subito dopo la Scuola, come il secondo capitolo di un medesimo omaggio pittorico a san Rocco.
Cosa vedere assolutamente
- Il San Rocco che risana gli appestati del Tintoretto, capolavoro di chiaroscuro che mostra il santo tra i malati di un lazzaretto.
- L'intero ciclo del Tintoretto sulla vita di san Rocco distribuito tra coro e navata, frutto di due campagne (v. 1549 e v. 1580, da confermare).
- Il nucleo rinascimentale dell'edificio (Bartolomeo Bon il Giovane, poi Antonio Scarpagnino), da distinguere dalle aggiunte posteriori.
- La facciata barocca del Settecento attribuita a Bernardino Maccaruzzi, da riconoscere come tale e da non scambiare per l'opera rinascimentale.
- Il legame di devozione con le reliquie di san Rocco, protettore contro la peste, che spiega l'intero programma dipinto.
Informazioni pratiche
La chiesa di San Rocco si trova nel sestiere di San Polo, sul Campo San Rocco, immediatamente accanto alla Scuola Grande di San Rocco e a due passi dalla basilica dei Frari. Vi si accede agevolmente a piedi dalla fermata del vaporetto San Tomà, come prolungamento naturale della visita alla Scuola e ai Frari, che formano insieme uno dei poli artistici più densi di Venezia. Occorre fare attenzione a non confondere la chiesa e la Scuola, entità distinte benché contigue. (Orari, eventuali tariffe e condizioni di accesso non sono qui indicati: da verificare presso fonti ufficiali prima della visita.)
Quiz
- Contro quale flagello san Rocco era invocato come protettore?
- La carestia
- La peste
- Le inondazioni
- Quale pittore realizzò il ciclo sulla vita di san Rocco conservato nella chiesa?
- Tiziano
- Veronese
- Il Tintoretto
- A quale epoca appartiene la facciata attuale della chiesa?
- Al XV secolo, con il nucleo primitivo
- Al Settecento (tardobarocco, Maccaruzzi)
- Al Medioevo gotico

