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Rinascimento italiano

San Pietro di Castello

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San Pietro di Castello

L'antica cattedrale relegata al margine della città

All'estremità orientale del sestiere di Castello, separata dal resto di Venezia da un canale che si attraversa su un ponte di legno, l'isola di San Pietro custodisce una basilica il cui aspetto tranquillo cela un rango un tempo eminente: San Pietro di Castello fu, per secoli, la cattedrale di Venezia e sede del patriarca. Fu soltanto nel 1807, sotto la dominazione napoleonica e dopo la caduta della Repubblica, che il titolo cattedrale venne trasferito alla basilica di San Marco — fino ad allora cappella palatina del doge, e non chiesa episcopale. Questo scarto, a lungo mantenuto, dice molto della geografia del potere veneziano: il patriarca, tenuto a distanza dal cuore politico della città, risiedeva al suo margine, mentre il doge conservava la propria chiesa di rappresentanza al centro, in piazza San Marco.

Le origini del sito sono antiche. La tradizione lega l'insediamento religioso di questa punta orientale — anticamente chiamata Olivolo — ai primi tempi della laguna, e vi sarebbe stata istituita una sede vescovile già nell'alto Medioevo. L'edificio che si vede oggi è tuttavia il frutto di una lunga serie di ricostruzioni: la chiesa medievale fu profondamente rimaneggiata in età rinascimentale e moderna, tanto che il fabbricato appartiene a più strati stilistici che conviene distinguere anziché fondere in un'unica etichetta. Il corpo dell'edificio, ricostruito in gran parte tra la fine del XVI secolo e il XVII secolo su una pianta a croce latina con cupola, appartiene a una fase che si può definire tardo manierista in transizione verso il primo barocco — etichettatura da confermare nel dettaglio, tante furono le campagne di lavori susseguitesi. L'interno, ampio e luminoso, a tre navate separate da possenti pilastri e coronato da una cupola sul transetto, restituisce quell'impressione di fredda ampiezza propria delle grandi chiese veneziane della Controriforma.

Ciò che fissa San Pietro nella storia dell'architettura del Rinascimento sono soprattutto due elementi distinti, dovuti a due dei più grandi nomi del loro tempo. Il primo è il campanile; il secondo, la facciata.

Il campanile di Codussi e la facciata su progetto di Palladio

Il campanile, isolato accanto alla chiesa, è opera di Mauro Codussi (talvolta scritto Coducci), uno degli architetti che introdussero Venezia al linguaggio del Rinascimento. Innalzato tra il 1482 e il 1488, colpisce per il suo materiale: interamente costruito in pietra d'Istria, quel calcare bianco e compatto che conferisce alle facciate veneziane il loro splendore, là dove la tradizione locale prediligeva il mattone. Questo candore monolitico, la sobrietà degli ordini e la chiarezza delle proporzioni ne fanno una pietra miliare dell'architettura veneziana, contemporanea alle ricerche di Codussi a San Michele in Isola e a Santa Maria Formosa. Il campanile ha assunto col tempo un'inclinazione nettamente percepibile, che aggiunge alla sua sagoma una singolarità involontaria; pendente sulla sua isola, segnala da lontano l'antica cattedrale a chi risale i canali dal bacino di San Marco.

Il secondo grande caposaldo è la facciata. Fu realizzata su un progetto attribuito ad Andrea Palladio, il maestro dell'architettura veneta, autore delle grandi chiese veneziane del Redentore e di San Giorgio Maggiore. Essendo Palladio morto nel 1580, la facciata di San Pietro fu eseguita dopo di lui, intorno al 1596, sotto la direzione di Francesco Smeraldi (detto «Fracà»), che adattò e mise in opera il disegno. Conviene dunque restare prudenti sull'attribuzione: la paternità del progetto risalirebbe verosimilmente a Palladio o alla sua cerchia più stretta, ma l'esecuzione, con i suoi aggiustamenti, appartiene a Smeraldi e alla fine del secolo. La facciata offre il vocabolario palladiano caratteristico — grande ordine di colonne e paraste applicato a un corpo centrale sormontato da un frontone, articolato con campate laterali più basse, quel sistema di «facciata a templi incassati» che Palladio aveva messo a punto per conciliare la navata alta e le navate laterali. Il suo candore d'Istria risponde, a pochi passi, a quello del campanile di Codussi: due momenti del Rinascimento veneziano, separati da un secolo, si fronteggiano così sulla stessa isola.

All'interno, diverse opere attirano l'attenzione. La curiosità più celebre è la «cattedra di San Pietro» (cattedra di San Pietro), un trono di marmo il cui schienale reimpiega una stele funeraria di origine araba recante iscrizioni cufiche — un frammento probabilmente portato dall'Oriente e riutilizzato, la cui presenza ha alimentato una leggenda che collegherebbe il seggio all'apostolo Pietro ad Antiochia. Questo pezzo, sul cui marmo si leggono ancora dei versetti, testimonia la circolazione dei materiali e degli oggetti nel Mediterraneo e il gusto veneziano per il reimpiego prestigioso. La chiesa conserva inoltre pale d'altare della fine del XV e del XVI secolo: vi si cita in particolare un'opera di Marco Basaiti, pittore veneziano della generazione di Giovanni Bellini, oltre a tele riconducibili alla bottega di Paolo Veronese o alla sua cerchia — attribuzioni da verificare caso per caso, avendo l'ambiente veronesiano prodotto molto. Vi si trovano ancora monumenti funebri di patriarchi e, in una cappella, un apparato decorativo in cui interviene il vocabolario barocco, coerente con la datazione tardiva del corpo dell'edificio.

Un monumento da leggere per strati

L'interesse di San Pietro di Castello risiede proprio in questa stratificazione. Qui nessuna unità di stile si impone: l'isola riunisce un campanile del primo Rinascimento, una facciata di matrice palladiana della piena Rinascenza eseguita alle soglie del barocco, e un corpo di chiesa ricostruito nel clima della Controriforma. Tale stratificazione è tanto più leggibile in quanto il luogo, tenuto in disparte dai grandi flussi turistici, ha conservato un'atmosfera quieta, quasi paesana, con il suo campo erboso e i suoi alberi — rarità a Venezia. Vi si misura ciò che fu, per quasi mille anni, una cattedrale marginalizzata dalla geografia del potere, il cui prestigio liturgico non raggiunse mai il prestigio politico concentrato a San Marco.

Per il visitatore attento al Rinascimento, San Pietro offre un compendio: la lezione di Codussi sulla pietra d'Istria e la chiarezza degli ordini; la lezione di Palladio, trasmessa e adattata da Smeraldi, sulla sapiente composizione delle facciate di chiesa; e, nella cattedra dal frammento cufico, un richiamo al fatto che Venezia fu sempre una cerniera tra l'Occidente cristiano e l'Oriente mediterraneo. È un monumento che conviene leggere per strati, individuando per ciascun elemento la sua data e il suo autore, senza cedere alla tentazione di collocarlo sotto un'unica etichetta.

Cosa vedere assolutamente

  • Il campanile di Mauro Codussi (1482-1488), in pietra d'Istria e nettamente pendente: un caposaldo del primo Rinascimento veneziano.
  • La facciata su progetto di Andrea Palladio, eseguita intorno al 1596 da Francesco Smeraldi, alle soglie del barocco.
  • La «cattedra di San Pietro», trono di marmo che reimpiega una stele araba con iscrizioni cufiche.
  • Le pale d'altare dell'interno, tra cui un'opera di Marco Basaiti e tele della cerchia di Veronese (attribuzioni da verificare).
  • L'atmosfera dell'isola di San Pietro stessa: campo erboso, isolamento, memoria dell'antica cattedrale di Venezia.

Informazioni pratiche

Basilica situata sull'isola di San Pietro, all'estremità est del sestiere di Castello, collegata da ponti di legno; vi si accede a piedi dalla Via Garibaldi e dalle Fondamenta, oppure in vaporetto fino alle fermate prossime all'est di Castello e poi a piedi. La chiesa fa parte del circuito delle chiese veneziane (tipo Chorus). Orari e condizioni d'accesso sono da verificare sul posto o presso gli enti gestori (non fare affidamento su informazioni non confermate). Il sito rientra nel bene UNESCO «Venezia e la sua laguna» (1987).

Quiz

  1. Fino a quale anno San Pietro di Castello fu la cattedrale di Venezia?
  • a) 1797
  • b) 1807
  • c) 1866
  1. Chi progettò il campanile in pietra d'Istria (1482-1488)?
  • a) Andrea Palladio
  • b) Jacopo Sansovino
  • c) Mauro Codussi
  1. Che cosa ha di particolare la «cattedra di San Pietro» conservata nella basilica?
  • a) Reimpiega una stele araba con iscrizioni cufiche
  • b) È in legno dorato del XVIII secolo
  • c) Proviene dalla basilica di San Marco