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Rinascimento italiano

San Pietro in Vincoli

Rome

San Pietro in Vincoli

Sulle pendici dell'Esquilino, a poche strade dal Colosseo, una basilica dall'aspetto sobrio custodisce due tesori del tutto sproporzionati rispetto alla sua facciata discreta: le catene che, secondo la tradizione, avrebbero imprigionato san Pietro, e il Mosè di Michelangelo, una delle sculture più potenti di tutto il Rinascimento. A San Pietro in Vincoli si arriva per una reliquia venerata da quindici secoli e per un marmo che, da solo, riassume il dramma di una commissione impossibile.

La chiesa delle catene di san Pietro

La basilica risale alla metà del V secolo. La tradizione attribuisce la fondazione all'imperatrice Eudossia, moglie di Valentiniano III, e l'edificio fu consacrato intorno al 439-440, il che spiega il suo antico nome di basilica Eudoxiana. Sarebbe stata costruita per accogliere i vincula, le catene della prigionia dell'apostolo Pietro.

La leggenda, che va presa per quello che è, vuole che due catene distinte — quella dell'imprigionamento di Pietro a Gerusalemme sotto Erode e quella della sua detenzione a Roma, nel carcere Mamertino — siano state qui riunite. Quando furono accostate, si racconta, si saldarono miracolosamente in un solo vincolo. Oggi queste catene sono presentate in un reliquiario sotto l'altare maggiore, ancora esposte alla venerazione dei fedeli. La festa di San Pietro in Vincoli era tradizionalmente celebrata il 1° agosto.

Sul piano architettonico, l'interno conserva la struttura di una basilica paleocristiana: una navata centrale affiancata da due navate laterali, separate da una fila di colonne antiche in marmo, probabilmente reimpiegate da edifici romani più antichi. L'insieme è stato più volte rimaneggiato, in particolare nel Rinascimento e poi in epoca barocca, ma l'impianto originario resta leggibile. Il soffitto a cassettoni e alcune decorazioni sono aggiunte più tarde. La basilica fu del resto legata per secoli alla famiglia della Rovere: il cardinale Giuliano della Rovere, futuro papa Giulio II, ne fu il titolare — un dettaglio non estraneo alla presenza del suo sepolcro in questo luogo.

La tragedia del sepolcro di Giulio II

Nel 1505 papa Giulio II, spirito ambizioso e costruttore instancabile, chiama Michelangelo a Roma e gli affida un progetto smisurato: il proprio sepolcro. Il programma iniziale, così come lo riporta la tradizione, prevedeva un monumento colossale, isolato, articolato su più livelli e ornato di decine di statue — forse una quarantina —, un mausoleo degno di un imperatore, destinato in origine alla nuova basilica di San Pietro.

Michelangelo si reca personalmente a Carrara per scegliere i blocchi di marmo e vi trascorre diversi mesi. Ma l'entusiasmo del papa si spegne presto: Giulio II si volge alla ricostruzione di San Pietro e ad altri cantieri, tra cui, più tardi, la volta della Cappella Sistina (dipinta tra il 1508 e il 1512 circa). Lo scultore, ferito, lascia per un certo tempo Roma. È l'inizio di ciò che lo storiografo Condivi, biografo di Michelangelo, definì la tragedia della sepoltura: un progetto destinato a inseguire l'artista per quasi quarant'anni.

Dopo la morte di Giulio II nel 1513, gli eredi della Rovere firmano nuovi contratti. Il progetto viene ridimensionato una prima volta, poi ancora, nel corso dei decenni e di vari accordi successivi. Michelangelo, assorbito da altre commissioni pontificie — in particolare per i Medici a Firenze —, si trova stretto tra obblighi contraddittori e le rivendicazioni degli eredi, che gli rimproverano di non aver consegnato l'opera. Il monumento grandioso, isolato al centro di San Pietro, si riduce progressivamente a un sepolcro addossato alla parete.

La soluzione definitiva, adottata verso il 1542 e portata a termine intorno al 1545, sfocia nel monumento che oggi si vede nel transetto di San Pietro in Vincoli — e non in San Pietro in Vaticano. Della visione iniziale non sopravvive che un'architettura murale a due registri, dove poche statue soltanto ricordano l'ampiezza del sogno perduto. Diverse figure concepite per il progetto hanno conosciuto un altro destino: i celebri SchiavioPrigioni, oggi conservati al Louvre e all'Accademia di Firenze, sono generalmente ricondotti alle versioni anteriori di questo sepolcro.

Il Mosè di Michelangelo

Al centro del registro inferiore troneggia il Mosè, scolpito in marmo intorno al 1513-1515 e probabilmente ripreso verso il 1542, quando ne cambiarono la collocazione e l'orientamento. È l'opera per cui si varca la soglia della basilica.

Michelangelo raffigura il profeta seduto, le Tavole della Legge strette sotto il braccio destro, il capo voltato con vivacità verso sinistra, come colto da un'emozione improvvisa. La muscolatura, le vene, il panneggio, la straordinaria barba lavorata ciocca per ciocca tra le dita: tutto concorre a un'impressione di forza trattenuta, di una potenza sul punto di scatenarsi. Spesso quello sguardo e quella torsione sono stati letti come l'istante in cui Mosè, ridiscendendo dal Sinai, scopre il suo popolo intento ad adorare il Vitello d'oro — una collera interiorizzata, trattenuta un attimo prima di esplodere. Una lettura suggestiva, che resta però un'interpretazione.

Il dettaglio più commentato è senza dubbio la presenza di due cornasulla sommità della fronte. Non si tratta di una fantasia dell'artista: derivano molto probabilmente da una traduzione della Vulgata latina di san Girolamo, che rese l'ebraico riferito al volto raggiante di Mosè (il verboqaran, «irradiare», vicino a qeren, «corno») con cornuta, «cornuto». Un'intera iconografia medievale e rinascimentale seguì questa lettura, e Michelangelo si inserisce in tale tradizione. È dunque un fraintendimento linguistico divenuto convenzione artistica, e non un'invenzione personale del maestro.

Il Mosèè affiancato da due figure femminili attribuite a Michelangelo, generalmente identificate comeLiaeRachele — sorelle bibliche, mogli di Giacobbe. Vi si leggono tradizionalmente le allegorie della vita attiva (Lia) e della vita contemplativa (Rachele), una scelta che sposta il programma da una glorificazione trionfale verso una meditazione più spirituale. Queste due statue, più dolci e più raccolte del Mosè, sono spesso considerate le uniche altre figure del monumento interamente dovute alla mano del maestro; il resto del sepolcro, compresa la statua giacente del papa nel registro superiore, sarebbe in gran parte opera di aiuti e collaboratori, sotto la sua direzione. Va ricordato, del resto, che Giulio II non riposa qui: la sua sepoltura effettiva si trova in San Pietro in Vaticano, il che fa di questo monumento un sepolcro grandioso... senza salma.

Oltre al sepolcro, la basilica conserva altre opere degne d'interesse, tra cui diversi monumenti funebri e antiche lastre tombali. Vi si segnala in particolare la tomba del cardinale Niccolò Cusano (Nicolaus Cusanus, morto nel 1464), teologo e filosofo di primo piano del XV secolo, la cui presenza richiama la ricchezza umanistica del luogo; tradizionalmente gli si associa un rilievo che lo raffigura dinanzi a san Pietro.

Cosa vedere assolutamente

  • Il Mosè di Michelangelo : l'imperdibile assoluto, da osservare da vicino per la barba, le vene delle mani e lo sguardo voltato; talvolta un'illuminazione a pagamento valorizza il marmo.
  • Lia e Rachele : le due figure femminili che affiancano il Mosè, allegorie della vita attiva e contemplativa, attribuite al maestro stesso.
  • Le catene di san Pietro : il reliquiario sotto l'altare maggiore, cuore devozionale della basilica sin dal V secolo.
  • La navata paleocristiana : la fila di colonne antiche in marmo, reimpiegate, che conferisce allo spazio la sua nobile sobrietà.
  • La tomba del cardinale Niccolò Cusano : per incrociare la memoria di un grande pensatore dell'umanesimo del Quattrocento.

Informazioni pratiche

  • Tipo : basilica cattolica officiante; è richiesto un abbigliamento decoroso.
  • Ingresso : libero (l'accesso alla chiesa è gratuito; l'illuminazione del Mosè può funzionare a monete).
  • Posizione : sull'Esquilino, a breve distanza a piedi dal Colosseo e dai Fori, tramite una scalinata che sale da via Cavour.
  • Orari : variabili secondo la stagione e le funzioni religiose; da verificare prima della visita (qui non precisati).
  • Buono a sapersi : luogo di culto, sono d'obbligo il silenzio e la discrezione, soprattutto durante le celebrazioni.

Quiz

1. Quale reliquia custodisce la basilica di San Pietro in Vincoli sotto il suo altare maggiore?

  • Il velo della Veronica
  • Le catene di san Pietro
  • La Sacra Lancia

2. Per quale papa Michelangelo concepì il sepolcro di cui il Mosè è il frammento più celebre?

  • Leone X
  • Giulio II
  • Paolo III

3. Da dove provengono le due «corna» sulla fronte del Mosè?

  • Da un simbolismo diabolico voluto dall'artista
  • Da una traduzione della Vulgata che confonde «irradiare» e «corno»
  • Da una corona regale spezzata